19/10/2022
La chioccia come metafora della vita.
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Francesca Palamara si riscopre artista nel 2020, all’età di 92 anni, quando, notando il suo interesse, uno dei suoi numerosi figli (12, sei maschi e sei femmine) gli mette davanti un foglio e un pugno di matite colorate e lei, con mano sicura, realizza velocemente la sua prima opera.
Un talento innato, nonché già evidente in metà dei suoi figli, che hanno frequentato le scuole artistiche e tra cui alcuni praticano oggi l’arte da pittori e scultori professionisti.
In quella prima opera riproduce in pittura un soggetto a lei caro e noto a tutti i familiari: una gallina, o meglio una chioccia, nel suo stile particolare, che aveva iniziato a disegnare già diversi decenni prima, da giovane mamma, quando il marito era emigrato in Germania per lavoro e lei, nello scrivergli, usava lasciare uno spazio a piè di pagina dove disegnare una chioccia con tanti pulcini, in rappresentanza di se stessa e dei loro figli, allora "solo" sette.
Anche negli anni successivi, sebbene il tema fosse ormai superato, aveva conservato l'icona, come marchio distintivo, ad esempio, delle buste dei regali a nipoti e figli in occasione di battesimi, compleanni, matrimoni o nel periodo natalizio; allora, non più la grossa chioccia e i suoi numerosi pulcini, ma una gallinella frizzante, con gli stessi tratti di sempre e - con un
po' di ironia - ancora in rappresentazione di se stessa.
Ciò considerato, si potrebbe affermare che la sua impresa artistica risale, dunque, non a due, ma a più di sessanta anni fa.
Ora la chioccia, con o senza progenie, e i frizzanti galletti sono le icone essenziali della sua pittura, intorno ai quali gira un vorticoso mondo di colori e di forme: soprattutto fiori, ma anche cuori, soli, stelle, api e farfalle, espressione di umori e speranze, in cui emergono antichi ricordi da contadina nei tempi difficili del vecchio paese natio sull'Aspromonte (quando le galline erano effettivamente tutte colorate, quindi risorse estetiche oltre che risorse di vita), in un contesto comunque armonioso e vicino al ricamo, dove risalta quanto mai la mano femminile.
Il tratto pittorico di "Nonna Francesca" è netto e veloce per figure
stilizzate, ma realistiche, alternate in gruppi, ritratte nelle più fantasiose maniere in scenari a volte caotici, ma dalle forme nette e le figure ben distinte; in quegli stessi scenari ritroviamo l'artista, già mamma e nonna, come la vecchia contadina, che si applica con passione e impegno, da vera artista, sin dal primo mattino. La produzione di Francesca è, perciò, anche numericamente rilevante: centinaia e centinaia di quadri per parecchie migliaia di volatili (chiocce, galli, galletti, galline e pulcini) mai uguali, ma tutti nel suo stile iconico, particolare ed inconfondibile.