La Scantastorie

La Scantastorie Prendimi. Dove, come
e quanto vuoi,
Ma sul serio
Mai!!

Alla sagra della Salamella arrostita in sputo di pesce di fiume, non mancava proprio nessuno: le sciure azzimate, troneg...
17/07/2023

Alla sagra della Salamella arrostita in sputo di pesce di fiume, non mancava proprio nessuno: le sciure azzimate, troneggiavano dall'alto del mezzotacco di sandali col fiore brillantinato postato sapientemente sotto il pollicione, per deviare l'attenzione da alluci valghi vari e dai famigerati dürun. Al loro braccio i rispettivi ometti impomatati rimpiccioliti dall'età e dalla pensione; esibivano stoici sorrisetti pietrificati che malcelavano la sofferenza dovuta alla tortura reiterata deimorsi di afa famelica sovrapposti a quelli di insaziabili zanzare che, insieme alle mosche, che il sadico clima della Bassa aveva trasmutato in microelicotteri cannibali, parevano essere gli ospiti d'onore in quella sagra di paese che alla nostra pareva la surreale ambientazione dell'incipit di un film horror indipendente europeo. Non che alla nostra turbasse tutto ciò. era diventata pressoché indifferente a ogni cosa. Con sguardo trasparente seguiva i saltelli di una tre-quattrenne, affascinata, non già, come una sua coetanea dovrebbe , dall'idea di avere una frugoletta tutta per sé per prolungare la catena di agoniaquanto più dalle lucine che dalla suola scaturivano quando questa saltava. Più forte blu, men forte verde. La nostra guardando la piccola tre-quattrenne altro non riusciva a pensare: che belle scarpe, chissà se le fanno anche del mio numero. Intanto il secondo litrozzo di vino era scivolato lungo la sua gola arida solo delle parole che da tempo, un tempo che le pareva immemore, aveva rinunciato a dire. Il braccio, destro le formicolava, un formicolio che dalla scapola si irradiava fino ad arrivare alla punta delle dita, dita che si chiedeva avrebbero recuperato mai la capacità di premere sui tasti per prendere e imprigionare, su carta, o su schermo, tutto quell'immane turbinio di parole e afasici monologhi interiori che le affollavano il cervello, ma che aveva smesso da tanto di condividere. Sentiva in bocca il sapore di tutte quelle parole non dette: putrefazione. "Devo andare a pi****re" disse la nostra alzandosi d'improvviso e, ricacciando indietro le stelline che subito l'avevano aggredita attorno alla testa, elegante come dovesse andare al proprio funerale...

Questa foto non la pubblico soltanto perché sembro Natalie Portman se fosse nata in Montenegro , giuro. La pubblico perc...
23/03/2023

Questa foto non la pubblico soltanto perché sembro Natalie Portman se fosse nata in Montenegro , giuro. La pubblico perché questa è l'espressione che ho la maggior parte del tempo qui. Sguardo. Fisso. Assente. In realtà di solito sto pensando a dilemmi truci che mi arrovellano le interiora tipo: se mi rifacessi il naso sembrerei troppo una bambolina? (Ma esiste, per essere una bambolina, il troppo??) ; oppure dovrei farmi le t***e più grosse? (Ma non dovrei prima però sgravare un erede? E se dovessi sgravare un erede, poi perderei il mio fisico da p***o fantino? Oddio ho scritto p***o che cosa penserà ora di me la gente del paesello??) E, ancora, di che colore faccio le pareti della cucina? E la stanza degli ospiti la tengo per gli ospiti che non ho più o per farci uno studio anche se non studio... più? Oppure potrei essere attanagliata da uno dei miei incubi ricorrentissimi: e se non mi amasse davvero?? Se stesse con me solo perché... beh gli occhi ce li ha anche lui, e la bocca e il resto che io non ho e... allora, cheppalle ma perché devo far dipendere la mia felicità dagli altri? No vabbè... non esageriamo, si va troppo sul profondo. Di solito quando sono così è perché sto scrivendo nella mia testa. Scrivo sempre nella mia testa, ma non su carta, da quando sono tornata qui, nel paesello. Beh del resto, signori e signore che ci piacerebbe un giorno diventare, io fino a che sono stata qui, nel paesello mi sono sempre nascosta, mi sono sempre vergognata. Del fatto che scrivevo, del fatto che i libri siano da sempre la mia condanna (volevo la vita di uno dei protagonisti dei romanzi torturati che leggevo) e salvezza (la scrittura legittimava il mio eterno mandare tutto all'aria). Del fatto che non mi sia mai vergognata di nulla se non del mio desiderio più grande -oltre a quello di essere bellissima, ovvio-. Quello sguardo fisso nasconde un mondo dal quale mi posso salvare soltanto se lo riesco a far uscire per metterlo su carta. E io lo voglio fare. Voglio salvarmi. Voglio provarci almeno. Avevo paura di fallire, per questo non ci ho provato. Ma più fallita di così ora non ce n'è. Non ho più nulla da perdere. È ora. All the way.

