29/08/2026
X Regio, luglio/agosto 2026 – Pianeta in jacquard in seta, viscosa e lurex delle Soieries TBM di Saint Symphorien de Lay (Lyon), shantung di pura seta e opera di agrimani. Aurifregi composti per doppiatura dell’agrimano decussato triplo di ideazione decimiana e in sua esclusiva. Gemmatura della stola con 36 perle sfaccettate di occhio di tigre. Cinque agrimani.
A questo punto della pubblicazione i venticinque lettori di Decima si saranno chiesti perché la dicitura “Iustinianea”. Occorre sottolineare come questa sia la prima pianeta creata da X Regio in quarant’anni di attività sartoriale e ovviamente non segue il percorso normale di confezione (ovvero la mera replica di opera contemporanea) ma sortisce bensì da un referente antico, come da modus operandi decimiano. Ciò che caratterizza il paramento presentato è la sua immediata derivazione dall’antica casula (ovvero phelonion) nel suo elemento più caratteristico ovvero il ripiegamento dei teli a 90 gradi. Il procedimento è noto; consunti dal tempo, i bordi della casula si ritagliano e a forza di ritagliare si giunge infine alla pianeta, una casula tagliata che conserva però la disposizione geometrica a 90 gradi. Tale particolare costruttivo originario scivola poi molto in avanti fino a esemplari del ‘700 inoltrato.
La metamorfosi della casula è solo apparente ma non ne cambia la sostanza, tanto che: la casula latina tagliata ai lati divenne pianeta, quella greca tagliata davanti divenne phelonion, quella siriaca fu aperta davanti (ah, la solita pigrizia monofisita !) e divenne phaino, che sembra un piviale e invece è solo una casula antica scucita di fronte.
Quando poi il paramento arcaico (divenuto pianeta) risultò proprio inutilizzabile, quelle di fattura recente cambiarono anche l’angolazione delle spalle che da 90 divenne 115 o 125 gradi e fu allora che il paramento abbandonò del tutto la sua fonte antica, e fu cosa nuova.
Ma agli albori del XV secolo ancora convivevano casule antiche e casule tagliate ovvero pianete. A Venezia questa prassi si protrae per decenni, noto il conservatorismo stilistico della Dominante – si pensi all’onda lunga del gotico internazionale che a Venezia permane per oltre un secolo dopo l’estinzione nel resto d’Europa – permettendo allo stile antico di inoltrarsi ben in profondità del XV e XVI secolo. Una veloce ancorché critica ricognizione dell’iconografia tipica veneziana del periodo da ragione a quanto detto; per cui risulta ben chiaro come la pianeta veneziana dal 1400 al 1600 sia di foggia differente da quella del resto d’Italia, talmente tipica che impropriamente si chiamerebbe Borromea come in Lombardia o Filippina come a Roma. Considerazioni che hanno mosso Decima a denominare la pianeta Veneziana del XV secolo dal nome della personalità ecclesiastica della Veneta Repubblica più rappresentativa del periodo, quel Lorenzo Giustiniani Vescovo di Castello – illustre per virtù e meriti e primo Patriarca di Venezia dal 1451 – che per santità di vita fu innalzato infine alla gloria degli altari.
Per concludere, l’aggettivo “Magna” solennizza l’opera prima (e particolarmente elaborata) ma più ancora evoca il carattere veneziano stizzosamente antiromano e prudentemente filogreco che pervade Decima (in quanto realtà venetissima) per cui a Venezia magistrature, istituzioni e luoghi assumono volentieri il temine in rapporto ad altre simili, e pensiamo alle Schole Grandi, al Cancellier Grando, al Guardian Grando, al Canal Grande etc. cosi come alla Corte Costantinopolitana agli Arci latini facilmente si aggiungono i Μεγάλοι greci ed ecco il Grande Arcidiacono, il Grande Archimandrita, il Grande Economo, il Grande Sacellario, il Grande Cimiliarca, il Grande Archiofilax … e via dicendo.