SiciliAntica Randazzo

SiciliAntica Randazzo SiciliAntica è un'associazione di volontariato culturale presente in tutta la Sicilia

SiciliAntica, sede di Randazzo, esprime piena vicinanza al Comune di Messina, alla Direzione del MuMe (Museo Regionale I...
16/08/2026

SiciliAntica, sede di Randazzo, esprime piena vicinanza al Comune di Messina, alla Direzione del MuMe (Museo Regionale Interdisciplinare "Maria Accascina") e a tutta la cittadinanza messinese per il grave furto che ha colpito il patrimonio artistico cittadino nella serata del 15 agosto.

La sottrazione di quattro opere attribuite ad Antonello da Messina, tre tavole del Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, rappresenta una perdita che va oltre il valore materiale. Colpisce l'identità storica e culturale di Messina e dell'intera Sicilia, un patrimonio che come associazione abbiamo a cuore e ci impegniamo quotidianamente a tutelare e valorizzare.

Ringraziamo le forze dell'ordine e gli specialisti della Scientifica per l'impegno profuso nelle indagini e ci auguriamo un pronto recupero delle opere trafugate.

La Sicilia intera è vicina a Messina.
SiciliAntica, Sede di Randazzo.

RANDAZZO, AGOSTO 1943: NOMI, NUMERI E UNA MEMORIA DA RICOSTRUIRE INSIEMECi sono tre nomi che la nostra comunità porta co...
13/08/2026

RANDAZZO, AGOSTO 1943: NOMI, NUMERI E UNA MEMORIA DA RICOSTRUIRE INSIEME

Ci sono tre nomi che la nostra comunità porta con sé da ottantatré anni: Enrico La Piana, Nunzio Romano e Carmelo Quagliata.

Enrico La Piana, dipendente del comune di Randazzo di 50 anni, Nunzio Romano, di 32 anni, e Carmelo Quagliata risultano legati alle violenze commesse dalle truppe tedesche in ritirata nella zona di Randazzo, secondo la documentazione raccolta finora. Le fonti raccontano che le vittime avevano reagito a saccheggi e a tentativi di stupro da parte dei soldati tedeschi, e per questo furono uccise con armi da fuoco.
Sulla data della morte di Enrico La Piana non c'è accordo unanime tra le fonti. Alcune ricostruzioni indicano genericamente l'inizio di agosto 1943. I familiari di Enrico La Piana, che ringraziamo per aver condiviso con noi la memoria di famiglia, indicano invece il 10 agosto: una data che si inserisce coerentemente nella fase in cui i reparti tedeschi in ritirata da Randazzo si trovavano nelle campagne circostanti, prima di dirigersi verso Messina.

Per questo facciamo un appello alla nostra comunità. Se qualcuno conserva testimonianze di famiglia, documenti, fotografie o anche solo ricordi tramandati su Enrico La Piana, Nunzio Romano o Carmelo Quagliata, la nostra associazione è pronta ad ascoltare e a raccogliere. Ogni dettaglio, anche piccolo, può aiutare a colmare un vuoto che i documenti ufficiali, da soli, non riescono a chiudere.

C'è poi un riconoscimento che riguarda l'intera città, e che vogliamo ricordare con la stessa cura. Il 25 gennaio 2005 il Presidente della Repubblica ha conferito al Comune di Randazzo la Medaglia d'argento al merito civile. La motivazione ufficiale ricorda una città che, per la sua posizione strategicamente favorevole, fu occupata dall'esercito tedesco e sottoposta per trentuno giorni a violentissimi bombardamenti, tanto da essere definita "la Cassino di Sicilia", bombardamenti che provocarono numerose vittime civili e la distruzione dell'intero abitato. Il testo si chiude con parole che ancora oggi parlano a tutti noi: "Ammirevole esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio." Il periodo indicato nel decreto è quello compreso tra il 13 luglio e il 13 agosto 1943, esattamente i giorni che stiamo raccontando in questi post.