- Una colomba può rotolarsi nella m***a fino a che non ne è ricoperta, ma non sarà mai un piccione.- giah... ma occhio b...
28/02/2023

- Una colomba può rotolarsi nella m***a fino a che non ne è ricoperta, ma non sarà mai un piccione.
- giah... ma occhio bambina che la colombina piena di m***a potrebbe non riuscire più a spiccare il volo.
- beh Frenk sarebbe tipo l'Albatros di Baudelaire.
- giah... però senza poesia bambolina: questo non è un posto di mare. Questo è più un macello... si lavora prima e ci si spacca poi. Capisco, ti capisco, tu hai il tuo perché, sei curiosa,ma i piccioni sono capaci di starci, questo è il loro habitat, il loro posto, hanno il fisico, ci sono abituati e sanno beccare il loro per poi volare svelti via all'occorrenza.Ma se tu colombin perdi le ali quaggiù, la poesia non ti aiuterà di certo. Non più. Qui l'unico verso l'è quel dai gügioi chi magna, e i gugioi, sat caschi in dla pursilera, is magna anca te... culumbina. ( trad. È quello dei maiali che mangiano e i maiali se caschi nella porcilaia si mangiano anche te, colombina).
-stacco senza pubblicità-
Lei è partita, lei che torna soltanto per ricordarmi che non può restare, lei -che se gli altri la provano a fare- lei lo è e basta: rivoluzione.
Aveva la faccia troppo seria, anche per l'età che avremo presto senza accorgercene, mentre mi parlava, e io mi sentivo come mi sento sempre, da sempre. IN. COLPA. Ma il senso di colpa non è mai stato un deterrente, anzi. È solo che poi capisci che questo lento suicidio che chiami vita (oddio che cliché Leggente, perdonamelo, ma come avrei capito, mi sento un poco scossa agitata oh agitata ah) stanca. È demodè. Ma quale dannata. D'annata semmai. Perciò forza e coraggio che il f***e se riesce a invecchiare forse, diventa saggio.
Lei mi ha strappato un promessa, e si sa è molto più facile strapparmi altro. Non ha chiesto nulla, m'ha solo guardata triste. Allora le ho detto che le avrei scritto ogniqualvolta avrei pensato di non essere capace di smettere. Per non dover mai più chiedere scusa a nessuno, nemmeno a me stessa, perché in fondo nella vita non ho fatto mai del male a nessuno, tranne che a me stessa.
Fai buon viaggio principessa, mi sa ti scriverò più spesso del, mio ottimistico, previsto; perché sì, hai ragione, è proprio il bianco il mio colore, mica il marrone.

