05/12/2024
RECENSIONE ☘️
GRAZIE al critico musicale Carlo Asciutti per aver ascoltato e analizzato con attenzione il nostro ultimo progetto che potete ascoltare su tutte le piattaforme musicali online.
Di seguito le preziose parole di Carlo per noi e il nostro lavoro. 🙏🏻
BUONA LETTURA 📖
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La musica celtica irlandese nasce intorno all'anno 1600 come musica popolare e si diffonde rapidamente in Irlanda, Scozia e Galles. E' stata da sempre una forma musicale che non si è mai focalizzata, né fossilizzata, su uno stile specifico, ma che è, invece, sempre stata versatile e adattabile ad occasioni e contesti diversi: dalle melodie allegre e ritmate per la danza alle canzoni d'amore suggestive e romantiche. Nata come genere musicale circoscritto ad una élite di intenditori e riconosciuta solo dai Celti, la musica celtica irlandese è oggi apprezzata a livello globale.
Le origini del revival celtico possono farsi risalire al cosiddetto "Celtic Twilight", movimento letterario irlandese che insisteva sull'identità culturale dell'isola in contrapposizione a quella inglese. In Irlanda c'è sempre stato un forte fermento intorno allo sviluppo delle tradizioni letterarie, linguistiche e musicali, sicuramente per ribadire l'autonomia culturale nei confronti dell’Inghilterra, e gli immigrati irlandesi hanno poi contribuito a diffondere la musica e la tradizione nel Nuovo Mondo dove, fondendosi con altre tradizioni musicali, ha dato origine alla musica "country" ed al "bluegrass".
Generalmente, in questi tempi confusionali dettati da stilemi ibridi in cui l'osmosi tra diverse espressioni culturali è la prassi, quando rivolgiamo lo sguardo alla musica "celtica" l'aspetto più problematico è proprio l'uso di questa etichetta oggi divenuta alquanto vaga ed imprecisa. I veri conoscitori non amano il termine "celtico" in quanto troppo legato a quei sottoprodotti della "New Age" costituiti di estenuanti tappeti di tastiere, cornamuse, cori druidici, tutti sistematicamente e rigorosamente campionati. E qui si deve includere anche un genere musicale contemporaneo ispirato alla musica tradizionale, ma con influenze "New Age" e "World Music", reso famoso da Enya, Capercaillie, Loreena McKennitt per menzionare solo alcuni degli artisti più popolari tra i tanti che spaziano in questo circuito specifico.
Chi ama questa musica sa che, invece, è fatta di danze travolgenti, di semplici e struggenti melodie, di epiche ballate che si perdono nelle nebbie di un antichissimo folklore pre-cristiano, politeista e pagano. L'apprezzamento conoscitivo della musica celtica in Italia risale agli albori degli anni Settanta ed è legata alla vasta diffusione e grande interesse per il movimento dedicato al folk-revival, al risorgimento ed alla riscoperta di tradizioni solo temporaneamente abbandonate, dimenticate e sepolte dall'insorgenza di numerosi trends musicali giovanili sorti nell'immediato dopo-guerra, dal rock'n'roll al beat, dalla psichedelia al progressive fino alle recentissime contaminazioni di nuovi generi ibridi. All'inizio di tale risorgimento folkloristico d'oltremanica si ascoltavano soprattutto i gruppi irlandesi come i Chieftains, i Planxty, i Dubliners, ma poi sono arrivate anche da noi le suggestive atmosfere bretoni di Alan Stivell o le vivaci danze galiziane di Carlos Nuñez.
