Le storie dell'arte. Roma e non solo.

Le storie dell'arte. Roma e non solo. Arte, storia, bellezza. Per chi ama studiare, osservare, creare.

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narrazioni visive, approfondimenti storici, biografie, simboli, architettura, spiritualità.

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METAMORFOSI ROMANA: DALLA LUPA ALL’AQUILA⠀Roma non è mai stata una realtà  immobile.I secoli scorrevano, il mondo cambia...
07/08/2025

METAMORFOSI ROMANA: DALLA LUPA ALL’AQUILA

Roma non è mai stata una realtà immobile.
I secoli scorrevano, il mondo cambiava — e con esso cambiava anche la Città Eterna.
Forse è proprio in questa capacità di trasformarsi
che si cela il segreto della sua eternità.

Anche i simboli di Roma hanno attraversato un’evoluzione.
La lupa non è scomparsa: è rimasta negli strati più profondi,
nell’archetipo, alle origini.
Ma sulla scena saliva un altro simbolo. L’aquila.

Roma non era più una città. Si trasformava nel cuore del potere immenso, nel centro del mondo.
E sempre più, la forza è diventata la sua idea centrale.

L’aquila — è il simbolo di potere allo stato puro.
L’unico essere vivente capace di guardare il sole. E dunque, pari al sole stesso.

È la compagna di Giove,
il dio possente che scaglia fulmini.
Non protegge. Comanda.

“Roma locuta, causa finita” — Roma ha parlato, la questione è chiusa.
In questa formula si condensa l’essenza dell’aquila.

Il cambiamento del simbolo riflette un’inversione storica.
Roma univa sempre meno — e imponeva sempre più.
Ordinava l’esistenza, anziché organizzarla.
Non armonizzava più: faceva obbedire.

Il potere esigeva fermezza.
Ma la fermezza perdeva flessibilità.
E l’Impero cominciò a sgretolarsi sotto il proprio peso,
fino a crollare.

Ma una città con simboli come quelli di Roma
non può scomparire.
Rinasce. Con un nuovo simbolo.
La croce.

QUANDO I SIMBOLI RIVELANO L’ESSENZA PIÙ PROFONDA…⠀La storia di Romolo e Remo è leggenda.Ma come ogni mito fondativo, con...
04/08/2025

QUANDO I SIMBOLI RIVELANO L’ESSENZA PIÙ PROFONDA…

La storia di Romolo e Remo è leggenda.
Ma come ogni mito fondativo, contiene qualcosa di essenziale:
la scelta di un simbolo.

Perché Roma ha scelto la lupa?
Perché non un leone? Un’aquila? O, dopotutto, un elefante?

Nell’epoca arcaica, l’uomo viveva in intimo rapporto con la natura.
Si credeva che l’animale divenuto tuo simbolo
ti trasmettesse le sue qualità.
Cosa poteva dunque donare una lupa al futuro cuore dell’Impero?

La prima associazione con il lupo è la forza, il coraggio.
Una scelta coerente per una città fondata da due gemelli
che, alla voce “padre”, riportavano il nome di Marte, dio della guerra.

Ma non è questo l’aspetto più importante.
Nel mondo dei lupi non è la forza a governare,
bensì l’ordine.
Una disciplina ferrea. Una struttura perfetta.

Il branco di lupi è un sistema armonioso, gerarchico,
dove ognuno conosce il proprio posto
e tutto funziona con impeccabile precisione.

Proprio su questo si fonderà l’idea romana:
non semplicemente conquistare,
ma dare forma al mondo.
Costruire cultura. Portare prosperità.

E la forza?
La forza era solo uno strumento:
serviva a instaurare quell’ordine — e a difenderlo.

Il simbolo di Roma è stato fuso nel bronzo.
La Lupa Capitolina è una delle sculture più riconoscibili al mondo.

Ma molti pensano che basti vederla su una cartolina
o nella copia che troneggia sul Campidoglio.
E si sbagliano.

Perché quando la si osserva dal vivo —
nella sala inondata di luce dei Musei Capitolini —
si prova una sensazione strana,
come un contatto diretto con qualcosa di remoto e potentissimo.

L’energia della grande Roma,
sembra ancora racchiusa
in quella piccola figura di bronzo.

SENZA DI LORO, IL TUO GENIO NON VALE NULLA — OVVERO, SULL’ARTE DEL DELEGAREMichelangelo continua a stupirci — e anche a ...
30/07/2025

SENZA DI LORO, IL TUO GENIO NON VALE NULLA — OVVERO, SULL’ARTE DEL DELEGARE

Michelangelo continua a stupirci — e anche a secoli di distanza, ha ancora molto da insegnarci.

Siamo abituati a immaginarlo come un solitario introverso, uomo difficile, scontroso e poco incline alla collaborazione. E se qualcuno ha mai avuto l’onore (o la sventura) di lavorare con lui, è probabile che non ne abbia ricavato né un grande guadagno, né particolare soddisfazione.