Poc'anzi nelle stories mi lamentavo -strano eh, una cosa che mi capita di fare davvero di rado da un annetto e mezzo a q...
28/12/2022

Poc'anzi nelle stories mi lamentavo -strano eh, una cosa che mi capita di fare davvero di rado da un annetto e mezzo a questa parte (ironico, risate da parte del pubblico, grazie)- del fatto di non riuscire a trovare una foto in linea col testo che avevo in testa di pubblicare. Ma è bastato mettermi gli occhiali, per ricordarmi di questa foto e sceglierla per il post. Non tanto perché io sembri qui più trans di quanto non lo sembri in realtà (gran telaio i trans ehehhe, e spero di non offendere la suscettibilissima lobby, ehm, volevo dire comunità LGBTHCEMMEEMMEEMMEA), quanto perché questa foto coglie un aspetto che -dopo essermi mostrata più nuda che vestita in questi anni con voi- ho deciso di essere pronta a rivelare:
Io nasco fu***ng perfezionista. Al filo del maniacale. Tanto, da non riuscire a uscire senza avere perizoma e calzini coordinati col secondo colore predominante dei tre che scelgo per ogni mio outfit. MA grazie al buon Dio -che ha creato l'uomo che li ha inventati- esistono gli eccessi che mi abbassano al livello normalmente accettato -o anche un pelino in meno, in effetti, argh gasp gulp.
Cioè aspe leggente... sono certa che zoommando si può notare qualche pelo matto sul mento o sul baffo... aspe... no non vedo peli matti, ho appena zoommato, però c'è Ermanno, la mia fedele herpes, che fa capolino sul labbruncolo inferiore, senza che io mi prenda la minima briga di nasconderlo. Da fare, dico io. Nella mia vita ho fatto, se non di tutto, tanto (nulla comunque di importante o utile sia chiaro eh), ma mai nulla per nascondermi.
(Pausa)
wait wait wait... occhio Scanta che le bugie fanno crescere il naso e accorciare le gambe e direi che questi tue due difetti sono già perfetti così, senza che tu vada a raccontare b***e, quindi... beh no, leggente non è vero che non mi sono nascosta, ho passato una vita, o meglio dall'adolescenza fino a che non ho partorito la Scantastorie, a nascondermi. Ché se no mica scrivevo. Vivevo come tutte le persone normali che conosco (e normale per me, sia chiaro, ha accezione stra positiva) cercando magari di fare il mio per rendere 'sto mondo sul finire un posto migliore. Dio come godo i preamboli... continuo...

Foto ab catzum solo per ricordarci tutti quanti (tutti insieme dài!!) di quanto io ami vestirmi bene per vagolare nelle ...
26/12/2022

Foto ab catzum solo per ricordarci tutti quanti (tutti insieme dài!!) di quanto io ami vestirmi bene per vagolare nelle stanze di questa mia casa di bambola rom. Si dice: restare vivi, aggrapparsi a ciò che resta. Il bello&inutile pour moi, merci.
"Che udur da strin." (Trad. Che puzza di bruciato) bofonchia la nonna al piano inferiore. I brontolii si tracinano lesti via, assorbiti dal fruscìo del suo passo zoppicante -camminata che, ho scoperto, adotta soltanto quando sa di essere sentita- mentre io, cercando di buttare indietro i brividi di febbre, mi domando come abbia fatto a non impazzire in questi due, anzi tre mesi, passati arroccata nella casa nella terra desolata.
Senza. Musica. Eh già, proprio così: per almeno due mesi non ho ascoltato musica da sola. Faceva troppo male: la musica, è inesorabilmente, per la sottoscritta, allacciata alla corsa, al ballo, al camminare senza meta, al saltare, saltellare, zompettare; mentre qui l'unico -are che resta ha come radice il vomit. E non ci vedo tanta poesia in fin dei conti in ciò.
✨️La ragazza rovesciava all'indietro palpebre di velluto, ricamando l'aria gelida con unghie di spilli. La notte era cosparsa di minuscoli moscerini argentati che frizzavano nel buio e il freddo le carezzava dolcemente il volto come principe venuto a risvegliarla da quel torpore così profondo che sembrava ammiccare all'eternità.✨️
Ricordati sempre di star viva. Ricordati che, pur ritenendo la pretesa di negare la presenza di un altro mondo, oltre a questo, un atto di arroganza che l'umano non può permettersi; di certo non rinascerai mai più dentro a queste sembianze, sì proprio questo che si vede fissare l'obiettivo, con broncetto collaudato. Queste sembianze che pare essere un male, se dopo anni e fatiche, ho iniziato ad amare.
Era il Natale passato, ma già si sentiva quel torpore che, al sol pensiero, fa riaffiorare alla mia memoria versi antichi, la Digitale Purpurea "sì: sentii quel fiore. Sola
ero con le cetonie verdi. Il vento
portava odor di rose e di viole a ciocche. Nel cuore, il languido fermento
d’un sogno che notturno arse e che s’era
all’ alba, nell’ignara anima, spento." (Continua... domani 😘)

