20/06/2026
X Regio, maggio 2026 – Dipartimento Greco. Phelonion in raso doppione di pura seta dell’archivio storico di X Regio, jacquard di seta e lurex di repertorio decimiano e opera di agrimani. Gemmatura con 64 pietre sfaccettate di occhio di tigre, di cui 20 ovali da mm 13 x 10, 40 sfere da mm 6 e 4 sfere da mm 8. Sei agrimani.
X Regio, gennaio 2026 – Dipartimento Greco. Amphia II Koinà (communia) in jacquard di seta e lurex di repertorio decimiano, broccato in seta e lurex di storica tessitura italiana, shantung di pura seta e opera di agrimani.
Il tessuto del paramento è testimonianza di un passato manufatturiero glorioso: acquisito da Decima in un negozio romano, ora scomparso, verso la metà degli anni ’80 del secolo scorso, già allora veniva descritto quale rimanenza degli anni ’50 o ’60. Fu acquistata tutta la metratura esistente del medesimo colore verde in doppio oro e in doppio argento. L’oro non era sufficiente per una casula (ma per un phelonion sì) mentre l’argento fu impiegato per una Grande Rinascimentale confezionata negli anni del transito del millennio. Finalmente l’occasione giunse e l’archeotessuto raggiunse la sua degna collocazione dopo almeno 15 lustri di attesa in rotolo.
Il polos del phelonion è stato arricchito di altre otto sfere sfaccettate di occhio di tigre da mm 6 rispetto alla versione già presentata nel precedente album, dato che una volta posizionato appariva un poco “sguarnito”, evocando l’espressione di Dudù (Nino Manfredi) all’Arcivescovo Aloisio (Giovanni Drudi) in “Operazione San Gennaro” di Dino Risi, del 1966. Non potendo ribattere “questo è l’abito, figliolo” come da copione, si è provveduto a riequilibrare.