Ma quante furono davvero, quelle vittime civili di cui parla il decreto presidenziale, al di là dei nomi che siamo riusciti a documentare? Anche qui dobbiamo fermarci e raccontare con onestà quello che sappiamo e quello che, probabilmente, non sapremo mai con precisione. Alla popolazione fu dato l'ordine di sfollare, e la gente non trovò altro rifugio che i casolari di campagna, le cantine e i palmenti dei vigneti sparsi lungo le pendici dell'Etna, in contrada Mercurio, o alla Cisternazza, o al Pirao, a Rocca Mandorle, oppure negli anfratti e nelle numerosissime grotte che si aprono lungo il fiume Alcantara nel ciglione lavico su cui sorge Randazzo, o a est della città, nelle zone di Allegracore e Città Vecchia, o sui Nebrodi nelle zone di Monte Colla, contrada Vallebene, o in contrada Cannata o in altre ancora.

Al suono della sirena che annunciava l'arrivo dei bombardieri, ognuno si nascondeva dove poteva: in particolare, per sfuggire alle schegge vaganti prodotte dalle esplosioni, ci si rifugiava dentro i tini dei palmenti, che si rivelarono molto più sicuri di altri ripari. I più fortunati vivevano con quel poco che si era riusciti a portare da casa, e con quel poco che la natura e i pochi animali potevano offrire, ma ci furono tanti randazzesi che in quei giorni patirono la fame.

Non tutti, però, lasciarono la città. Diversi civili trovarono la morte proprio sotto i bombardamenti, per aver voluto restare, rifugiandosi nelle chiese nella convinzione che sarebbero state risparmiate. Le cattedrali di San Nicola e di San Martino, insieme a tante altre piccole chiese cittadine, non furono invece risparmiate affatto, e subirono la stessa sorte delle abitazioni private. La perdita del patrimonio artistico e monumentale fu enorme: il 75% del patrimonio immobiliare della città venne abbattuto, e con esso andarono perduti tesori d'arte che Randazzo custodiva da secoli.

A Randazzo, però, non fu mai realizzato, nell'immediato dopoguerra, un censimento organico delle vittime civili dei bombardamenti, come invece avvenne in altre città italiane. Questo significa che il numero reale di chi p***e la vita in quei trentuno giorni resta, ancora oggi, un dato incerto, distinto e più ampio rispetto ai tre nomi che siamo riusciti a documentare con precisione. Va inoltre considerato un aspetto che spesso sfugge quando si parla di bombardamenti: non tutte le vittime morirono nell'istante stesso dello scoppio. Alcune persone, colpite da schegge o ferite gravemente durante le incursioni, potrebbero essere decedute nei giorni o nelle settimane successive, per le conseguenze di quelle ferite. Queste morti andrebbero comunque inserite tra le vittime causate dai bombardamenti, ma è proprio questo tipo di dato, quello legato ai decessi differiti, a essere il più difficile da ricostruire a distanza di ottant'anni, in assenza di un registro dedicato.

Dietro quella medaglia, infine, c'è anche una domanda che la ricerca storica non ha ancora del tutto sciolto: chi comandava realmente a Randazzo nei giorni delle uccisioni di Enrico La Piana, Nunzio Romano e Carmelo Quagliata? Non possiamo dire semplicemente che comandava Rodt. Il generale Eberhard Rodt guidava la 15ª Panzergrenadier-Division, che in quei giorni di inizio agosto era ancora impegnata nel settore di Troina, e raggiunse Randazzo soltanto più avanti, muovendo verso Cesarò il 6 agosto e arrivando in città l'8. Al vertice italiano restava il generale Alfredo Guzzoni, comandante della 6ª Armata, mentre sul versante tedesco il comando generale delle forze in Sicilia faceva capo al generale Hans Valentin Hube. Proprio in quei giorni la catena di comando stava cambiando: gli ordini per il passaggio del comando operativo delle forze italiane al 14° Panzerkorps tedesco furono predisposti il 1° agosto, e il passaggio effettivo avvenne il 2 agosto alle ore dodici. Ma questo passaggio di comando, per quanto importante, non permette da solo di stabilire chi ordinò o eseguì materialmente l'uccisione dei nostri concittadini. Il reparto specifico presente a Randazzo in quei giorni, e il nome del suo comandante locale, restano ancora da identificare.

