28/09/2020
Questo fine settimana va in scena al Nuovo Teatro SAN PAOLO L'Attesa di Luca Aiello, regia di Francesco Nicolai, Con Lisa Recchia, Angelo Sorino e Ilaria Sepicacchi, in scena venerdì 2 e sabato 3 ottobre alle 20.30, domenica 4 ottobre alle 18,00.
La terza domanda che abbiamo rivolto a Luca Aiello (che sarà con noi venerdì 2, e ne siamo molto emozionati) è "Ne L'Attesa c'è (da quello che ho visto durante le prove) una prospettiva molto interna, appena minacciata dalla presenza sonora dei vicini. Dopo essere stati tanto "dentro", come si fa a tornare "al fuori"? Quando ci cambia un'esperienza così intima e così piena di aspettative?"
LA: Una persona che stimo moltissimo una volta mi disse "non si può smettere di pensare, ma, parallelamente, «si può fare »", non a caso dopo un lutto, ad esempio, svolgiamo le nostre attività in maniera puramente meccanica, senza trasporto o partecipazione. Tuttavia, quando si simula una certa espressione corporea, ad esempio, una grassa risata, si ha una sorta di feedback in base alla quale il cervello produce i neurotrasmettitori associati a quel gesto (gli attori lo sanno bene...). Io credo che a livello di interazione sociale, si possa avere un risultato simile. Sembrerà banale dunque, ma io penso che per "uscire fuori dal sé" l'unico modo sia di forzarsi a recuperare una dimensione del "fare con gli altri", accettando il fatto che potrà essere inizialmente un fatto puramente meccanico.
Il teatro, essendo un "fare con gli altri" per eccellenza, da questo punto di vista, è una forza incontenibile, capace di sbaragliare molte difese.
Devo dire però che, ne "L'attesa" questa introiezione è in parte pretestuosa e, appoggiandosi al convenzionalismo teatrale, mira ad esporre un teatro della mente (una prospettiva drammaturgica e intellettuale che mi affascina moltissimo).
Lo scopo però non è quello di illustrare o spettacolarizzare una patologia (magari un po' morbosamente come a volte avviene in alcuni casi molto "televisivi" ed un po' "pulp"), ma quello di rappresentare in forma scomposta alcune parti della nostra psiche, com'è ad esempio prerogativa del surrealismo. Non a caso, ho grande simpatia per "i fantasmi", un fatto che emerge anche in altri testi, oltre che ne "L'attesa".
Riguardo alla tua ultima domanda, "quanto ti cambia un'esperienza così intima", dal punto di vista della scrittura, questo confronto con se stessi è quasi terapeutico: cercare di capire le motivazioni di quelle parti di sé che manifestano bisogni e reticenze, istanze infantili o desideri irrealizzabili, elementi che nella quotidianità restano inespressi, dar voce a queste componenti, significa imparare a conoscersi meglio, oltre che a condividersi.
Prenotate per tempo, in teatro saranno rispettati tutti i requisiti di legge, si entrerà uno alla volta previa misurazione della temperatura e il distanziamento sociale sarà garantito da una distribuzione dei posti a scacchiera.
Prenota subito: http://bit.ly/2T1Hjyw