PENSIERO DI UN DÌ DI FESTA"Senti... la cosa bella è che pensavo -mentre guardavo la curvatura perfetta del tuo cranio, n...
25/12/2022

PENSIERO DI UN DÌ DI FESTA

"Senti... la cosa bella è che pensavo -mentre guardavo la curvatura perfetta del tuo cranio, nel venerdì mattina di prefesta, stagliarsi davanti al banco pesce dell'ipercoop Virgilio di Cerese (EmmeEnne)- che se non stessi già con te, farei di tutto-anche più del tutto fatto-per farmiti.
Senti... la cosa un po' meno bella è che mentre lo pensavo -cappuccio in testa e stomaco tra le mani- dal banco pesce mi tenevo a debita distanza, corrosa da una nausea non proprio improvvisa; e mi aggiravo nel reparto ortofrutticolo di fronte, cercando di ignorare il sudore freddo che mi impiastricciava mani e fronte e concentrarmi sul concetto di geometria frattale rappresentato, in maniera esemplare, da un bel cavolfiore romano che pareva fissare il mio viso, invidiandone il verde appena di poco meno acceso.
No, tranquillo no. Non ho avuto il blocco dello scrittore. Che dove sta lo scrittore poi? Sono una scrivente e, da scrivente, non posso permettermi di bloccarmi.
Ho scritto in questa stanza, perfetta per una casa di bambola -assassina EH EH EHM- già una ventina di racconti - e manco troppo brevi- dacché ci siamo smezzati il matrimoniale tempo (record assoluto per me) addietro. Racconti racconti proprio no. Inizi di racconto, resto onesta, mi correggo.
Venti inizi, ma ti garantisco io (che posso smettere tutto all'occorrenza, tranne che di scrivere e leggere) lo so, sono inizi davvero esaltanti esilaranti graffianti & conturbanti. Insomma anti anti anti anti. Ma però (non si dice, ma mi piace) sono venti inizi senza neanche un finale.
Sono racconti come me, zoppicanti, che non possono andare da nessuna parte.
Allora oggi, mi sono fatta un regalo, un bel patto con Dio: se voglio ritornare a correre, devo trovare, per ciascuno di questi 20 racconti Anti, un degno finale."
Ciao Leggente! Anche a te ho deciso di fare un regalo. Un post al giorno, dove riporto un po' della roba che sto scrivendo, fino al 2023. Mi metto avanti con i buoni propositi, ché il mio inferno manca oramai, già da un po' di tempo, di un bel solido e robusto pavimento.
Auguri, che tu possa avere luce e pace e, soprattutto,che possa averceli io. Smack

Questione impellente più ancora di come trovare il cash per pagare le bollette e solo un filetto in meno di sapere quant...
20/10/2022