È una ricerca che continua, fatta di documenti ufficiali, di fonti che a volte si contraddicono, e soprattutto della memoria che le famiglie randazzesi custodiscono da generazioni. Come associazione, stiamo lavorando per incrociare le diverse fonti disponibili, tra memoria orale, documentazione ecclesiastica, registri comunali superstiti e studi già pubblicati, nella speranza di restituire, in futuro, un quadro più chiaro e completo. Enrico La Piana, Nunzio Romano, Carmelo Quagliata, e con loro tutti i randazzesi caduti sotto le bombe di cui non conosciamo nemmeno il numero esatto: non sono soltanto nomi in un elenco, o l'assenza di un elenco. Sono parte della storia della nostra città, e la nostra città ha il dovere di continuare a cercare, finché ogni domanda non avrà una risposta.


13/08/2026

13 AGOSTO 1943: RANDAZZO È LIBERA. LA FINE DI TRENTUN GIORNI DI GUERRA

Il 13 agosto 1943 la 9ª Divisione statunitense, spingendo verso est lungo la Statale 120 in direzione di Messina, entrò a Randazzo. Fu l'ultimo, decisivo passo di una manovra a tenaglia che aveva stretto la città da più lati: da sud, attraverso l'asse Bronte-Cesarò, e da nord, con l'aggiramento del 60° Reggimento fanteria verso Floresta, che aveva già tagliato la strada tra Capo d'Orlando e Randazzo. Con la caduta della città, anche il 30° Corpo britannico, che da giorni combatteva sul versante occidentale dell'Etna, si trovò la strada finalmente libera davanti a sé.

Ma i soldati alleati non entrarono in una città che li accoglieva: entrarono in un cumulo di macerie. Durante la notte tra il 12 e il 13 agosto le truppe tedesche, nel loro sganciamento finale verso Messina, avevano minato e distrutto ponti, strade e infrastrutture per rallentare l'inseguimento. Della Randazzo che i suoi abitanti conoscevano restava ben poco: il 75% del patrimonio immobiliare era stato abbattuto, le cattedrali di San Nicola e di San Martino erano ridotte a rovine insieme a gran parte delle chiese cittadine, e con esse erano andati perduti secoli di arte e di storia.

C'è un dettaglio che vale la pena raccontare, perché dice molto sull'assurdità della guerra: secondo alcune fonti, gli Alleati continuarono a colpire Randazzo anche nelle sue ultime ore, convinti sulla base di informazioni sbagliate che vi fossero ancora nascoste ingenti forze tedesche. Randazzo pagò quindi un prezzo altissimo anche per un errore di intelligence, oltre che per la sua reale importanza strategica come nodo di comunicazione tra le due coste dell'isola.

Randazzo, che per la sua bellezza e vivacità, veniva anche chiamata la "Siena della Sicilia", si ritrovò quel giorno svuotata di tutto, tranne che da quasi tutti i randazzesi che non vollero abbandonare, e dai vicini nascondigli nelle campagne, nei palmenti, nelle grotte, anfratti, nei quali erano in attesa che il fragore finisse.

Trentun giorni. È il tempo che va dal primo bombardamento del 13 luglio alla liberazione del 13 agosto 1943, lo stesso periodo che il Presidente della Repubblica avrebbe ricordato decenni più tardi nella motivazione della Medaglia d'argento al merito civile conferita al nostro Comune: una città che, per la sua posizione strategicamente favorevole, fu occupata dall'esercito tedesco e sottoposta a violentissimi bombardamenti, tanto da essere definita "la Cassino di Sicilia".

Il 13 agosto non fu quindi un giorno di festa, come spesso si immagina una liberazione. Fu il giorno in cui il fragore finalmente cessò, e in cui i randazzesi, uscendo dai loro rifugi di fortuna, si trovarono davanti l'ampiezza reale di ciò che avevano perso. La libertà, per Randazzo, arrivò insieme alle macerie della propria casa.

Randazzo, agosto 1943 – La ritirata tedesca: come i tedeschi riuscirono a sfuggire all'accerchiamentoLa caduta di Randaz...
13/08/2026

Randazzo, agosto 1943 – La ritirata tedesca: come i tedeschi riuscirono a sfuggire all'accerchiamento

La caduta di Randazzo il 13 agosto 1943 potrebbe sembrare, a prima vista, il risultato naturale di una città ormai circondata e difesa da un esercito tedesco in fuga.

Ma la documentazione militare racconta una storia più complessa.

Gli americani stavano cercando di chiudere la strada ai tedeschi. I tedeschi, invece, stavano già preparando il loro sganciamento. E alla fine riuscirono a farlo prima che l'accerchiamento fosse completo.

