Danza Arte Studio Asd

Danza Arte Studio Asd Danza Arte Studio asd da agli allievi la possibilità di imparare divertendosi, sviluppando al megli L'associazione, si avvale di spazi accoglienti e luminosi.

Danza Arte Studio a.s.d., diretta da Elena Bollati, insegnante diplomata presso la Royal Academy of Dance, organizza corsi di danza a Rivoli, presso il centro servizi Prisma '88. Le sale sono attrezzate con palchetto idoneo allo studio della danza, sbarre con specchi, impianto stereo e vetrate che permettono di godere della luce naturale e una buona aerazione. Nei locali vi sono spogliatoi, docce

e una sala di attesa, permettendo così agli allievi e i loro accompagnatori di trascorrere il tempo presso la struttura in modo piacevole. Facile da raggiungere in pullman e automobile, con possibilità di parcheggiare anche all'interno del centro servizi. L'associazione si propone di essere un luogo di crescita, un punto fermo per ogni allievo; si desidera dare le basi tecniche della danza nei tempi necessari e secondo le esigenze individuali, tutelando i giovani corpi ancora non formati da danni che spesso possono essere causati da un insegnamento sbagliato. L'associazione desidera essere un punto di riferimento per chi desidera avvicinarsi alla disciplina coreutica con passione e divertendosi, dando a ogni allievo la possibilità di imparare in base alle proprie capacità e attitudini, sviluppando al meglio le peculiarità di ognuno, dando inoltre la possibilità a chi ne ha realmente le possibilità, di prepararsi per le audizioni di scuole professionali e grandi accademie o concorsi.

Chi mi conosce sa benissimo che cosa penso del personaggio (nulla di piacevole, per chi non lo sapesse). Ammetto però ch...
07/06/2026

Chi mi conosce sa benissimo che cosa penso del personaggio (nulla di piacevole, per chi non lo sapesse).
Ammetto però che quando è arrivata la notizia l’ho detto ad alcune allieve che in quanto ragazzine sono state ben felici di partecipare. Lo capisco, non lo condanno. Ho spiegato loro, i motivi per cui sarebbe ora di boicottare la visibilità di questo personaggio, ma non ho vietato loro di andare (avrei potuto, le iscrizioni passano dalla scuola).
Una scelta forse un po’ ignava.

Oggi scopro una cosa che mi fa rabbrividire e indignare come non mai e se mai l’avessi saputo avrei tenuto a forza a casa le mie ragazza (che se avessero saputo probabilmente sarebbero rimaste a casa senza essere obbligate da me).

L’organizzazione del Ballo in Bianco nega la possibilità a danzatori e danzatrici con disabilita fisico motoria di partecipare a questa manifestazione.
Non entro nel merito del chi, perché credo che ognuno debba esporsi per sé stesso, ma mentre alla Royal Opera House ci sono lezioni di danza classica condivise tra danzatrici e danzatori con disabilità (in carrozzina e non) e danzatrici e danzatori senza disabilità, noi siamo ancora qua a chiedere per favore e sentirci negare un diritto base.

Non riesco nemmeno a commentare, quanto smarrimento, quanta delusione, quanto strazio.

- Elena

EDIT (considerando il tono dei commenti, forse bisogna essere più didascalici)

