13/08/2026
Randazzo, agosto 1943 – La ritirata tedesca: come i tedeschi riuscirono a sfuggire all'accerchiamento
La caduta di Randazzo il 13 agosto 1943 potrebbe sembrare, a prima vista, il risultato naturale di una città ormai circondata e difesa da un esercito tedesco in fuga.
Ma la documentazione militare racconta una storia più complessa.
Gli americani stavano cercando di chiudere la strada ai tedeschi. I tedeschi, invece, stavano già preparando il loro sganciamento. E alla fine riuscirono a farlo prima che l'accerchiamento fosse completo.
La ricostruzione che segue si basa principalmente sulla storia ufficiale dell'esercito americano Sicily and the Surrender of Italy, di Albert N. Garland e Howard McGaw Smyth (Center of Military History, United States Army), il volume di riferimento sulla campagna di Sicilia nella serie "United States Army in World War II".
Randazzo: l'ultima grande posizione tedesca
Dopo la caduta di Troina e Cesarò, Randazzo diventò uno dei punti strategicamente più importanti della difesa tedesca. La città dominava diverse direttrici fondamentali verso il nord-est della Sicilia e verso Messina, e la sua tenuta permetteva alle forze principali tedesche di guadagnare tempo mentre si ritiravano verso il continente.
Garland e Smyth definiscono Randazzo un punto vitale per la ritirata tedesca. Gli Alleati lo avevano capito perfettamente: per questo la città fu sottoposta a bombardamenti violentissimi e divenne il centro di una manovra di aggiramento da più direzioni.
8 agosto: gli americani arrivano a Cesarò
Il 60th Infantry Regiment della 9th Infantry Division americana, comandato dal colonnello Frederick J. De Rohan, aveva attraversato un terreno estremamente difficile. L' 8 agosto gli americani conquistarono Cesarò, e da quel momento la direttrice verso Randazzo divenne concreta: anche se la strada non era affatto libera, perché i tedeschi stavano combattendo proprio per impedire agli americani di arrivarci rapidamente, mentre predisponevano la propria ritirata.
8-9 agosto: i tedeschi si attestano a Randazzo
Il Panzergrenadier-Regiment 104, appartenente alla 15. Panzergrenadier-Division, raggiunse Randazzo nella fase dell'8 agosto. Non va immaginata però l'intera divisione concentrata nella città: la 15. Panzergrenadier-Division era ormai frammentata in diversi gruppi e Kampfgruppen, e Randazzo era una posizione difensiva in cui convergevano elementi tedeschi diversi, mentre altre formazioni combattevano o si ritiravano su altri assi.
Sul piano dell'armamento, non è possibile ricostruire con precisione quali pezzi fossero schierati in città giorno per giorno: l'organico della 15. Panzergrenadier-Division comprendeva mezzi corazzati, artiglieria e contraerea, ma attribuire specifiche armi a Randazzo richiederebbe una documentazione d'archivio (Kriegstagebücher, Meldungen) che al momento non abbiamo. Ci limitiamo quindi a un dato generico ma verificato: una fonte giornalistica coeva, il settimanale TIME, descrisse Randazzo come l'ultimo caposaldo della linea dell'Etna, difeso da circa 500-600 uomini che opponevano mitragliatrici, cannoni e mine alla pressione alleata. Il quadro che ne emerge è quello di una difesa organizzata su più armi (fanteria, armi automatiche, artiglieria, demolizioni), coerente con la natura di retroguardia della posizione, senza però la pretesa di elencare pezzo per pezzo l'armamento presente.
Il piano alleato: prendere Randazzo e tagliare la ritirata
L'obiettivo americano non era soltanto conquistare la città, ma soprattutto impedire ai tedeschi di uscirne. Da sud e sud-ovest avanzavano le forze americane verso Randazzo; a nord si muoveva il 60th Infantry Regiment lungo la direttrice di Floresta, che avrebbe permesso di tagliare le vie di comunicazione a nord della città. Se gli americani fossero arrivati abbastanza rapidamente, la ritirata tedesca sarebbe rimasta bloccata. Evitare questo era il compito del generale Eberhard Rodt, comandante della 15. Panzergrenadier-Division.
