04/05/2026
𝐈𝐥 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚
‘𝑁𝑡𝑜𝑛𝑖 𝑒 𝑖 𝑠𝑎𝑠𝑠𝑜𝑙𝑖𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒
Mentre il treno fagocitava lento i binari dinanzi a sé, ‘Ntoni non poteva distogliere lo sguardo dallo spettacolo che si offriva placido ai suoi occhi. La rada di Pellaro sfavillava nell’azzurro intenso del mare, confortandolo dopo i lunghi mesi passati a sfuggire alla morte, lontano dalla sua amata Maddalena, dai suoi genitori, dai suoi fratelli, dalla sua terra, e quindi più solo, più vulnerabile. Quella vista, seppur tanto familiare, gli appariva alla stregua di un miraggio. Non gli pareva vero che quel vento carico di salsedine gli carezzasse il viso, insinuandosi prepotente attraverso il finestrino con l’impeto, e allo stesso tempo la dolcezza, di chi riaccoglie tra le braccia una persona cara che non sperava più di rivedere.
E non credeva nessuno che sarebbe tornato dalla guerra. Non erano più arrivate le lettere che, non appena gli era possibile, spediva a Maddalena e alla madre per rassicurarle.
“Non si hanno sue notizie da mesi, nessuno di quelli che sono tornati lo ha visto, non ha mandato nemmeno un’ambasciata. È morto di sicuro, è inutile farsi illusioni!” – aveva sentenziato solo pochi giorni prima ‘mmare Tita, con la mancanza di compassione di chi, avendo perso due figli in guerra, quella del ‘15 – ‘18, completamente inaridita dal proprio dolore, non si curava del dolore altrui.
Per tutte quelle volte che la morte gli era passata accanto - falciando i suoi compagni d’arme, giovani e forti, innamorati e vibranti di vita come ‘Ntoni - il dubbio che difficilmente sarebbe tornato a casa si era spesso impadronito di lui. In quei momenti, più che la sua consueta spensieratezza, gli erano di conforto le parole che recitava a bassa voce, come un’orazione, un soldato romano del suo battaglione, con cui aveva immediatamente stretto amicizia:
“Come sono belli i tuoi piedi nei sandali, o figlia di principe! Le curve dei tuoi fianchi sono come monili, opera di mani d’artista. Il tuo ombelico è una coppa rotonda dove non manca mai il vino. Il tuo ventre è un mucchio di grano circondato da gigli. I tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella. Il tuo collo come una torre d’avorio…”.
Franco – questo era il nome del suo commilitone – gli aveva confidato che quelle parole del re Salomone, apprese durante gli anni di studio in seminario, lo aiutavano a placare l’insopportabile nostalgia per la moglie, sposata solo qualche mese prima di essere chiamato alle armi. ‘Ntoni non le afferrava tutte – non aveva studiato molto lui -, ma il semplice fatto di sapere che avessero a che fare con l’amore gli bastava. E gli faceva sentire più vicina Maddalena, il cui pensiero rappresentava l’unico antidoto allo scoramento.
Quando il treno rallentò la sua indolente corsa in prossimità della stazione di Pellaro, ‘Ntoni non lasciò che si fermasse del tutto. Mentre il vagone era ancora in movimento, con un balzo si catapultò sulla banchina e iniziò a correre, con le poche energie che mesi di privazioni e di fame gli avevano lasciato in corpo, diretto senza esitazioni a San Filippo. Dai suoi fratelli e da sua madre, alla Lia, sarebbe andato subito dopo. ‘Mmare Valdina avrebbe capito, lei sapeva del suo amore per Maddalena, ne era felice, senza il malanimo tipico delle suocere. Lungo strada incrociò gli sguardi di qualche conoscente, ma nessuno lo riconobbe per come era ridotto: magro, coi capelli e la barba lunghi, l’uniforme lacera, sporco come un maiale, con lo sguardo di un invasato.
Giunto nei pressi della casa dove Maddalena viveva con i genitori e le sorelle, picchiò alla porta. Dopo qualche istante, sentì la voce di ‘mmare Catarina: “Chi è?”
“Sono ‘Ntoni. Sono tornato! Dov’è Maddalena?”.