La ricostruzione che segue si basa principalmente sulla storia ufficiale dell'esercito americano Sicily and the Surrender of Italy, di Albert N. Garland e Howard McGaw Smyth (Center of Military History, United States Army), il volume di riferimento sulla campagna di Sicilia nella serie "United States Army in World War II".

Randazzo: l'ultima grande posizione tedesca

Dopo la caduta di Troina e Cesarò, Randazzo diventò uno dei punti strategicamente più importanti della difesa tedesca. La città dominava diverse direttrici fondamentali verso il nord-est della Sicilia e verso Messina, e la sua tenuta permetteva alle forze principali tedesche di guadagnare tempo mentre si ritiravano verso il continente.

Garland e Smyth definiscono Randazzo un punto vitale per la ritirata tedesca. Gli Alleati lo avevano capito perfettamente: per questo la città fu sottoposta a bombardamenti violentissimi e divenne il centro di una manovra di aggiramento da più direzioni.

8 agosto: gli americani arrivano a Cesarò

Il 60th Infantry Regiment della 9th Infantry Division americana, comandato dal colonnello Frederick J. De Rohan, aveva attraversato un terreno estremamente difficile. L' 8 agosto gli americani conquistarono Cesarò, e da quel momento la direttrice verso Randazzo divenne concreta: anche se la strada non era affatto libera, perché i tedeschi stavano combattendo proprio per impedire agli americani di arrivarci rapidamente, mentre predisponevano la propria ritirata.

8-9 agosto: i tedeschi si attestano a Randazzo

Il Panzergrenadier-Regiment 104, appartenente alla 15. Panzergrenadier-Division, raggiunse Randazzo nella fase dell'8 agosto. Non va immaginata però l'intera divisione concentrata nella città: la 15. Panzergrenadier-Division era ormai frammentata in diversi gruppi e Kampfgruppen, e Randazzo era una posizione difensiva in cui convergevano elementi tedeschi diversi, mentre altre formazioni combattevano o si ritiravano su altri assi.

Sul piano dell'armamento, non è possibile ricostruire con precisione quali pezzi fossero schierati in città giorno per giorno: l'organico della 15. Panzergrenadier-Division comprendeva mezzi corazzati, artiglieria e contraerea, ma attribuire specifiche armi a Randazzo richiederebbe una documentazione d'archivio (Kriegstagebücher, Meldungen) che al momento non abbiamo. Ci limitiamo quindi a un dato generico ma verificato: una fonte giornalistica coeva, il settimanale TIME, descrisse Randazzo come l'ultimo caposaldo della linea dell'Etna, difeso da circa 500-600 uomini che opponevano mitragliatrici, cannoni e mine alla pressione alleata. Il quadro che ne emerge è quello di una difesa organizzata su più armi (fanteria, armi automatiche, artiglieria, demolizioni), coerente con la natura di retroguardia della posizione, senza però la pretesa di elencare pezzo per pezzo l'armamento presente.

Il piano alleato: prendere Randazzo e tagliare la ritirata

L'obiettivo americano non era soltanto conquistare la città, ma soprattutto impedire ai tedeschi di uscirne. Da sud e sud-ovest avanzavano le forze americane verso Randazzo; a nord si muoveva il 60th Infantry Regiment lungo la direttrice di Floresta, che avrebbe permesso di tagliare le vie di comunicazione a nord della città. Se gli americani fossero arrivati abbastanza rapidamente, la ritirata tedesca sarebbe rimasta bloccata. Evitare questo era il compito del generale Eberhard Rodt, comandante della 15. Panzergrenadier-Division.

10 agosto: cambia tutto

Il 10 agosto si apre la fase decisiva dell'evacuazione tedesca della Sicilia (il generale Hube aveva già indicato la 15. Panzergrenadier-Division come la prima divisione da far evacuare dall'isola). Da questo momento la difesa di Randazzo va interpretata come una battaglia di retroguardia: ogni ora guadagnata significa più tempo per far defluire verso nord-est colonne, mezzi, artiglieria e personale diretti a Messina. Randazzo doveva resistere abbastanza a lungo, ma senza diventare una trappola per le truppe tedesche.

12 agosto: gli americani sono ormai vicinissimi

Il 12 agosto la situazione diventa critica: il 60th Infantry cerca di avanzare attraverso il terreno impervio a nord della città, mentre le altre forze americane premono da sud-ovest. Sembra la situazione ideale per chiudere la tenaglia. Ma è qui che avviene il passaggio decisivo.

