07/05/2026
Vale la pena fare delle riflessioni.
Todo cambia…
Buongiorno,
La Biennale di Venezia, che dovrebbe essere espressione dell’arte e della cultura, è diventata ostaggio di polemiche e di richieste di esclusione che con l'arte non hanno nulla a che fare.
Da una parte il Governo italiano, che prima nomina Pietrangelo Buttafuoco e poi lo mette all'indice perché non si piega ai diktat della sua politica estera.
Quindi, interviene pure l'Europa che usa l'arma del ricatto finanziario: "Se aprite il padiglione russo, vi tagliamo i fondi".
E tutto questo avviene senza neppure accorgersi che si sta attuando il solito doppio standard; per cui né l’Italia né l’Europa, le quali chiedono di escludere la Russia di Putin, paese aggressore, non chiedono invece l’esclusione di Israele che sta compiendo il genocidio dei palestinesi.
É normale e giusto che i conflitti in corso coinvolgano e agitino le coscienze. Ma trasformare la Biennale in un tribunale internazionale è un errore storico e culturale imperdonabile.
Se iniziamo a selezionare gli artisti in base ai loro governi, chi resterà a esporre? Escluderemo forse la Cina per il mancato rispetto dei diritti umani?
O escluderemo anche gli USA per ogni loro intervento militare?
Più di mezzo mondo finirebbe per essere escluso.
La Biennale è stata voluta dalla borghesia veneziana illuminata di fine Ottocento, 1895, con lo scopo di ridare a Venezia un ruolo centrale nel mondo dopo l'unificazione d'Italia. Ma é stata fisicamente "edificata" pezzo dopo pezzo dalle grandi potenze mondiali, rendendola l'unico luogo al mondo dove la geografia politica si trasforma in una mostra di architetture diverse e di incontro permanente tra culture diverse.
Risalendo nella storia, a parte l’esclusione del Sudafrica dell'Apartheid nel 1969, fu negli anni 30 che la Biennale finì totalmente sotto l'egida fascista e venne usata per fini politici. Nel 1934 Hi**er visitò la mostra e l'arte considerata "degenerata" (cubismo, espressionismo) venne bandita dai padiglioni per compiacere l'alleato tedesco. In quel caso, la politica non si limitava ad escludere paesi, ma addirittura escludeva linguaggi artistici e accettava la censura nazista sull'arte "degenerata"?
Ogni volta che la politica ha provato a decidere cosa fosse giusto e bello esporre ha finito per soffocare il pensiero critico e la libertà dell’arte e della cultura.
Difendere oggi l'autonomia della Biennale e di Buttafuoco non significa difendere la Russia o Israele ma il diritto dell'arte ad essere in una zona franca, un territorio dove le opere sono al riparo dai missili e dagli interessi politici e geopolitici.
Se accettiamo che Bruxelles o Roma decidano chi ha diritto di cittadinanza nell'arte abbiamo già perso un pezzo importante della nostra libertà.
La politica e soprattutto i governi nel campo dell’arte possono solo fare questo: lasciare che gli artisti parlino e lasciare che i critici e il pubblico giudichino.
Purtroppo, é segno che stiamo davvero vivendo brutti tempi dover assistere alle odierne polemiche sulla Biennale e dover fare queste discussioni.