17/07/2023
Alla sagra della Salamella arrostita in sputo di pesce di fiume, non mancava proprio nessuno: le sciure azzimate, troneggiavano dall'alto del mezzotacco di sandali col fiore brillantinato postato sapientemente sotto il pollicione, per deviare l'attenzione da alluci valghi vari e dai famigerati dürun. Al loro braccio i rispettivi ometti impomatati rimpiccioliti dall'età e dalla pensione; esibivano stoici sorrisetti pietrificati che malcelavano la sofferenza dovuta alla tortura reiterata deimorsi di afa famelica sovrapposti a quelli di insaziabili zanzare che, insieme alle mosche, che il sadico clima della Bassa aveva trasmutato in microelicotteri cannibali, parevano essere gli ospiti d'onore in quella sagra di paese che alla nostra pareva la surreale ambientazione dell'incipit di un film horror indipendente europeo. Non che alla nostra turbasse tutto ciò. era diventata pressoché indifferente a ogni cosa. Con sguardo trasparente seguiva i saltelli di una tre-quattrenne, affascinata, non già, come una sua coetanea dovrebbe , dall'idea di avere una frugoletta tutta per sé per prolungare la catena di agoniaquanto più dalle lucine che dalla suola scaturivano quando questa saltava. Più forte blu, men forte verde. La nostra guardando la piccola tre-quattrenne altro non riusciva a pensare: che belle scarpe, chissà se le fanno anche del mio numero. Intanto il secondo litrozzo di vino era scivolato lungo la sua gola arida solo delle parole che da tempo, un tempo che le pareva immemore, aveva rinunciato a dire. Il braccio, destro le formicolava, un formicolio che dalla scapola si irradiava fino ad arrivare alla punta delle dita, dita che si chiedeva avrebbero recuperato mai la capacità di premere sui tasti per prendere e imprigionare, su carta, o su schermo, tutto quell'immane turbinio di parole e afasici monologhi interiori che le affollavano il cervello, ma che aveva smesso da tanto di condividere. Sentiva in bocca il sapore di tutte quelle parole non dette: putrefazione. "Devo andare a pi****re" disse la nostra alzandosi d'improvviso e, ricacciando indietro le stelline che subito l'avevano aggredita attorno alla testa, elegante come dovesse andare al proprio funerale...