Mi chiamo Elena Bollati direttrice della scuola di danza a cui fa capo questa pagina, scrivo a nome mio e soltanto mio. Lavoro anche con danzatori e danzatrici con disabilità. Sono 20 anni che lavoro con la danza e la disabilità quindi so di che cosa sto parlando. Le danzatrici e i danzatori in carrozzina che lavorano con me non hanno bisogno di persone che le aiutino perché sono danzatrici e danzatori a tutti gli effetti, che portano spettacoli in giro, nei teatri, nei festival a residenze artistiche all’estero. Non sono persone che vengono messe a parte di progetti di inclusione, ma sono a tutti gli effetti artisti e di solito sono loro che fanno progetti di inclusione nelle scuole, ma non come fruitori, ma come docenti.
Persone che la danza la fanno veramente, quindi dover sempre chiedere il permesso per poter fare qualcosa alla lunga è stancante. Soltanto il fatto di non aver pensato un evento accessibile è degradante, escludente perché le persone con disabilità nella mente delle persone non si accoppiano all’idea di performer a persone che si autodeterminano. Non è cattiveria, ma vedere le cose come dovrebbero essere viste. Conosco bene quella piazza e (visto che non è nemmeno stata messa una pedana per quei poveri piedi delle allieve e degli allievi) lo spazio era sicuramente accessibile. Un posto alla sbarra accanto alle vie di accesso si poteva ricavare visto che la persona non si è presentata quel giorno ma ha chiesto in anticipo. Io già trovo degradante che uno ogni volta debba far presente il fatto di avere una disabilità per sapere se ha diritto di esistere in alcuni spazi. Tutto qui.
Non c’è cattiveria, la cattiveria è quella delle persone che dicono che sono le persone con disabilità che si devono adattare e accontentare delle briciole

Il più bel festival in Italia
17/04/2026

Il più bel festival in Italia

Il Festival di Nervi: Perché la cultura non è un'operazione di cassa
I numeri che circolano in queste ore sul Festival dei Balletti di Nervi offrono una visione parziale e profondamente miope di cosa significhi investire in una città. Ridurre l’arte a un semplice calcolo "costo per spettatore" è un errore concettuale che ignora la realtà della gestione culturale internazionale. Ecco perché quella critica è sbagliata:

1.⁠ ⁠Il valore del "Fattore Bellussi"
Non si può parlare del bilancio senza citare la direzione artistica. Jacopo Bellussi, oggi Primo Ballerino dei Balletti di Montecarlo, non è solo un vanto genovese nel mondo, ma è la chiave della sostenibilità artistica del Festival.
Grazie al suo prestigio e alla sua rete di contatti globali, Bellussi è riuscito a portare a Nervi compagnie e star internazionali che solitamente richiedono cachet inarrivabili. Molti di questi artisti hanno accettato di esibirsi a Genova a condizioni economiche di favore proprio per la stima professionale che nutrono verso di lui. Senza la sua figura, quel medesimo cartellone sarebbe costato alla collettività il doppio, se non il triplo.

2.⁠ ⁠La cultura è un Servizio Pubblico, non un'azienda
Il compito del Teatro Carlo Felice e del Comune non è fare profitto sulla vendita dei biglietti, ma garantire l'accesso all'eccellenza. Se la cultura dovesse autofinanziarsi, i biglietti costerebbero 300 euro, diventando un privilegio per pochi. Lo Stato investe nel Festival esattamente come investe nel trasporto pubblico o nella sanità: è un servizio che arricchisce il tessuto sociale e civile della città.

3.⁠ ⁠L'indotto e il Brand Genova
Quei 1,2 milioni di euro non sono "costi persi", ma denaro immesso nel sistema:

Hanno pagato stipendi di tecnici, maestranze e lavoratori (molti dei quali locali).

Hanno generato un indotto diretto per le attività commerciali e turistiche di Nervi.

Hanno posizionato Genova sulle testate internazionali, offrendo un ritorno d'immagine che una normale campagna pubblicitaria non potrebbe mai comprare con quella cifra.

4.⁠ ⁠Il prestigio internazionale
Avere un Festival diretto da un Primo Ballerino di Montecarlo significa competere con le grandi capitali europee. Criticare questo investimento significa scegliere la mediocrità. Preferiamo una città che risparmia spegnendo le luci della cultura, o una città che, grazie a professionisti come Bellussi, torna a essere un punto di riferimento mondiale per la danza?

In conclusione: Parlare di "cena e pernottamento pagati" è populismo contabile. La verità è che, grazie a una direzione artistica d'eccellenza, Genova ha acquistato un prodotto di lusso al prezzo di un'utilitaria. La bellezza ha un costo, ma l'ignoranza e l'anonimato culturale costano molto di più.

