14/07/2026
La personale di Onorio Bravi "22 come gli Arcani Maggiori" a cura di Sebastiano Bacchi, con testi a catalogo di Andrea Vitali e Sebastiano Bacchi, rimarrà allestita fino al 25 luglio e sarà aperta al pubblico dal martedì al venerdì dalle 20:30 alle 22:30.
Il 22 luglio alle ore 21:00 è programmata una conversazione su “Il simbolismo del colore nei tarocchi” con Sebastiano Bacchi e Onorio Bravi. Ingresso libero.
* * * * *
Undici domande a Onorio Bravi sulla sua arte
Testo a catalogo di Sebastiano Bacchi
01 – Come ti sei avvicinato alla carriera di artista?
All’età di undici anni, nel 1966, dopo l’esame di quinta elementare, trascorsi l’estate a Bologna, ospite di mia zia Lidia. La sorella di mia madre amava il mondo esoterico e leggeva le carte dei tarocchi a conoscenti ed amici. Ricordo che mi regalò un kit per lo sviluppo manuale di fotografia che mi interessò e mi coinvolse tantissimo. Al rientro, dopo il soggiorno bolognese, vicino la mia abitazione a San Zaccaria in località Erbosa (a Ravenna), ebbi l’occasione ed il piacere di assistere alla realizzazione di un graffito di grandi dimensioni sulla facciata della casa di Renato Sintoni. Era un’opera realizzata dalla pittrice forlivese Irene Ugolini Zoli. Sicuramente questi eventi hanno suscitato in me stimoli, interessi e curiosità verso l’Arte del fare.
02 – Quale è stata la tua formazione di artista? Quale è stato il tuo percorso di studi?
Mia madre Maria, ha sempre sostenuto con orgoglio che, sin da bambino, ero appassionato al disegno ed ero attirato ed incantato dai colori. Dal punto di vista scolastico, inizialmente ho affrontato un indirizzo tecnico, poi ho completato gli studi regolari all’Accademia di Belle Arti nei primi anni Novanta. Per una decina d’anni (da fine anni Settanta fino agli anni Ottanta) ho condiviso un percorso lavorativo con l’artista Giovanni Strada con il quale ho approfondito varie tecniche artistiche. In seguito ho frequentato corsi d’incisione a Forlì, tenuti dall’incisore Guerriero Cortini; corsi di pittura e graffito tenuti da Irene Ugolini Zoli, pittrice forlivese e grande amica della mia maestra elementare Ines Perlini (anch’essa pittrice). Infine mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Ricordo con piacere alcuni docenti con i quali ho stretto legami di amicizia: Claudio Spadoni, Matteo Accarino, Giorgio Alberto Cassani, Vittorio D’augusta e Radu Dragumirescu.
03 – Quale è la tua metodologia di lavoro? Come avviene il tuo processo creativo?
Il mio processo creativo è lungo e meditato. Nel tempo molti lavori vengono ripresi e completati. Le opere vengono ripensate, aggiornate, modificate in tempi successivi. Nei miei Cicli di lavoro oltre alla riflessione e alla meditazione, la memoria diventa un’assoluta protagonista. Parto sempre da disegni, schizzi preparatori che sono realizzati senza un progetto preliminare, seguendo il mio istinto immaginario, ricerco e recupero dentro di me immagini che mi sono rimaste impresse da tempi immemori.
La mia produzione artistica avviene per tematiche. Mi piace indagare e sviluppare le varie tecniche che affronto: il disegno, l’incisione, la pittura, la scultura, il mosaico. In questi ultimi anni, mi sono concentrato sulla pittura e sulla xilografia. Il mondo arcaico e primitivo mi appassiona da sempre. Tutto quello che c’è stato prima di noi, credo che inconsciamente si imprima nella nostra memoria per poi accompagnarci nel nostro viaggio artistico e di vita. Mi emoziono e mi stupisco per elementi naturali ed immaginari, come un cielo, un’architettura, un incontro, un paesaggio.
04 – Quali sono le tue principali fonti di ispirazione? Sono cambiate nel tempo?
Le mie fonti di ispirazione sono i luoghi fantastici, frutto del mio immaginario, del mio indagare nel passato e nel futuro. Credo che il sogno sia una componente fondamentale delle mie opere. Sono altresì certo che il mistero della vita ci porti a credere ed elementi superiori ed ancestrali, in un mondo soprasensibile Cosa ci attende non possiamo saperlo, ma di sicuro ipotizzarlo è sognare. Questa tensione mi accompagna e si riflette sempre nelle mie realizzazioni.
05 – Cosa rappresentano le tue figure o apparizioni?
Le sagome, le figure che ambientano i miei paesaggi immaginari sembrano attendere, aspettare elementi e situazioni tali da consentirci una vita migliore, la speranza di intravvedere un domani in grado di rispondere alle esigenze delle persone.
06 – Lavori molto sui simboli e sugli archetipi, in particolare i sogni, i tarocchi e i colori sono soggetti ricorrenti. Nel vasto mondo onirico, quali altre tematiche ti interessano maggiormente?
Lavoro molto sui Simboli perché il simbolo non si limita a rappresentare, ma evoca una realtà diversa dal reale.
