16/04/2016
REFERENDUM TRIVELLE: SU COSA SIAMO CHIAMATI AD ESPRIMERCI?
Nove Consigli Regionali hanno depositato le firme necessarie per indire il voto popolare e dunque domenica saremo chiamati ad esprimerci sul primo referendum richiesto dalle Regioni.
Cerchiamo di capire, attraverso l'analisi dei punti chiave della questione referendaria, su cosa saremo chiamati ad esprimerci.
: COSA SONO?
Le trivelle sono degli strumenti utilizzati per la perforazione in profondità di un terreno, allo scopo di ricercare idrocarburi ed estrarre gas.
: SU COSA SAREMO CHIAMATI A VOTARE?
Nel referendum si chiede ai cittadini se vogliono abrogare la parte di una legge (D.Lgs. n. 152/2006 - "Norme in materia ambientale") che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12 miglia dalla costa (cioè più o meno 20 km da terra) di rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento.
ll referendum, quindi, non riguarda nuove trivellazioni, ma la possibilità per gli impianti già esistenti di continuare a operare fino a che i giacimenti sottostanti non saranno esauriti.
In pratica, una vittoria del "SI" al referendum, permetterebbe a chi ha già ottenuto le concessioni di continuare a trivellare, fino alla scadenza delle autorizzazioni. A questo punto le piattaforme verrebbero smantellate senza poter sfruttare completamente il gas o il petrolio potenzialmente estraibili.
Non cambierà invece nulla per le perforazioni su terra e in mare oltre le 12 miglia, che proseguiranno, né ci saranno variazioni per le nuove perforazioni entro le 12 miglia, già proibite dalla legge.
: LE RAGIONI DEL SI
L’estrazione di gas e idrocarburi è un’attività di per sé fortemente inquinante e pericolosa sia per la fauna ittica che per la salute umana.
Greenpeace ha pubblicato, a tal proposito, un rapporto Ispra in cui si attesta che nei sedimenti marini e nelle cozze che vivono vicino alle piattaforme analizzate sono state trovate, in alcuni casi, sostanze chimiche in quantità superiori ai limiti di legge.
: LE RAGIONI DEL NO
Contro il referendum è stato fondato il comitato “Ottimisti e razionali“ che ha risposto a Greenpeace con due sostanziali motivazioni. Innanzitutto sostenendo che i limiti di legge presi a riferimento da Greenpeace valgono per le acque che distano un miglio dalla costa, mentre le piattaforme sono più lontane e sottostanno ad altre soglie. In secondo luogo, sottolineando che proprio l’Ispra, nella sua relazione, conclude sostenendo che "non ci sono criticità per l’ecosistema marino legate alle piattaforme."
Altro punto focale dei sostenitori del "NO", sono ovviamente le conseguenze che lo smantellamento delle piattaforme avrebbero sull’occupazione, visto che migliaia di persone lavorano nel settore.
L'ASPETTO
L’aspetto politico è certamente uno dei principali motori della questione referendaria.
I sostenitori del "SI", le cui ragioni sono portate avanti dai cc.dd. comitati , spiegano che il vero scopo del referendum è lanciare un forte segnale al Governo, che scoraggi l'ulteriore sfruttamento dei combustibili fossili e che lo spinga ad interessarsi maggiormente all'utilizzo di fonti energetiche alternative.
Secondo i sostenitori del "NO", il referendum invece sarebbe lo strumento sbagliato per chiedere al Governo maggiori investimenti nelle energie rinnovabili. ll referendum sarebbe dunque solo un tentativo di alcune regioni di fare pressioni sul Governo, in un momento in cui si stanno togliendo loro numerose autonomie e competenze, anche in materia energetica.