Emma Landolina

25/02/2026
25/02/2026
21/10/2025

👉 Dallo scorso maggio, la società di Roberto Bolle ha iniziato a produrre il balletto “Caravaggio” con una compagnia di precari, a partita iva, in numerose Fondazioni lirico-sinfoniche (Firenze, Torino, Genova, Cagliari, Bologna).

🚨 Una fondazione lirico-sinfonica, tuttavia, è un ente che, anche grazie alle risorse pubbliche assegnatele, dovrebbe produrre balletto con un proprio corpo di ballo stabile (così come produce opera e sinfonia con un proprio coro e una propria orchestra) e non esternalizzando l’attività ad agenzie private esterne.

📌 Problema n. 1.
I primi complici del sistema che ha chiuso i corpi di ballo in Italia (esternalizzazioni e precarizzazioni) sono proprio coloro che dovrebbero difenderli.
Se è un personaggio così noto come Roberto Bolle a creare una compagnia di precari e a girare tutte le fondazioni lirico-sinfoniche, si è, ignorantemente, portati a credere che questo sia il sistema giusto, che sia qualcosa che funziona, che sia ciò che la categoria desidera. Si è portati a crederlo spinti dal fatto che dietro c’è una personalità autorevole e rinomata. Ed ecco che la notorietà di un personaggio va a spostare in secondo piano, o addirittura ad occultare, la storia, le leggi, i regolamenti, i diritti, la giurisprudenza.

📌 Problema n. 2.
Tutti i danzatori e tutte le danzatrici che, o per opportunità artistica o per necessità lavorativa, fanno parte di questo sistema, diventano a loro volta, anche se involontariamente, complici.
Finché non ci renderemo conto che le scelte individuali (per quanto non sono da giudicare perché ognuno ha la propria vita) vanno ad incidere inevitabilmente sulla collettività, resteremo sempre una categoria debole, individualizzata, frammentata. Si coltivano dei valori solo finché interessano nell’ambito della propria vita. Nella collettività non si difendono. Nella collettività non riusciamo ad individuarci. A volte, però, occorre mettere da parte il proprio io, di fronte a situazioni molto importanti, che, come in questo caso, sono compromesse anche dal nostro singolo agire. Ogni rivoluzione, ogni azione comune, ogni conquista, nella storia, è avvenuta attraverso la collettività. Lottare, su tutti i livelli possibili, per la ricostituzione dei corpi di ballo stabili si scontra con la partecipazione, numerosa purtroppo, dei colleghi che prendono parte al sistema di esternalizzazioni.

📌 Problema n. 3.
Le istituzioni, il Ministero della Cultura o le Fondazioni, osservano e strumentalizzano ciò che viene fatto da chi ha una certa visibilità, perché è così che la politica italiana opera: cercando visibilità, cercando voti.
E allora, se la società di Roberto Bolle opera avvallando le esternalizzazioni, ecco che il Ministero, nel Codice dello Spettacolo, propone la creazione di una compagnia nazionale, esternalizzata, precaria ed itinerante. E allora, ogni informazione legata alle normative, alla giurisprudenza, alla natura di questi enti, alle necessità della categoria, alle regole sul lavoro, passa in secondo piano, non viene presa in considerazione, viene omessa e sostituita da una narrazione e da un’azione politica che, seppur criticabili e contestabili, si adagiano sulla visibilità e sulla credibilità (apparente) fornite dal personaggio noto.

📌 Problema n. 4.
Chi ha alle spalle una carriera nazionale ed internazionale nel mondo della danza non è necessariamente e di conseguenza idoneo a risolvere i problemi della categoria.
Si tratta di problematiche legate al lavoro, ad un percorso storico-politico-economico, ai diritti dei danzatori e delle danzatrici. Si tratta di questioni tecniche, non artistiche. La competenza in ambito di danza, la carriera, la popolarità non sono requisiti sufficienti per per salvaguardare l’esistenza dei corpi di ballo.
Perché Roberto Bolle, oltre a promuovere il suo business, non propone di leggere un comunicato, insieme ai danzatori e alle danzatrici della sua compagnia privata, prima dell’inizio degli spettacoli esternalizzati ai quale partecipa nelle fondazioni lirico-sinfoniche? Se lo facesse, perderebbe il suo business?