La sera del 12 agosto: Rodt ordina il ripiegamento

Secondo la ricostruzione di Garland e Smyth, Rodt comprese che il pericolo maggiore veniva dall'avanzata americana verso Randazzo e, durante la sera del 12 agosto, ordinò alle sue unità di abbandonare Randazzo e Floresta. Le truppe non fuggirono lungo un'unica strada: un gruppo si ritirò passando per Novara di Sicilia, mentre altri reparti si mossero verso nord lungo la Strada Statale 113, precedendo la 29. Panzergrenadier-Division. Dividersi su più direttrici significò non offrire agli americani un'unica colonna da intercettare: probabilmente una delle chiavi per spiegare la riuscita della ritirata.

La manovra su Floresta arriva tardi

Il 2° Battaglione del 60th Infantry riuscì a raggiungere Floresta nelle prime ore del 13 agosto, ma la marcia attraverso il terreno montuoso aveva richiesto troppo tempo: l'avanzata arrivò a poche ore dal poter intercettare le colonne di Rodt. Gli americani, insomma, arrivarono a Floresta, ma i tedeschi erano già passati.

Questo spiega anche perché il ponte di Randazzo sull'Alcantara poté essere fatto saltare senza impedire l'avanzata americana: quest'ultima si sviluppava da nord-ovest, non da Randazzo stessa, aggirando la posizione. Secondo la memoria locale (una fonte di tipo diverso dalla documentazione militare ufficiale, che qui va segnalata come tale), il ponte era già stato minato dalle forze italo-tedesche e fu fatto saltare il 13 agosto, poco prima dell'arrivo degli Alleati: una misura di ritardo più che un tentativo di blocco permanente.

13 agosto: Randazzo cade, ma i tedeschi sono già andati

Nelle prime ore del 13 agosto le pattuglie americane entrarono nella città distrutta; poco dopo entrò il 39th Infantry Regiment della 9th Infantry Division. La città era conquistata, ma dal punto di vista tedesco la missione principale, portare fuori le unità, era già compiuta. La fonte americana descrive la conquista di Randazzo come quasi "anticlimatica": la città cadeva, ma il grosso delle forze tedesche era già sfuggito.

La trappola che non si chiuse

Il piano alleato era: occupare Randazzo → avanzare verso nord → tagliare le vie di fuga → intrappolare le forze tedesche. La risposta tedesca fu: resistenza a Randazzo → guadagno di tempo → ripiegamento notturno → divisione delle colonne → uso delle direttrici verso nord e nord-est. Il risultato: Randazzo cadde il 13 agosto, ma l'esercito tedesco non vi rimase intrappolato. La conquista della città fu un successo alleato; l'obiettivo di distruggere o catturare le principali forze tedesche che la difendevano non fu invece raggiunto.

Verso Messina

La ritirata proseguì verso nord-est, in direzione della costa tirrenica e di Messina. La 29. Panzergrenadier-Division coprì parte del movimento seguendo i gruppi di Rodt lungo le direttrici settentrionali; più a est, reparti della divisione Hermann Göring erano impegnati nella propria ritirata verso Messina: a Castiglione di Sicilia se ne registra la presenza nelle campagne circostanti già dal 10 agosto. Randazzo, insomma, non era un vicolo cieco, ma un nodo della più ampia manovra tedesca di ripiegamento dall'isola.

Il quadro tedesco: l'Unternehmen Lehrgang

La ritirata da Randazzo va inserita in un'operazione tedesca molto più ampia: l'Unternehmen Lehrgang ("operazione corso di studio", talvolta tradotta "Curriculum"), il nome in codice dell'evacuazione delle forze dell'Asse dalla Sicilia verso la Calabria attraverso lo Stretto di Messina.