Gli archetipi sono dei modelli universali primordiali che sono presenti in tutte le epoche; sono come delle immagini radicate nell’inconscio collettivo ereditate alla nascita.
Il Graffio mi appartiene. In esso ritrovo la risposta al bisogno di penetrare le forme rappresentate, mentre nella pittura amo accarezzare il supporto con i forti cromatismi del colore. Il segno, il graffio che incide la lastra è come la linea del graffito. È il richiamo ad una impronta antica, è una traccia evidente nel racconto dell’immaginario che emerge dalla trama.
07 – Oltre al disegno, all’incisione e alla pittura, quali altre tecniche e forme artistiche utilizzi?
Il disegno mi permette di strutturare l’opera. Il colore mi trasmette tanta gioia. Il mosaico, che ritengo una delle tecniche più complete, mi impone riflessione e meditazione. La xilografia è il Togliere, lo scavare con le sgorbie e si avvicina alla scultura; la fotografia consente di catturare il momento, l’attimo. La scultura, il movimento e l’espressione.
Nel mio percorso artistico ho avuto modo di approfondire diverse tecniche: disegno e pittura dal vero, la fotografia, la scenografia, il mosaico, la scultura. Una delle tecniche che ad oggi non ho approfondito è la ceramica, ma penso che mi piacerebbe sperimentarla al più presto.
Mi piace ricordare un’esperienza tecnico-artistica nell’ambito della scenografia. Dalla fine degli anni Ottanta ho collaborato con il gruppo dei “Carristi di Massa Forese” nell’allestimento di carri allegorici. Curavo i progetti e le scenografie. Una bella fucina, una stimolante avventura ricca sia per i rapporti umani che per le suggestioni immaginative. Un’esperienza che sicuramente mi ha aiutato nella crescita artistica. Ho imparato a non improvvisare mai, ad avere una disciplina progettuale. Le mie opere nascono e si sviluppano sempre seguendo un progetto ben preciso. L’idea si fa disegno, anche se poi quando dipingo o incido, talvolta mi lascio trasportare come che ci fosse qualcuno che mi guida a mia insaputa.
Mi piace lavorare per fasi. Sviluppo le mie riflessioni e quella narrazione visionaria tipica delle mie tematiche, usando svariate tecniche.
08 – Come è cambiata nel tempo la tua arte?
Sicuramente la mia pittura degli anni Settanta e Ottanta era concentrata sulla ricerca realistica (osservazione analitica, soggetti comuni, oggettività), sullo studio della struttura (costruzione dei volumi, prospettiva e proporzioni) e della tecnica (rilievo e chiaroscuro). Una indagine compositiva attraverso l’esame e la valutazione della natura e del vero. Poi l’osservazione e le analisi della tonalità cromatiche e dei relativi accostamenti mi hanno accompagnato per tutti gli anni Novanta. Le ho vissute anche in modo esasperato attraverso sfumature, ombre, declinazioni e gradazioni terrose, nebbiose e soprattutto notturne. In quel tempo, mi ero fatto sedurre e conquistare da quel clima del paesaggio che diviene un sentire interiore. Da quelle atmosfere nebbiose mi sono in seguito liberato grazie al ricordo dell’esperienza vissuta in Algeria, che fu breve ma intensa, e anche grazie al ricordo dei luoghi della mia infanzia, e il paesaggio indimenticabile della mia casa natia (Razòl) ubicata tra Portico di Romagna e San Benedetto di Forlì. Il periodo delle vedute (ambienti e scene) e dei soggetti onirici, fantastici e immaginifici iniziò proprio negli anni Novanta.
09 - Cosa caratterizza la tua produzione artistica? Esiste un elemento comune che collega i tuoi lavori?
Penso che ciò che caratterizza la mia produzione artistica sia la mia cifra stilistica. Dal segno, al disegno, dalla pittura, e all’incisione. Amo lo sviluppo dei temi affrontati sempre per cicli che includono varie tecniche, ma sempre riconducibili al mio segno.
Credo che l’artista debba sempre essere limpido, vero ed autentico, Deve guardare nella profondità di sé stesso, ricercare la propria identità specchiandosi nella diversità dell’altro. Il viaggio che conduce oltre e lontano, inizia sempre dentro di noi.
10 - Progetti futuri?
Attualmente sto lavorando al ciclo “Razòl” che è una riflessione e un ricordo del paesaggio della mia infanzia. Poi, vorrei continuare con la mia ricerca artistica, proporre sempre esposizioni ed installazioni mai assolutamente “Già fatte” o “ripetitive” e, cosa non facile, cercare di aggiungere nuovi piccoli tasselli all’arte da tramandare ai posteri.
11 - Un sogno o un desiderio da realizzare?
Un mio sogno è quello di andare avanti sempre con atteggiamento “positivo” (e costruttivo). Penso che i pittori, i poeti, i musicisti, gli intellettuali in genere, possano contribuire con il proprio lavoro e la propria creatività al miglioramento della società. Ritengo che gli artisti siano il sale indispensabile della terra. Monsignor Pietro Sambi ha definito l’Arte come “l’ottavo sacramento”. Vasilij Kandinskij sosteneva che l’Arte fosse un “risarcimento spirituale” per l’uomo.
Ph. Domenico Bressan