📌 Problema n. 5.
Al Ministero della Cultura, attualmente, vi sono due personalità del mondo della danza che occupano due ruoli importantissimi: da una parte, Eleonora Abbagnato è Presidente del Consiglio Superiore dello Spettacolo (organo consultivo del Ministero), e dall’altra, Mvula Sungani è consigliere del Ministro per la danza. Eppure la loro presenza non risulta utile, vedendo ciò che sta accadendo.
Com’è possibile che il Ministero della Cultura continui a voler creare una compagnia esternalizzata, precaria ed itinerante, disattendendo tutte le aspettative sulla ricostituzione dei corpi di ballo stabili e interni alle fondazioni? Quali sono gli indirizzi che queste personalità stanno suggerendo? Sono complici?

‼️ Questo post può sembrare molto forte, ma vi invitiamo a leggerlo e rileggerlo, perché qui è contenuto ciò che è davanti agli occhi di tutti. Nessuna riflessione qui compresa vuole essere un attacco personale nei confronti di qualcuno. Vi invitiamo ad analizzare oggettivamente i concetti e i fatti di cui parliamo, che, purtroppo, arrivati ad oggi, dopo anni di lotte nelle piazze, nelle istituzioni e sui social, rappresentano un problema grave per la sopravvivenza dei corpi di ballo delle fondazioni lirico-sinfoniche.
Ministero della Cultura Direzione Generale Spettacolo MiC Federico Mollicone Valentina Grippo Giorgia Latini Marco Perissa Irene Manzi Matteo Orfini Anna Laura Orrico Rossano Sasso Roberto Marti Giusy Versace Luca Pirondini Paolo Marcheschi Barbara Floridia Walter Rizzetto Marta Schifone Franco Zaffini Andrea Tremaglia SLC CGIL Spettacolo Uilcom Nazionale Consiglio Nazionale Giovani Mi Riconosci? Il Sole 24 ORE Fanpage.it la Repubblica La Stampa Il Fatto Quotidiano Sky tg24 ANSA.it Corriere della Sera HuffPost Italia Adnkronos DanzaDance.com Teatro.it Dance Hall News Danzaeffebi

20/10/2025

Iain Mackay è diventato direttore della Royal Ballet School solo l'anno scorso, e ha già introdotto numerosi cambiamenti in questa storica istituzione, che avranno influenza sulla danza in generale.
Cambiamenti di cui parliamo da quando è nata questa pagina, e che tanti altri vorrebbero vedere nella danza, ma che è fondamentale siano adottati e promossi dalle istituzioni che influenzano la visione di quest' arte a livello globale, per avere l'autorevolezza e il seguito che meritano.
E perché risulti sempre più obsoleto il pensiero di chi sostiene che è impossibile aspirare a danzare ad alti livelli se non si ha il fisico canonico.
Se anche il direttore della Royal Ballet School afferma che molti canoni sono superati e da rivedere, forse sarà più facile cambiare la mentalità.
Mackay pensa che nel prossimo futuro potremo avere un'idea diversa di come dovrebbe essere un ballerino: "Questa è l'evoluzione di questa forma d'arte. Non sarà in futuro guidata dalla forma fisica di un ballerino, ma dall'energia, dalla connessione e dall'abilità artistica che può portare. Ogni compagnia di danza e direttore ha le proprie preferenze; non è mio compito definirle, ma noi possiamo ispirare direttori e compagnie nel cercare talento, potenziale e giovani con il fuoco negli occhi".

Nell'immagine Iain Mackay
Img courtesy: The Guardian
Per leggere l'articolo completo: www.theguardian.com/stage/2025/oct/14/royal-ballet-school-old-rules-next-generation-dancer-future

Indirizzo

Corso Susa, 242
Rivoli
10098

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 21:00
Martedì 15:00 - 20:00
Mercoledì 16:30 - 21:00
Giovedì 15:00 - 19:30
Venerdì 14:30 - 19:30

Telefono

+393663320286

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