Le fonti tedesche (Wikipedia in lingua tedesca, il portale Liberation Route Europe e la ricostruzione di Codenames.info, che riprendono tra gli altri gli storici Robert M. Citino e Carlo D'Este) permettono di ricostruire questa cornice:

- Comando dell'Operazione. Il piano fu approvato dal comandante in capo Sud, Albert Kesselring, il 2 agosto 1943 e ne fu ordinata l'esecuzione l'8 agosto. Sul campo, l'operazione fu diretta dal colonnello Ernst-Günther Baade, comandante tedesco del settore dello Stretto di Messina, insieme al capitano di fregata Gustav Freiherr von Liebenstein per la parte navale.
- Tempistica. Una fase preparatoria, tra il 1° e il 10 agosto, trasferì già sul continente circa 12.000 uomini, 4.500 veicoli e 5.000 tonnellate di rifornimenti. L'operazione principale iniziò formalmente alle 18:00 dell'11 agosto, sotto la copertura di forti reparti contraerei schierati su entrambe le sponde dello stretto, tra cui, sul lato siciliano, i pezzi pesanti da 170 mm dell'artiglieria della stessa 15. Panzergrenadier-Division di Rodt.
- Bilancio complessivo. Tra il 3 e il 17 agosto furono traghettati circa 101.569 uomini (39.569 tedeschi e 62.000 italiani), oltre a circa 9.800 veicoli, una trentina di carri armati, un centinaio di pezzi d'artiglieria pesante e migliaia di tonnellate tra munizioni e carburante.
- Ordine di attraversamento per divisione. Secondo le fonti tedesche, la 15. Panzergrenadier-Division di Rodt fu la prima grande unità a completare il passaggio dello stretto, l'11-12 agosto; seguirono la 29. Panzergrenadier-Division il 15-16 agosto e, per ultima, la divisione Hermann Göring il 16-17 agosto.

Comparazione con la ricostruzione americana

A un primo sguardo sembra esserci una tensione cronologica: le fonti tedesche indicano l'11-12 agosto come data di completamento dell'attraversamento della 15. Panzergrenadier-Division, mentre Garland e Smyth descrivono Rodt ancora attestato in combattimento a Randazzo fino alla sera del 12 agosto, con lo sganciamento vero e proprio quella notte e l'ingresso americano in città solo il 13 agosto.

Le due versioni, lette insieme, si integrano più di quanto si contraddicano, su due livelli diversi:

- I dati tedeschi sul Lehrgang riguardano soprattutto il grosso della divisione (mezzi, artiglieria pesante, personale non impegnato al fronte), in buona parte già trasferito nella fase preparatoria dell'1-10 agosto, prima ancora che si decidesse la sorte di Randazzo.
- Il racconto americano descrive invece la retroguardia da combattimento: i reparti che tennero effettivamente la linea a Randazzo e Floresta fino all'ultimo momento utile, proprio per proteggere quel trasferimento, per poi sganciarsi la notte del 12 agosto e raggiungere i punti d'imbarco nei giorni successivi.

In questa luce, la resistenza a Randazzo assume un significato più preciso: non serviva a difendere la città in sé, ma a guadagnare le ore necessarie perché il Lehrgang, l'intera operazione di evacuazione dello Stretto di Messina, potesse proseguire e concludersi con successo. Il fatto che l'operazione abbia effettivamente portato in salvo circa 40.000 soldati tedeschi con buona parte del loro equipaggiamento conferma, a livello strategico, la stessa conclusione a cui arriva la fonte americana sul piano tattico: la "trappola" di Randazzo non si chiuse.

Perché i tedeschi riuscirono a scappare

1. Il terreno. Le montagne attorno a Randazzo e Floresta erano difficilissime da attraversare, e la geografia favoriva chi conosceva le vie di ritirata.
2. La difesa di Randazzo, che resistette abbastanza a lungo da far guadagnare tempo prezioso.
3. Il ripiegamento notturno ordinato da Rodt la sera del 12 agosto.
4. Le diverse direttrici di fuga: Novara di Sicilia da un lato, la SS 113 verso nord dall'altro, che disp***ero le forze e resero più difficile chiudere la trappola.
5. Le demolizioni di ponti e strade, tra cui il ponte sull'Alcantara, pensate non tanto per fermare l'avanzata quanto per rallentare l'inseguimento.

Una vittoria americana, una ritirata tedesca riuscita

Vanno evitate due letture opposte. Non è corretto dire che gli americani fallirono: Randazzo fu conquistata il 13 agosto e l'avanzata alleata proseguì. Ma non è nemmeno corretto dire che i tedeschi furono accerchiati e distrutti a Randazzo: la documentazione dimostra il contrario. La città fu presa, ma la forza principale di Rodt riuscì a sottrarsi alla manovra di accerchiamento: probabilmente uno degli aspetti più interessanti di questa battaglia.