10 agosto: cambia tutto
Il 10 agosto si apre la fase decisiva dell'evacuazione tedesca della Sicilia (il generale Hube aveva già indicato la 15. Panzergrenadier-Division come la prima divisione da far evacuare dall'isola). Da questo momento la difesa di Randazzo va interpretata come una battaglia di retroguardia: ogni ora guadagnata significa più tempo per far defluire verso nord-est colonne, mezzi, artiglieria e personale diretti a Messina. Randazzo doveva resistere abbastanza a lungo, ma senza diventare una trappola per le truppe tedesche.
12 agosto: gli americani sono ormai vicinissimi
Il 12 agosto la situazione diventa critica: il 60th Infantry cerca di avanzare attraverso il terreno impervio a nord della città, mentre le altre forze americane premono da sud-ovest. Sembra la situazione ideale per chiudere la tenaglia. Ma è qui che avviene il passaggio decisivo.
La sera del 12 agosto: Rodt ordina il ripiegamento
Secondo la ricostruzione di Garland e Smyth, Rodt comprese che il pericolo maggiore veniva dall'avanzata americana verso Randazzo e, durante la sera del 12 agosto, ordinò alle sue unità di abbandonare Randazzo e Floresta. Le truppe non fuggirono lungo un'unica strada: un gruppo si ritirò passando per Novara di Sicilia, mentre altri reparti si mossero verso nord lungo la Strada Statale 113, precedendo la 29. Panzergrenadier-Division. Dividersi su più direttrici significò non offrire agli americani un'unica colonna da intercettare: probabilmente una delle chiavi per spiegare la riuscita della ritirata.
La manovra su Floresta arriva tardi
Il 2° Battaglione del 60th Infantry riuscì a raggiungere Floresta nelle prime ore del 13 agosto, ma la marcia attraverso il terreno montuoso aveva richiesto troppo tempo: l'avanzata arrivò a poche ore dal poter intercettare le colonne di Rodt. Gli americani, insomma, arrivarono a Floresta, ma i tedeschi erano già passati.
Questo spiega anche perché il ponte di Randazzo sull'Alcantara poté essere fatto saltare senza impedire l'avanzata americana: quest'ultima si sviluppava da nord-ovest, non da Randazzo stessa, aggirando la posizione. Secondo la memoria locale (una fonte di tipo diverso dalla documentazione militare ufficiale, che qui va segnalata come tale), il ponte era già stato minato dalle forze italo-tedesche e fu fatto saltare il 13 agosto, poco prima dell'arrivo degli Alleati: una misura di ritardo più che un tentativo di blocco permanente.
13 agosto: Randazzo cade, ma i tedeschi sono già andati
Nelle prime ore del 13 agosto le pattuglie americane entrarono nella città distrutta; poco dopo entrò il 39th Infantry Regiment della 9th Infantry Division. La città era conquistata, ma dal punto di vista tedesco la missione principale, portare fuori le unità, era già compiuta. La fonte americana descrive la conquista di Randazzo come quasi "anticlimatica": la città cadeva, ma il grosso delle forze tedesche era già sfuggito.
La trappola che non si chiuse
Il piano alleato era: occupare Randazzo → avanzare verso nord → tagliare le vie di fuga → intrappolare le forze tedesche. La risposta tedesca fu: resistenza a Randazzo → guadagno di tempo → ripiegamento notturno → divisione delle colonne → uso delle direttrici verso nord e nord-est. Il risultato: Randazzo cadde il 13 agosto, ma l'esercito tedesco non vi rimase intrappolato. La conquista della città fu un successo alleato; l'obiettivo di distruggere o catturare le principali forze tedesche che la difendevano non fu invece raggiunto.
Verso Messina
La ritirata proseguì verso nord-est, in direzione della costa tirrenica e di Messina. La 29. Panzergrenadier-Division coprì parte del movimento seguendo i gruppi di Rodt lungo le direttrici settentrionali; più a est, reparti della divisione Hermann Göring erano impegnati nella propria ritirata verso Messina: a Castiglione di Sicilia se ne registra la presenza nelle campagne circostanti già dal 10 agosto. Randazzo, insomma, non era un vicolo cieco, ma un nodo della più ampia manovra tedesca di ripiegamento dall'isola.
Il quadro tedesco: l'Unternehmen Lehrgang
La ritirata da Randazzo va inserita in un'operazione tedesca molto più ampia: l'Unternehmen Lehrgang ("operazione corso di studio", talvolta tradotta "Curriculum"), il nome in codice dell'evacuazione delle forze dell'Asse dalla Sicilia verso la Calabria attraverso lo Stretto di Messina.