Il cuore di questa tradizione musicale è costituito da un vasto repertorio di danze: jig, reel, strathspey e hornpipe in Scozia e Irlanda, an dro e gavotta in Bretagna, muñeira in Galizia. Anche il mosaico degli strumenti è particolarmente variegato, con violino, arpa, flauto traverso, tin-whistle (il flautino di metallo), uilleann pipe, banjo, concertina e chitarra. Da diversi anni figura nei complessi anche una particolare variante del bouzouki greco, riadattato dai liutai irlandesi e reso celebre da interpreti come Donal Lunny e Alec Finn. E le percussioni, dal suono inconfondibile: il bodhran, gli Irish spoons (cucchiai) e, anticamente, gli Irish bones (ossa) impiegati con una tecnica che ricorda quella delle Spanish castanets (nacchere). Un discorso a parte meritano le cornamuse nelle mille varianti locali, dalla possente highland pipes scozzese, al minuscolo e stridente biniou bretone, dalla delicata e cortese Northumbrian pipes alla incisiva gaita galiziana. Tra tutte la più versatile e complessa è certamente quella irlandese, la Uilleann pipe dotata anche di particolari chiavi che permettono di realizzare degli accordi. Non si dimentichi poi il repertorio vocale, spesso in gaelico, con le ballate d'amore, i canti delle rivolte giacobite e dell'indipendenza irlandese, le saghe dei marinai, le spacconate degli ubriachi. Elfi, fate, ninfe, gnomi, streghe, trolls e molte altre creature soprannaturali affascinanti e misteriose abitano dalle lontane origini, tutti assieme appassionatamente, questo mondo melodiosamente incantato. I Celti, cercando di proteggersi da questi esseri e volendosi assicurare la loro benevolenza, tentavano di comunicare con loro e scrivevano musiche prevalentemente dolci, utilizzando strumenti dai suoni soffusi o cristallini, con lo scopo di ammaliare queste strane creature. Molte composizioni di origine celtica irlandese erano accompagnate da testi che descrivevano i loro poteri e i luoghi nascosti in cui abitavano, complice la bellezza delle magiche foreste irlandesi. Altre volte invece si trattava di musiche prive di parole, ma che riuscivano ad evocare perfettamente l'atmosfera di un regno fantastico e lontano.
Non una musica quindi, ma tante musiche che ci raccontano l'anima di uno dei popoli più antichi d'Europa.
Nella nostra terra, gli Italiani, oltre ad ascoltare questa musica, hanno ben presto cominciato a suonarla, esercitandosi in interminabili sessions nei pubs, tra un boccale di birra e l'altro, e oggi, lungo tutto il territorio della nostra pen*sola, c'è un fitto tessuto di gruppi amatoriali e professionisti sul modello di quelli irlandesi, scozzesi e bretoni. Tra i tanti esempi di gruppi dedicati alla musica "celtica" si distinguono gli ormai celebri Glueckners con numerose composizioni al loro attivo, diverse registrazioni discografiche pubblicate su CD durante gli ultimi anni. L'ultima loro pubblicazione discografica si intitola "On The Clover Road" e si mantiene sul consueto tracciato musicale a cui siamo ormai abituati. Le contaminazioni tipicamente "country", sotto forma di piacevolissime ballads quasi sempre impreziosite dall'imprescindibile vena "irish", non mancano e sono decisamente evidenti in brani come "My Suitcase", "Quello Che Resta Di Me", "Danny Boy" e "Non Sparate Sul Barista". Gli altri brani, tutti eseguiti magistralmente dall'organico, riflettono, nella loro interezza, lo spirito intatto degli originali storici tramandati dalla tradizione folk irlandese. Per esempio, tra gli altri in questa sede proposti, "Drowsy Maggie" è uno dei reels tradizionali più popolari nella musica irlandese odierna e qui i Glueckners danno veramente prova dei loro skills strumentali. Un plauso alla bravissima cantante la cui voce iper-melodiosa riesce ad intrecciare al telaio musicale i fili della trama con quelli dell'ordito. Ottimo album di qualità compositiva, interpretativa ed esecutiva. Un viaggio alla riscoperta di una terra sorprendente, sulla strada del trifoglio/quadrifoglio, con una semplice valigia piena di sogni da concretizzare, di nebbie secolari da diradare, di tante gioie e malinconie scolpite nei cromosomi delle nostre vittorie e delle nostre sconfitte, di anèliti di libertà da schiavitù vecchie quanto il mondo, di sommessi desideri di maggiori comprensioni universali, di tutto e di più nell'incontrovertibile certezza di una futura, più intima e soggettiva, conoscenza di una incommensurabile dimensione a-spaziale e a-temporale. Ascolto e acquisto consigliati! [Carlo Asciutti]
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