Questione impellente più ancora di come trovare il cash per pagare le bollette e solo un filetto in meno di sapere quanto il Pupone dovrà sborsare a Micheal Jackson (seh seh chi non se la farebbe l'Ilariona?? Sfigà).
Dicevamo... questione importante: i capelli -l'aureola, di noi angeli caduti- natur o lissi??O tutti e due a shampoo alterni?
Tempo fa un ragazzo con cui stavo, mi disse che gli sembrava di farlo ogni volta con una diversa, tanto cambiavo a seconda del trucco&parrucco. In effetti mi è sempre piaciuto trasformarmi, almeno esteriormente. Ricordo che da bambina i miei mi portarono al Circo (a vederlo eh, non a tentare di scritturarmi). Tutto lo spettacolo passò davanti ai miei occhi assenti e rivolti al mio sempreverde mondo interiore -i pagliacci mi inquietavano (originale eh?) e gli animali mi lasciavano del tutto indifferente (cuore di mamma)- fino a quando non arrivò il numero della Donnina dei Vestiti. Questa donnina stava all'interno di un cilindro di stoffa avente alle estremità due cerchi da hula hop che alzava e abbassava, ogni volta mostrandosi con vestiti differenti e bellissimi. Questo mi lasciò estasiata e, mi ripromisi che anche io un giorno avrei avuto uno spettacolo (però tutto mio) in cui avrei indossato molteplici ed elaboratissimi outfit.
Ebbene Leggente, durante tutti questi mesi, passati a riflettere e a ripercorrere il mio percorso da individuo, da scrivente e da performer, in vista di un netto miglioramento sotto ogni aspetto; mi sono resa conto che tutto ciò che c'è da fare lo so: mi basta ascoltare la mia voce bambina. Nasciamo sapendo cosa vogliamo e, per quanto ci provino e ci proveranno sempre a farcelo scordare, è doveroso tendere alla realizzazione di ciò. Del nostro io primigenio e incondizionato: la parte più tenera e gustosa di noi, come il sottocoscia lo è del pollo.
In queste giornate in cui sto ritrovando a poco a poco la mia vera me, lontana dal cicisbeo del Paesello come anche dall'immagine che mi sono costruita, ma che non mi va più (un po' tanto riduttiva) so che è da lì che devo ripartire, dalla me bambina. Ho un bel po' di cosucce da farmi perdonare del resto. Non devo nulla a nessuno, tranne che a lei

Roma. Luglio 2021. Quella sarebbe stata l'ultima volta all'Hotel delle Pulci, mio posto di fiducia a Capital City. Di re...
17/10/2022

Roma. Luglio 2021. Quella sarebbe stata l'ultima volta all'Hotel delle Pulci, mio posto di fiducia a Capital City. Di recente ho sentito Abdul detto Paolo, il gentilissimo receptionist, e mi conferma che le mie Buffalo nere e argento sono ancora lì, in attesa io torni a prenderle. Giah. Ah. Roma Roma Roma sapessi quante notti mi è scappato di chiamarti. Di invocarti trattenendo a stento i singhiozzi, soffocandomi quasi, per non farmi sentire i Perché?? Perché non sono, quando potevo, venuta da te? Era tutto pronto e a novembre 2020 faceva ancora caldo, dovevo solo tornare su e prendere la valigia grande.
Invece non sono più scesa, fino a quella settimana di luglio, in cui tutto era già cambiato, anche se tu eri sempre lì, e mi sembrava quasi tu venissi disegnata dai miei passi ingordi, mai sazi di calpestarti. Questo scatto è stato fatto poco prima di scendere e incamminarmi lungo via Sicilia in cerca di un Bangladino per una razione di tennentsquasiallagoccia. Ricordo perfettamente l'aspetto del ragazzo che, all'uscita dello shop -mentre stavo già solluccherando il mio nettare in bottiglietta rosso blu (ma Bologna stavolta a centrare non sei tu u uh) che abbacinato dal mio appeal (niente di ché in realtà è solo che mi si nota dal portamento piuttosto baldanzoso)- m'ha fermata per dirmi timidamente, ma in maniera piuttosto risoluta che era stato colpito da me e aveva pensato di fermarmi per dirmelo (del resto tentar...). Bang bang. Che fosse una vista piacevole, dai modi gentili, benvestito e avesse una macchina grande e sicuramente di marca costosa, lo aggiungo solo nel caso le amiche di mia nonna stiano leggendo questo post. Sorridendo e salutando, lesta svoltai col cuore trainato da mille cavalli bianchi e neri impazziti perché il mio Principe era altrove, ma ancora per poco. Aspettavo mentre più che camminare, mi sembrava di ballare per le vie di Roma e sì, capisco il giovanotto che poc'anzi mi aveva fermato. Quella sera ero impeccabile. Indossavo un body di cui avevo fatto nodi alle spalline perché troppo largo e al posto dei pantaloncini che una volta tolti se ne erano scappati da soli, portavo il top del giorno prima a mo di gonna e... (continua)