La donna gli riservò uno sguardo tra l’incredulo e l’atterrito, come di chi si ritrovasse davanti un fantasma. “Ma… ma siete davvero voi? Madonna santissima del Carmine, vi ringrazio!!! Figghiu, non avevamo più vostre notizie, vi credevamo morto, morto! Non sapete che pena avevamo nel cuore!”
“La stessa pena la provavo io quando pensavo a tutti voi, senza sapere se vi avrei rivisto!”. E dovette trattenersi, per non lasciare trasparire l’emozione, ormai difficile da contenere. “Ma adesso, non vi offendete, lasciatemi vedere Maddalena!”.
“Non è in casa” – rispose ‘mmare Catarina.“E’ andata con Carmela a procurarsi un po’ di erba da dare alle bestie. Le trovate al Trappeto Vecchio.”
Dapprima riprendendo a correre, poi - ormai esausto, ma pur sempre mosso da un desiderio incontenibile – procedendo a passo svelto, si diresse verso il luogo che gli era stato indicato.
I sentieri, con le loro sinuosità e le loro pendenze; i terrazzamenti, attraverso cui i terreni erano stati addomesticati per renderli più facilmente coltivabili; le ortiche e i cardi pungenti, o i barboncini , tanto indolenti all’apparenza, quanto ostici da estirpare; nulla di ciò che si presentava in rapida successione davanti ai suoi occhi, per quanto lo rallentasse, costituiva un serio ostacolo al suo incedere poderoso. Poi all’improvviso, cominciarono a delinearsi due figure femminili che, implacabili, con i loro movimenti rapidi e decisi, levando in alto e lasciando ricadere all’istante la falce che tenevano in mano, stendevano al loro passaggio un tappeto uniforme di erbe recise. Alla loro vista, ‘Ntoni rallentò, riconoscendo all’istante Maddalena, dalla corporatura robusta, e accanto a lei Carmela, più snella. Finalmente sollevato dal peso che gli gravava sul cuore, si predispose a quell’incontro che desiderava da lungo tempo. Così, riappropriandosi del suo consueto buonumore, piuttosto che riprendere a correre per riabbracciare Maddalena, pensò di annunciarsi ricorrendo a un gioco, uno dei tanti scherzi che le riservava quando la vedeva accigliarsi per una qualche ragione.
Si acquattò dietro uno dei maestosi fichi d’India che circoscrivevano quel terreno e si mise a scavare alla ricerca di qualche sassolino. Una volta che ebbe trovato quelli che facevano al caso suo, ne lanciò uno verso le due sorelle, che non sembrarono accorgersi di nulla. Il secondo tentativo fu più fruttuoso. Carmela, colpita alla gamba destra, sollevò di scatto il capo, indagando lo spazio intorno a sé per capire di cosa si trattasse. Non vedendo nulla di strano, riprese il suo lavoro. A questo punto, l’artiglieria aumentò la frequenza dei colpi, indirizzandoli verso il bersaglio principale. Maddalena, sentendo un fastidio, come un picchiettio - prima ad un piede, poi alla schiena -, lasciò cadere la falce che teneva in mano, si deterse il sudore che le imperlava il viso e la fronte, ed esclamò:
“Ma chi è che si prende spasso di noi?”
“Lascia che metta le mani su questo balordo , gli farò vedere io!” – urlò Carmela, paonazza per l’irritazione.
A quel punto, un volto emaciato, ma adornato da un sorriso radioso, fece capolino dal monumentale fico d’India che si stagliava alcuni metri più in alto. Le donne strabuzzarono gli occhi e rimasero per alcuni secondi impietrite, senza dire una parola o muovere un solo muscolo.
“Vedo che non potete nascondere la contentezza di rivedermi!” – disse ‘Ntoni ridacchiando e si diresse verso di loro che, ormai libere dall’incantesimo che le aveva immobilizzate, gli si erano già mosse incontro. L’esplosione di felicità che avvinghiò ‘Ntoni e Maddalena, stretti in un abbraccio senza parole, non si sopì mai e rimase incastonata nel profondo della loro anima per tutti gli anni che la vita riservò loro di vivere assieme.