Le fonti tedesche (Wikipedia in lingua tedesca, il portale Liberation Route Europe e la ricostruzione di Codenames.info, che riprendono tra gli altri gli storici Robert M. Citino e Carlo D'Este) permettono di ricostruire questa cornice:
- Comando dell'Operazione. Il piano fu approvato dal comandante in capo Sud, Albert Kesselring, il 2 agosto 1943 e ne fu ordinata l'esecuzione l'8 agosto. Sul campo, l'operazione fu diretta dal colonnello Ernst-Günther Baade, comandante tedesco del settore dello Stretto di Messina, insieme al capitano di fregata Gustav Freiherr von Liebenstein per la parte navale.
- Tempistica. Una fase preparatoria, tra il 1° e il 10 agosto, trasferì già sul continente circa 12.000 uomini, 4.500 veicoli e 5.000 tonnellate di rifornimenti. L'operazione principale iniziò formalmente alle 18:00 dell'11 agosto, sotto la copertura di forti reparti contraerei schierati su entrambe le sponde dello stretto, tra cui, sul lato siciliano, i pezzi pesanti da 170 mm dell'artiglieria della stessa 15. Panzergrenadier-Division di Rodt.
- Bilancio complessivo. Tra il 3 e il 17 agosto furono traghettati circa 101.569 uomini (39.569 tedeschi e 62.000 italiani), oltre a circa 9.800 veicoli, una trentina di carri armati, un centinaio di pezzi d'artiglieria pesante e migliaia di tonnellate tra munizioni e carburante.
- Ordine di attraversamento per divisione. Secondo le fonti tedesche, la 15. Panzergrenadier-Division di Rodt fu la prima grande unità a completare il passaggio dello stretto, l'11-12 agosto; seguirono la 29. Panzergrenadier-Division il 15-16 agosto e, per ultima, la divisione Hermann Göring il 16-17 agosto.
Comparazione con la ricostruzione americana
A un primo sguardo sembra esserci una tensione cronologica: le fonti tedesche indicano l'11-12 agosto come data di completamento dell'attraversamento della 15. Panzergrenadier-Division, mentre Garland e Smyth descrivono Rodt ancora attestato in combattimento a Randazzo fino alla sera del 12 agosto, con lo sganciamento vero e proprio quella notte e l'ingresso americano in città solo il 13 agosto.
Le due versioni, lette insieme, si integrano più di quanto si contraddicano, su due livelli diversi:
- I dati tedeschi sul Lehrgang riguardano soprattutto il grosso della divisione (mezzi, artiglieria pesante, personale non impegnato al fronte), in buona parte già trasferito nella fase preparatoria dell'1-10 agosto, prima ancora che si decidesse la sorte di Randazzo.
- Il racconto americano descrive invece la retroguardia da combattimento: i reparti che tennero effettivamente la linea a Randazzo e Floresta fino all'ultimo momento utile, proprio per proteggere quel trasferimento, per poi sganciarsi la notte del 12 agosto e raggiungere i punti d'imbarco nei giorni successivi.
In questa luce, la resistenza a Randazzo assume un significato più preciso: non serviva a difendere la città in sé, ma a guadagnare le ore necessarie perché il Lehrgang, l'intera operazione di evacuazione dello Stretto di Messina, potesse proseguire e concludersi con successo. Il fatto che l'operazione abbia effettivamente portato in salvo circa 40.000 soldati tedeschi con buona parte del loro equipaggiamento conferma, a livello strategico, la stessa conclusione a cui arriva la fonte americana sul piano tattico: la "trappola" di Randazzo non si chiuse.
Perché i tedeschi riuscirono a scappare
1. Il terreno. Le montagne attorno a Randazzo e Floresta erano difficilissime da attraversare, e la geografia favoriva chi conosceva le vie di ritirata.
2. La difesa di Randazzo, che resistette abbastanza a lungo da far guadagnare tempo prezioso.
3. Il ripiegamento notturno ordinato da Rodt la sera del 12 agosto.
4. Le diverse direttrici di fuga: Novara di Sicilia da un lato, la SS 113 verso nord dall'altro, che disp***ero le forze e resero più difficile chiudere la trappola.