Eccoci qui, Brando, il pezzo di osso che mi hanno tolto dal tallone sinistro, e io. Io Chiara eh. Oggi cercherò di esser...
13/10/2022

Eccoci qui, Brando, il pezzo di osso che mi hanno tolto dal tallone sinistro, e io. Io Chiara eh. Oggi cercherò di essere Chiara e basta, in questo post che servirà a rompere un silenzio piuttosto lungo ma. Necessario. Sì perché, per quanto La Scantastorie la consideri una delle poche e uniche cose buone fatte nella mia laif vissuta all'insegna dell' M.S.M. (Mi Sbora Me=chissenefrega) o, ostentandolo perlomeno, c'era qualcosa che non mi andava bene. A una certa ho avuto la sensazione che avrei potuto fare di meglio.
E, siccome non sapevo come fare, mi sono fermata e ho smesso di preoccuparmi della Scantastorie e ho pensato solo a me, Chiara. L'ho fatto per rispetto Leggente, per rispetto tuo, che mi sei davvero, ma davvero tanto caro/cara/🧚‍♀️/🦄 etc... e mio, Leggente ché, sapessi quanta fatica e tempo c'ho messo per ottenerlo. Il rispetto di me stessa. Tutta una vita ho impiegato e La Scantastorie è stata Il Mezzo.
Il fine ultimo sono sempre stata io Chiara, anche se quando tutto è iniziato, non lo sapevo.
Mi ricordo il fervore, la passione e l'impegno che ci ho messo in questo progetto. Ricordo che quando dicevo che per me era un mestiere la gente rideva. È vero, non è stato un mestiere, è stata una vera e propria impresa. Poi, quando stavo iniziando a raccogliere i primi sparuti, ma strasucculenti frutti (chiaro erano del mio orto), lock down. Vabbè remi in barca e aerobica a gogò. A giugno sono riemersa più magra più abbronzata e più glamour di prima avendo scoperto Shein la vita (grazie bambini cinesi che vi immolate per il mio stile).
Ma poi è arrivato Luca, Luca e basta.
Ah ma no... quella di Luca è una storia di Fosca che scrive: "La V perfetta della sua schiena s'allontanava, contro il sole stagliandosi, da me che sulla riva lo guardavo immobile, mi sarebbe bastato tuffarmi -son brava a nuotare- e raggiungerlo. Perché lui non stava scappando da me, lui mi stava spronando a seguirlo. Ma non l'ho fatto."
Pardon, ho fatto confusione, è che, ora che sono allettata, non ho scuse e Fosca, in crisi come sempre, mi sta assediando. È bene che ti saluti ora, sta arrivando. Ma mi ritrovi presto, promesso non scappo. Di scappare come puoi vedere ho smesso.

17/08/2022
E ci si poteva ballare su quel tappeto che era la corona degli alberi deposta. Dorata e croccante. Ti sei mai innamorata...
14/11/2020

