19/08/2026
Dichiarazione dell"Assessore Fabio Sbaraglia:
"I flussi migratori ci sono, esistono da sempre, e continueranno ad esistere finché qualcuno sarà disposto a sacrificare tutto nella speranza di cercare una vita migliore. L'Italia è attualmente un paese di migranti economici con migliaia di giovani che ogni anno scelgono di andare all'estero per trovare prospettive di vita migliori.
Da quando è in carica il Governo Meloni, e più precisamente dalla fine del 2022, Ravenna è diventata per prassi città di sbarco per le persone migranti recuperate nel mediterraneo centrale ("di sbarco" ma non di successiva permanenza nella stragrande maggioranza dei casi).
E proprio ieri è arrivata qui la ventottesima nave che in quattro anni questo Governo ha "dirottato" su Ravenna.
Quello che un Governo potrebbe, e dovrebbe, fare è dotarsi di una politica in materia di immigrazione. E' sua competenza, non dei territori. Finendola per esempio di trattare con misure emergenziali un fenomeno che negli anni non ha fatto invece che consolidarsi. Smettendo di scaricare sulle città l'impatto sociale di questa totale assenza di prospettiva. Da un Governo serio ci aspetteremmo percorsi strutturati di accoglienza efficaci per permettere alle persone di avviare percorsi di integrazione reale. O anche solo rispettare i tempi e le procedure che lo Stato stesso si da in materia di rilascio di permessi di soggiorno per chi in possesso dei requisiti necessari. Perchè la prospettiva lavorativa, familiare, di una vita intera, per migliaia di persone che un percorso virtuoso lo hanno intrapreso, può essere facilmente vanificato da banale quanto frequente un ritardo burocratico. E questo non è accettabile.
Quello che un Sindaco e un'amministrazione non possono fare è impedire gli sbarchi. E per fortuna, dico io. Non possono farlo, giustamente, perché si tratta di una competenza dello Stato, perchè il perimetro del fenomeno non è locale. Questo è un concetto minimo, base, che dovrebbe essere oramai patrimonio comune, per intavolare qualsiasi discussione che, al bar come in consiglio comunale, pretenda di non essere derubricata a pura stupidaggine. Quello che può fare un Comune serio è mettersi a disposizione per agevolare e rendere le operazioni efficaci e ordinate ai fini della tutela della salute, dell'ordine pubblico e della dignità delle persone coinvolte. E anche ieri, come ogni volta, la collaudata macchina organizzativa messa a punto in questi anni in collaborazione con gli altri organi istituzionali, forze dell'ordine e volontari ha funzionato bene.
Continuiamo a chiedere dignità per i territori, che non possono continuare a non essere minimamente coinvolti e adeguatamente sostenuti in questa materia. E continuiamo a chiedere dignità per le persone."
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Si sono concluse le operazioni di identificazione e screening delle 73 persone approdate nelle nostre banchine dopo il salvataggio in mare da parte della nave SOS Humanity 1 e l’identificazione di Ravenna, da parte del Governo, come porto di sbarco.
Come per tutti gli arrivi precedenti, la stragrande maggioranza di queste persone - 67 in questo caso - dopo essere arrivata in un porto del Nord Italia raggiungerà le più diverse province d’Italia, Sud compreso.
In quattro anni di governo Meloni sono sbarcati, in tutto il paese, oltre 150.000 persone in più rispetto alla legislatura precedente.
Nel frattempo, però, nulla è migliorato nei percorsi di gestione: negli stanziamenti per l’insegnamento della lingua italiana, per la valorizzazione delle competenze e per i percorsi di formazione professionale per gli stranieri; questo ha reso estremamente difficile e tortuoso ogni percorso di integrazione per chi è comunque destinato a rimanere nel territorio.
Si è complicato quindi il lavoro delle ONG, costrette a inutili giornate di navigazione in più e a lasciare che queste persone scendano dalle navi in condizioni di incertezza, abbandono ed esclusione. In nessun conto è poi tenuto chi invece vorrebbe raggiungere affetti in altri paesi europei, anzi le “minacce” sulla sospensione di Schengen rischiano di diventare un boomerang per un paese come il nostro al centro del Mediterraneo.
Siamo quindi di fronte ad una NON gestione del fenomeno che ha una ragione profonda: alimentare paure e odio, generare nemici ben identificabili e, allo stesso tempo, scaricare sui territori e sui Comuni la gestione quotidiana di persone a cui non si prospetta nessun futuro o autonomia, ma che si rende facili prede di fenomeni illegali e/o criminali.
Tutto questo, inevitabilmente, genera insicurezza.
In quest’ultimo anno abbiamo ottenuto un riequilibrio nell’assegnazione fra i porti italiani, ma molto rimane da fare per creare percorsi che, mettendo al centro l’integrazione sociale, linguistica e lavorativa, garantiscano valorizzazione delle persone e sicurezza delle comunità.
Se si lavorasse tutti insieme per questo obiettivo, anziché raccontare falsità ai cittadini quando si è all’opposizione, per poi fare il contrario quando si è al Governo, probabilmente ne gioverebbe la credibilità della politica e anche la coesione della società.