07/06/2026
Chi mi conosce sa benissimo che cosa penso del personaggio (nulla di piacevole, per chi non lo sapesse).
Ammetto però che quando è arrivata la notizia l’ho detto ad alcune allieve che in quanto ragazzine sono state ben felici di partecipare. Lo capisco, non lo condanno. Ho spiegato loro, i motivi per cui sarebbe ora di boicottare la visibilità di questo personaggio, ma non ho vietato loro di andare (avrei potuto, le iscrizioni passano dalla scuola).
Una scelta forse un po’ ignava.
Oggi scopro una cosa che mi fa rabbrividire e indignare come non mai e se mai l’avessi saputo avrei tenuto a forza a casa le mie ragazza (che se avessero saputo probabilmente sarebbero rimaste a casa senza essere obbligate da me).
L’organizzazione del Ballo in Bianco nega la possibilità a danzatori e danzatrici con disabilita fisico motoria di partecipare a questa manifestazione.
Non entro nel merito del chi, perché credo che ognuno debba esporsi per sé stesso, ma mentre alla Royal Opera House ci sono lezioni di danza classica condivise tra danzatrici e danzatori con disabilità (in carrozzina e non) e danzatrici e danzatori senza disabilità, noi siamo ancora qua a chiedere per favore e sentirci negare un diritto base.
Non riesco nemmeno a commentare, quanto smarrimento, quanta delusione, quanto strazio.
- Elena
EDIT (considerando il tono dei commenti, forse bisogna essere più didascalici)
Mi chiamo Elena Bollati direttrice della scuola di danza a cui fa capo questa pagina, scrivo a nome mio e soltanto mio. Lavoro anche con danzatori e danzatrici con disabilità. Sono 20 anni che lavoro con la danza e la disabilità quindi so di che cosa sto parlando. Le danzatrici e i danzatori in carrozzina che lavorano con me non hanno bisogno di persone che le aiutino perché sono danzatrici e danzatori a tutti gli effetti, che portano spettacoli in giro, nei teatri, nei festival a residenze artistiche all’estero. Non sono persone che vengono messe a parte di progetti di inclusione, ma sono a tutti gli effetti artisti e di solito sono loro che fanno progetti di inclusione nelle scuole, ma non come fruitori, ma come docenti.
Persone che la danza la fanno veramente, quindi dover sempre chiedere il permesso per poter fare qualcosa alla lunga è stancante. Soltanto il fatto di non aver pensato un evento accessibile è degradante, escludente perché le persone con disabilità nella mente delle persone non si accoppiano all’idea di performer a persone che si autodeterminano. Non è cattiveria, ma vedere le cose come dovrebbero essere viste. Conosco bene quella piazza e (visto che non è nemmeno stata messa una pedana per quei poveri piedi delle allieve e degli allievi) lo spazio era sicuramente accessibile. Un posto alla sbarra accanto alle vie di accesso si poteva ricavare visto che la persona non si è presentata quel giorno ma ha chiesto in anticipo. Io già trovo degradante che uno ogni volta debba far presente il fatto di avere una disabilità per sapere se ha diritto di esistere in alcuni spazi. Tutto qui.
Non c’è cattiveria, la cattiveria è quella delle persone che dicono che sono le persone con disabilità che si devono adattare e accontentare delle briciole