5. Le demolizioni di ponti e strade, tra cui il ponte sull'Alcantara, pensate non tanto per fermare l'avanzata quanto per rallentare l'inseguimento.
Una vittoria americana, una ritirata tedesca riuscita
Vanno evitate due letture opposte. Non è corretto dire che gli americani fallirono: Randazzo fu conquistata il 13 agosto e l'avanzata alleata proseguì. Ma non è nemmeno corretto dire che i tedeschi furono accerchiati e distrutti a Randazzo: la documentazione dimostra il contrario. La città fu presa, ma la forza principale di Rodt riuscì a sottrarsi alla manovra di accerchiamento: probabilmente uno degli aspetti più interessanti di questa battaglia.
Una città distrutta per guadagnare tempo
Quando gli americani entrarono a Randazzo il 13 agosto trovarono una città devastata dai bombardamenti. Le fonti locali ricordano che i tedeschi l'avevano abbandonata poche ore prima, dopo aver fatto saltare il deposito munizioni di contrada Allegracore e il Ponte Nuovo sull'Alcantara. Per la popolazione, la guerra non era stata una semplice operazione militare: furono 31 giorni di bombardamenti, occupazione, paura, violenze e morti, ragione per cui Randazzo fu insignita in seguito della Medaglia d'argento al merito civile.
Precisazioni sulle fonti
Due note metodologiche, frutto della verifica incrociata delle fonti raccolte per questo articolo:
- Data di caduta della città. La cronologia qui adottata (13 agosto) segue Garland e Smyth e la fonte giornalistica TIME dell'epoca. Alcune didascalie fotografiche d'archivio (Imperial War Museums) riportano invece il 14 agosto: una discrepanza minore tra fonti che va segnalata, non ignorata, anche se la maggioranza della documentazione converge sul 13.
- Un dato scartato. In una prima fase di ricerca era stato individuato un presunto ritrovamento di un proietto d'artiglieria da 88 mm nei pressi della ferrovia Circumetnea, tra Randazzo e Maletto, come possibile indizio di artiglieria tedesca in città. Il controllo diretto della fonte citata ha mostrato che si tratta in realtà di un episodio del tutto diverso: una granata da 88 mm di fabbricazione inglese, ritrovata nel 2013 in un podere agricolo a Maletto (non Randazzo) e fatta brillare dal Genio Guastatori di Palermo. Il dato è stato quindi escluso da questa ricostruzione, perché non riguarda né il luogo né la nazionalità dell'arma che si voleva documentare.
La cronologia in sintesi
- 8 agosto: Cesarò cade agli americani; il 60th Infantry punta su Randazzo.
- 8-9 agosto: Elementi tedeschi raggiungono e difendono Randazzo.
- 10 agosto: Inizia la fase decisiva dell'evacuazione tedesca della Sicilia.
- 11 agosto: Bombardamenti e pressione alleata in aumento.
- 12 agosto: Gli americani cercano di chiudere le vie di fuga; Rodt decide di ripiegare.
- Sera del 12 agosto: Le unità tedesche abbandonano Randazzo e Floresta, dividendosi tra Novara di Sicilia e la SS 113.
- Notte tra 12 e 13 agosto: Il 60th Infantry raggiunge Floresta, troppo tardi per tagliare la ritirata.
- 13 agosto: Gli americani entrano a Randazzo; il ponte sull'Alcantara viene fatto saltare; la ritirata tedesca continua verso Messina.
Domanda aperta per approfondimenti futuri: da quali strade e sentieri passarono concretamente le colonne tedesche nella notte tra il 12 e il 13 agosto? Identificare i singoli Kampfgruppen e reparti permetterebbe di ricostruire la ritirata quasi chilometro per chilometro.
Fonte principale (lato americano): Albert N. Garland, Howard McGaw Smyth, Sicily and the Surrender of Italy, Center of Military History, United States Army (disponibile online su ibiblio).
Fonti sul lato tedesco (Unternehmen Lehrgang): voce "Unternehmen Lehrgang", Wikipedia (DE); Liberation Route Europe, "Die deutsche Evakuierung"; Codenames, "Operation Lehrgang" (che riprende Robert M. Citino, The Wehrmacht Retreats: Fighting a Lost War, 1943, e Carlo D'Este, Bitter Victory: The Battle for Sicily, 1943).