Una città distrutta per guadagnare tempo

Quando gli americani entrarono a Randazzo il 13 agosto trovarono una città devastata dai bombardamenti. Le fonti locali ricordano che i tedeschi l'avevano abbandonata poche ore prima, dopo aver fatto saltare il deposito munizioni di contrada Allegracore e il Ponte Nuovo sull'Alcantara. Per la popolazione, la guerra non era stata una semplice operazione militare: furono 31 giorni di bombardamenti, occupazione, paura, violenze e morti, ragione per cui Randazzo fu insignita in seguito della Medaglia d'argento al merito civile.

Precisazioni sulle fonti

Due note metodologiche, frutto della verifica incrociata delle fonti raccolte per questo articolo:

- Data di caduta della città. La cronologia qui adottata (13 agosto) segue Garland e Smyth e la fonte giornalistica TIME dell'epoca. Alcune didascalie fotografiche d'archivio (Imperial War Museums) riportano invece il 14 agosto: una discrepanza minore tra fonti che va segnalata, non ignorata, anche se la maggioranza della documentazione converge sul 13.
- Un dato scartato. In una prima fase di ricerca era stato individuato un presunto ritrovamento di un proietto d'artiglieria da 88 mm nei pressi della ferrovia Circumetnea, tra Randazzo e Maletto, come possibile indizio di artiglieria tedesca in città. Il controllo diretto della fonte citata ha mostrato che si tratta in realtà di un episodio del tutto diverso: una granata da 88 mm di fabbricazione inglese, ritrovata nel 2013 in un podere agricolo a Maletto (non Randazzo) e fatta brillare dal Genio Guastatori di Palermo. Il dato è stato quindi escluso da questa ricostruzione, perché non riguarda né il luogo né la nazionalità dell'arma che si voleva documentare.

La cronologia in sintesi

- 8 agosto: Cesarò cade agli americani; il 60th Infantry punta su Randazzo.
- 8-9 agosto: Elementi tedeschi raggiungono e difendono Randazzo.
- 10 agosto: Inizia la fase decisiva dell'evacuazione tedesca della Sicilia.
- 11 agosto: Bombardamenti e pressione alleata in aumento.
- 12 agosto: Gli americani cercano di chiudere le vie di fuga; Rodt decide di ripiegare.
- Sera del 12 agosto: Le unità tedesche abbandonano Randazzo e Floresta, dividendosi tra Novara di Sicilia e la SS 113.
- Notte tra 12 e 13 agosto: Il 60th Infantry raggiunge Floresta, troppo tardi per tagliare la ritirata.
- 13 agosto: Gli americani entrano a Randazzo; il ponte sull'Alcantara viene fatto saltare; la ritirata tedesca continua verso Messina.

Domanda aperta per approfondimenti futuri: da quali strade e sentieri passarono concretamente le colonne tedesche nella notte tra il 12 e il 13 agosto? Identificare i singoli Kampfgruppen e reparti permetterebbe di ricostruire la ritirata quasi chilometro per chilometro.

Fonte principale (lato americano): Albert N. Garland, Howard McGaw Smyth, Sicily and the Surrender of Italy, Center of Military History, United States Army (disponibile online su ibiblio).

Fonti sul lato tedesco (Unternehmen Lehrgang): voce "Unternehmen Lehrgang", Wikipedia (DE); Liberation Route Europe, "Die deutsche Evakuierung"; Codenames, "Operation Lehrgang" (che riprende Robert M. Citino, The Wehrmacht Retreats: Fighting a Lost War, 1943, e Carlo D'Este, Bitter Victory: The Battle for Sicily, 1943).

12 AGOSTO 1943: ARRIVANO GLI ALLEATI, L'ASSE ARRETRA. RANDAZZO A UN PASSO DALLA LIBERAZIONEIl 12 agosto segna una svolta...
12/08/2026

12 AGOSTO 1943: ARRIVANO GLI ALLEATI, L'ASSE ARRETRA. RANDAZZO A UN PASSO DALLA LIBERAZIONE

Il 12 agosto segna una svolta netta rispetto ai giorni precedenti, ma non fu affatto un giorno di quiete: fu il giorno in cui il cerchio attorno a Randazzo si strinse fino quasi a chiudersi.