Eppure, una sua lettera riesce a mettere in discussione questa immagine consolidata.

In essa, Michelangelo si rivolge con tono deciso agli amministratori della Fabbrica di San Pietro — l’ente che sovrintendeva alla costruzione della basilica — intimando il pagamento immediato dello stipendio al suo assistente, Pietro Luigi Gaeta. In caso contrario, minaccia di rivolgersi direttamente a Papa Paolo III Farnese. E considerando l’amicizia di lunga data che lo legava al pontefice, la minaccia suonava tutt’altro che vuota.

E immaginate: l’uomo celebre per la sua parsimonia quasi leggendaria, offre un pranzo in onore dei suoi collaboratori per festeggiare la fine dei lavori nella navata centrale della basilica. E lo paga generosamente di tasca propria.

Gli anni lo avevano ormai insegnato: anche il più grande dei geni non può realizzare la propria visione senza persone fidate su cui contare.

Per questo, il capitale umano resta il bene più prezioso — che si scolpisca il marmo, si gestisca una multinazionale o si faccia crescere una piccola impresa in periferia.

In tutto il mondo ci sono bar… ma sono nati in Italia.⠀Parigi, Tokyo, New York, Città del Messico… oggi la parola bar su...
27/07/2025

In tutto il mondo ci sono bar… ma sono nati in Italia.

Parigi, Tokyo, New York, Città del Messico… oggi la parola bar suona familiare ovunque. È breve, internazionale, quasi neutra. Ma pochi sanno che è una parola italiana.

Nasce dall’espressione “bancone a ristoro” — una sorta di piccola sosta: un luogo in cui fermarsi un momento, bere un caffè o un bicchiere di vino, riprendere fiato, scambiare due parole… e poi rimettersi in cammino.

Questi spazi iniziano a comparire in Italia verso la fine dell’Ottocento. E da lì iniziano un viaggio straordinario.

Il bar conquista l’Europa e poi il mondo intero.
Diventa più di un semplice luogo dove bere qualcosa: diventa un punto d’incontro.
Un piccolo crocevia di vite, pensieri, destini.

E proprio qui, tra l’aroma del caffè e il luccichio dell’aperol, ritroviamo un tratto profondamente italiano: il gusto per la convivialità, per la conversazione, per l’arte di stare insieme.

In fondo, c’è qualcosa di profondamente romano in tutto questo.

Anche l’antica Roma, quando si espandeva, non lo faceva solo con le legioni, ma anche — e soprattutto — con la cultura.
Condivideva ciò che amava: il teatro, le terme, il sapere, la bellezza. E sì — anche il piacere della vita.

Così, nel nostro piccolo bar di quartiere… c’è un’eco dell’Impero.

Un’idea antica che continua a vivere, ogni volta che qualcuno sorride dietro un bancone e dice: “Che cosa prende?”

San Luigi dei Francesi: il trionfo della luce⠀Nel cuore pulsante di Roma, a pochi passi da Piazza Navona, sorge la Chies...
15/02/2025

San Luigi dei Francesi: il trionfo della luce

Nel cuore pulsante di Roma, a pochi passi da Piazza Navona, sorge la Chiesa di San Luigi dei Francesi, un autentico scrigno d’arte che racchiude uno dei capolavori più straordinari del Seicento. Questo luogo sacro, legato alla comunità francese della città, è un punto d’incontro tra la solennità dell’architettura manierista e l’impeto rivoluzionario della pittura di Caravaggio.

L’architettura: eleganza francese in terra romana

La chiesa, costruita alla fine del XVI secolo su progetto di Giacomo della Porta, si presenta con una facciata sobria ed equilibrata, in perfetta armonia con la maestosità dei palazzi circostanti. L’interno, invece, si sviluppa in un fasto decorativo che esalta il rapporto tra Roma e la Francia: gli affreschi celebrano la storia della monarchia francese, mentre i sontuosi marmi e gli ori dialogano con la luce filtrata dalle ampie finestre.

Ma è nella Ca****la Contarelli che la chiesa rivela il suo segreto più prezioso: il ciclo pittorico di San Matteo di Caravaggio. Tre tele che non sono semplicemente opere d’arte, ma manifesti di una nuova concezione della pittura, capaci di travolgere lo spettatore con il loro realismo drammatico e la potenza luministica.

Visitare San Luigi dei Francesi significa immergersi in un’atmosfera vibrante, dove l’arte diventa narrazione, spiritualità e rivoluzione estetica. Qui la pittura di Caravaggio non si limita a decorare, ma trasforma lo spazio sacro in un teatro di verità e rivelazione.

Non è forse questo il potere supremo dell’arte? Riuscire a fermare il tempo, catturare l’eterno nel frammento di un istante.

Indirizzo

Piazza Barberini
Rome

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