Scritto da Paolo Quattrone
𝐿𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎, 𝑎𝑝𝑝𝑒𝑛𝑎 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑡𝑎 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎 𝑑𝑖 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜, 𝑠𝑖 𝑏𝑎𝑠𝑎 𝑠𝑢 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑑𝑢𝑡𝑖, 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑖 𝑛𝑢𝑐𝑙𝑒𝑜 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙 𝑑𝑖𝑓𝑓𝑖𝑐𝑜𝑙𝑡𝑜𝑠𝑜 𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑔𝑢𝑒𝑟𝑟𝑎 (𝑆𝑒𝑐𝑜𝑛𝑑𝑎 𝐺𝑢𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑀𝑜𝑛𝑑𝑖𝑎𝑙𝑒) 𝑑𝑖 𝐴𝑛𝑡𝑜𝑛𝑖𝑜 𝑅𝑎𝑣𝑒𝑛𝑑𝑎, 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑝𝑎𝑟𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑚𝑒𝑠𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑐𝑜𝑟𝑠𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑟 𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑜𝑡𝑖𝑧𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑒́ 𝑎𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖 𝑐𝑎𝑟𝑖. 𝑈𝑛𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑖𝑣𝑎, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑓𝑢𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑝𝑝𝑎𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒, 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑠𝑠𝑒𝑐𝑜𝑛𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑎𝑚𝑏𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑓𝑎𝑠𝑐𝑖𝑠𝑡𝑎, 𝑝𝑜𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑓𝑖𝑛𝑖𝑟𝑒 𝑟𝑖𝑠𝑢𝑐𝑐ℎ𝑖𝑎𝑡𝑖 𝑛𝑒𝑙 𝑔𝑜𝑟𝑔𝑜 𝑛𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑜𝑐𝑐𝑢𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑔𝑢𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑐𝑖𝑣𝑖𝑙𝑒.
𝑇𝑢𝑡𝑡𝑎𝑣𝑖𝑎, 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑖 ℎ𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑟𝑖𝑔𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑒 𝑣𝑖𝑐𝑒𝑛𝑑𝑒, 𝑠𝑖𝑛 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑒 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑒, 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑏𝑖𝑧𝑧𝑎𝑟𝑟𝑜, 𝑐𝑖𝑜𝑒̀ 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝐴𝑛𝑡𝑜𝑛𝑖𝑜 𝑎𝑛𝑛𝑢𝑛𝑐𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑖𝑑𝑎𝑛𝑧𝑎𝑡𝑎 𝑀𝑎𝑑𝑑𝑎𝑙𝑒𝑛𝑎 𝑀𝑒𝑑𝑢𝑟𝑖, 𝑙𝑎𝑛𝑐𝑖𝑎𝑛𝑑𝑜𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑎𝑠𝑠𝑜𝑙𝑖𝑛𝑖 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑜𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑖𝑒𝑡𝑟𝑜 𝑢𝑛 𝑓𝑖𝑐𝑜 𝑑’𝐼𝑛𝑑𝑖𝑎.
𝑀𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑒̀ 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒, 𝑝𝑒𝑟 𝑢𝑛 𝑢𝑜𝑚𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑑𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑔𝑢𝑒𝑟𝑟𝑎, 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑐ℎ𝑒𝑟𝑧𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒, 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑑 𝑎𝑏𝑏𝑟𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑠𝑢𝑏𝑖𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎 𝑎𝑚𝑎𝑡𝑎? 𝐸’ 𝑖𝑛𝑐𝑟𝑒𝑑𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 - ℎ𝑜 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑡𝑜 -, 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎 𝑙𝑎 𝑠𝑐𝑒𝑛𝑎, 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑟𝑜𝑠𝑖𝑚𝑖𝑙𝑒, 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑓𝑖𝑙𝑚 ℎ𝑜𝑙𝑙𝑦𝑤𝑜𝑜𝑑𝑖𝑎𝑛𝑜. 𝐼𝑛𝑣𝑒𝑐𝑒, 𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑠𝑖𝑎𝑠𝑖 𝑓𝑖𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑎, 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑖𝑟𝑒 𝑖 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑑𝑟𝑎𝑚𝑚𝑎𝑡𝑖𝑐𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎, 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑐ℎ𝑒, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑐𝑎𝑠𝑜, ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑢𝑛 𝑙𝑖𝑒𝑡𝑜 𝑓𝑖𝑛𝑒.