Sul fronte orientale, il 13° Corpo britannico proseguiva la sua marcia lungo la costa: fu occupata Archirafi e, subito dopo, Riposto. Più a ovest, le unità del 30° Corpo, muovendo verso nord da Bronte, conquistarono Maletto. Ma fu sul tratto Cesarò-Randazzo che si giocò la parte più drammatica della giornata: i reparti della 9ª Divisione statunitense incontrarono una resistenza durissima, riuscendo comunque ad avanzare fino a soli quattro miglia dalla nostra città, poco più di sei chilometri. Nello stesso tempo, altre unità americane si dirigevano verso Floresta, tentando di tagliare così la strada che collegava Capo d'Orlando a Randazzo e nelle intenzioni privare il nemico di una via di collegamento fondamentale per la ritirata e se tutto fosse andato secondo i piani accerchiandolo.

Sulla costa settentrionale, le forze statunitensi si ricongiunsero con i reparti sbarcati il giorno precedente, sfondarono la difesa nemica nella zona di Capo d'Orlando e spinsero rapidamente verso est, occupando Capo d'Orlando, Brolo e Ficarra. Unità navali statunitensi bombardarono intanto ponti e strade tra Piraino e Marina di Patti, distruggendo con ogni probabilità anche una galleria stradale, un ulteriore colpo alle vie di ritirata delle forze italo-tedesche.
Le incursioni dal cielo, quel giorno, si spostarono in gran parte altrove, ma non risparmiò comunque l'area non lontana da Randazzo. Ottantaquattro B-25 attaccarono Patti, Falcone, Novara di Sicilia e Barcellona, danneggiando strade, impianti ferroviari ed edifici nei centri abitati; gli stessi obiettivi furono colpiti anche da Boston e Baltimore, che centrarono depositi di munizioni, concentrazioni di truppe e postazioni di artiglieria. Diciassette B-25 tornarono su Falcone in un raid notturno, con risultati incerti a causa della copertura nuvolosa. Piedimonte Etneo fu invece l'obiettivo di un attacco notturno condotto da ventiquattro B-25 e ventitré A-20, che colpirono strade, edifici e incroci stradali. Un'altra decina di A-20, in incursione armata notturna, colpì le aree di Gesso, Novara, Castiglione di Sicilia e Fiumefreddo, provocando almeno sei incendi di rilievo.

Sul fronte marittimo, ventitré P-40 impegnati in pattugliamento antinave sganciarono oltre cinque tonnellate di bombe nell'area tra Messina e Milazzo, mentre nella notte novanta Wellington bombardarono ancora una volta le spiagge tra Messina e Capo Peloro: due bombardieri furono distrutti e altri due risultarono dispersi. Cento Mustang condussero infine missioni di bombardamento e mitragliamento nella Sicilia nord-orientale, distruggendo tre ponti e una postazione di artiglieria nemica.

A completare il quadro logistico, l'85° e il 97° Squadrone da Bombardamento Leggero, parte del 47° Gruppo, si trasferirono da Malta a Torrente Comunelli (postazione strategica, situato a circa 5 km a ovest-nord-ovest di Gela, fu un fulcro di importanti operazioni logistiche militari con la costruzione del Torrente Comunelli Airfield, un campo d'aviazione provvisorio allestito dal Genio Militare Alleato, con i loro A-20.

Sul terreno, intanto, le forze americane avevano ormai raggiunto una posizione favorevole per sferrare l'attacco decisivo ed entrare a Randazzo. Ma durante la notte tra il 12 e il 13 agosto il nemico si ritirò, rendendo di fatto superfluo quell'assalto: l'8ª Armata britannica occupò nello stesso periodo Maletto e Riposto, chiudendo ulteriormente lo spazio residuo alle forze in ritirata.

Randazzo, quella notte, visse un silenzio nuovo, quasi innaturale dopo giorni di fuoco ininterrotto. A soli sei chilometri di distanza c'erano già i soldati alleati; attorno, per decine di chilometri, l'intero fronte nord-orientale della Sicilia stava collassando sotto la pressione combinata di terra, mare e cielo. Gli anziani ricordano quel momento come l'inizio dell'attesa più lunga: non sapevano ancora che il giorno dopo, il 13 agosto, la loro città sarebbe stata finalmente libera.

Foto Bronte di Randazzo

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