E ci si poteva ballare su quel tappeto che era la corona degli alberi deposta. Dorata e croccante.
Ti sei mai innamorata di un ragazzo solo perché l'hai visto in bicicletta girare rapido il manubrio per prendere quella foglia morta sotto la ruota e sentirla scrocchiare? Io sì.
Il suono che fanno le foglie cadute quando vengono calpestate è un po' come l'odore del caffè al mattino, che bbbanale lo so, ma il caffè, quello della moka sia chiaro, è l'Italia, è la casa che quando non ci stai per un po' ti manca. Ma diciamocelo, è il poter tornare che è bello. Quel sostare un poco in quella zona, coperta dal fumo che è nebbia, che ammolla le foglie le rende mute sotto la ruota della.bici che prendi furtiva per lanciarti sugli argini sperperando il fiato come se avessi fatto una rapina e rifugiarti nella boscaglia giù al fiume e allora. Respirare. Respira. La rete non prende, la rete manca, sei fuori dalla rete sei sola davanti a te c'è il fiume. Scorre è bello grosso se ne frega. Potresti chiamarne uno uno a caso, i contatti li hai ripresi, hai mappato il paese coi tuoi cazzi bandierina così come avevi fatto con l'Italia intera. Firenze Roma Napoli etc. qualcuno di bello con cui annullare il silenzio e arrivare a un orgasmo. Ma in realtà ciò che vuoi davvero è goderti in proprio quei tuoi due sommi piaceri, che solo ora ti pare potresti condividere soltanto con chi ami. Te stessa. Ci provi. È questa la scommessa. Ama te stessa. Ascolta il fiume, assaggia la nebbia, fatti figlia di quella pianura da cui sei scappata anche quando sei tornata che non hai sopportato da sola e pensavi non ci saresti mai riuscita. In fuga di corsa, dal silenzio e dalla solitudine, solo perché fermarsi sapevi sarebbe significato una sola cosa: ritrovare la radice di quel pianto antico, che ancora oggi, nonostante il tutto troppo tentato, non sei ancora stata in grado di zittire. E allora silenzio, ascoltalo, sentiamo che cosa ti ha da dire.
Buon sabato cuori.

Madonna Ciccone regà, ditemi se il mio posto non era quello di madrina e presentatrice alla Sagra del Nedàr Sgionf ad La...
22/10/2020

Madonna Ciccone regà, ditemi se il mio posto non era quello di madrina e presentatrice alla Sagra del Nedàr Sgionf ad Lambrüsc (dell'anatra gonfia di lambrusco) oppure di quella del Cicciolo D'oro addirittura (perché non alzare l'asticella sempre un poco più in alto, dico io). E invece, e invece la nostra eroina (nostra di chi? Chiederete voi, ma che domande miei followers! Nostra s'intende delle mie svariate personalità: la Sciapa, la Kiss me Licia, la Rossa, la Sindrome dell'abbandono, la Drunk Anorexica, la Creepy, la Velenosa, la Rimmel colato, la Narcissa e la Punkomat, queste sono quelle che si palesano più spesso, quelle che si sono lasciate etichettare, e comunque regà altro che banda della Magliana. Sai poi che concertini di dentro la testa??! Comunque, dicevo, la nostra eroina è insi inside al punto critico. Quello di svolta in ogni storia. L'esigenza di mandare tutto all'aria per servire il ritmo della narrazione è stata più forte di qualsiasi cosa e ora, su un treno per Roma, seguo con un dito i contorni dei miei occhi segnati dall'insonnia e mi riprometto di fare respiro più profondi. Non devo star lì più di tanto a industriarmi su cosa o non cosa scrivere. Bisogna scrivere di ciò che si sa e io so bene come rendere tragedia una pubblicità della Mulino Bianco. Lui e lei. Lui e lei si incontrano, si innamorano. Tutto molto facile, anche se stanno vivendo due momenti diversi di vita lei sta iniziando i suoi primi trent'anni, è una molla, lui li sta esaurendo, e ne sta pagando le bollette. Con gl'interessi che sempre ai buoni vengono chiesti, s'intende. Entrambi non si sono mai risparmiati granché a godimenti e cazzate. Entrambi stringono nei pugni, dalle nocche sbucciate, chiusi quel niente del tutto che sanno buttare all'aria sempre. Troppo bellocci per starel soli, troppo ingordi per accompagnarsi. Vivono di effimero in un'epoca a loro congeniale: il consumismo è la loro benedizione. Oggetti di desiderio e soggetti da evitare. Si sono trovati. Lei dice a lui: faccio di tutto tranne che innamorarmi. E, come ogni sua storia degna di essere raccontata, anche questa è iniziata con una clamorosa bugia. (Continua...)

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