16/06/2026
Pane, Colori e la Pelle come Tela: Il Cammino di una Vita d'Arte
Ci sono esistenze che non si possono riassumere in un curriculum, né racchiudere tra i margini freddi di un elenco di date e di mostre. Ci sono vite in cui l’arte non è un rifugio tardivo, un hobby della domenica o una carriera pianificata a tavolino, ma l'aria stessa che ha riempito i polmoni fin dal primo istante. Per me, Roberta, è stato esattamente così. Io non ho scelto l'arte; è l'arte che mi ha reclamata. Ho avuto il privilegio raro e immenso di respirare un'aria densa di creatività fin da bambina, di crescere in una casa dove si mangiava pane e colori. La pittura, per me, non è una tecnica appresa o un mestiere accademico: è una linfa vitale, un flusso caldo che mi scorre nelle vene e che ogni giorno esige, con voce potente, il suo diritto di farsi forma, segno e luce.
Questo viaggio straordinario, fatto di visioni ma anche di profonda fatica, affonda le sue radici nella terra lucana di Venosa, dove sono nata nel 1977. Un percorso che non sarebbe stato possibile senza due pilastri fondamentali: la mia famiglia e la mia incrollabile forza di volontà. Ai miei genitori va il mio ringraziamento più profondo, per aver coltivato quel terreno fertile in cui il mio talento ha potuto mettere radici senza paura. Ma il ringraziamento più grande devo farlo alla determinazione che mi abita. A quella voce interiore che ogni singola mattina, puntuale, mi spinge ad alzarmi e a guardare il mondo con gli occhi della sfida, credendo fermamente nelle mie capacità anche quando il cielo sembrava farsi grigio o le salite troppo ripide.
Perché decidere di essere un'artista in modo totale richiede un tributo di sacrifici invisibili agli occhi del pubblico. Dietro la bellezza di un'opera compiuta o l'applauso di una performance live, ci sono notti insonni passate a combattere con la materia, mani perennemente sporche di pigmento, dubbi laceranti e il lavoro s**o, durissimo, di chi sa di non avere altra scelta se non quella di creare per sentirsi viva.
È con questo spirito che, più di quindici anni fa, ho intrapreso un sentiero allora pionieristico e dirompente: il body painting. Ho capito che la tela più nobile, vibrante e sacra su cui posare il mio pennello non era un supporto inerte, ma il corpo umano. La pelle è diventata il mio spazio di elezione, il luogo d'incontro tra l'anima e la carne. Il body painting mi ha permesso di trasformare l'arte in un evento vivente, un'azione simultanea in cui il respiro, il battito cardiaco e il movimento del modello diventano parte integrante dell'opera stessa. È un'arte effimera, che svanisce con l'acqua, ma che proprio per questo lascia un'eco eterna e indelebile nella memoria di chi la osserva.
Quell'eco, nata ormai più di tre lustri fa, continua a risuonare oggi più forte che mai, espandendosi e contaminando ogni altra mia produzione pittorica e grafica. È la stessa tenacia, nutrita da mille rinunce e da una dedizione che non ha mai cercato scorciatoie, che ha permesso alla mia arte di varcare ogni confine, partendo dai piccoli laboratori artigianali e dalle prime mostre personali e collettive a Palazzo Fortunato o a Maratea, fino a compiere un salto immenso, quasi impensabile: portare la mia visione internazionale dritta nel cuore pulsante dell'arte contemporanea mondiale, arrivando fino al MoMA di New York. Vedere il proprio nome e la propria ricerca artistica accostati a istituzioni di tale prestigio è la dimostrazione che ogni goccia di sudore e ogni scommessa fatta contro il tempo e lo spazio avevano un senso e una direzione precisa.
Tuttavia, la mia missione non si esaurisce nell'intimità del mio studio o sotto le luci dei riflettori di una performance. C’è un altro luogo, altrettanto sacro, in cui la mia arte si fa carne, e quel luogo è l'aula di scuola. Quando varco la soglia della classe, il mio essere artista e il mio essere docente si fondono in un unico, grande atto d'amore. Io amo i miei alunni come se fossero figli miei. Non mi interessa semplicemente trasmettere loro delle nozioni teoriche o delle regole geometriche; la mia missione quotidiana è accendere nei loro cuori la stessa scintilla che ha salvato e guidato me. Voglio farli innamorare dell'arte. Voglio che comprendano che il disegno e il colore non sono materie scolastiche da superare, ma formidabili strumenti di libertà, chiavi di lettura per interpretare la realtà e per dare voce alle loro emozioni più nascoste. Insegnare loro a guardare oltre la superficie delle cose, a riconoscere e difendere la bellezza, è il dono più grande che posso fare al loro futuro.
Oggi, guardando indietro alle tappe della mia vita impresse nelle fotografie, nei diplomi, nei master dedicati all'inclusione e nelle locandine delle esposizioni, non vedo solo una sequenza di traguardi professionali. Vedo una donna che non ha mai smesso di lottare, di emozionarsi e di sporcarsi le mani con la vita. Vedo un'artista che ringrazia il proprio passato per la corazza e la sensibilità che le ha donato, e che si affaccia al domani con la certezza incrollabile che, finché ci sarà colore nel mondo, ci sarà una storia meravigliosa da raccontare.