Viene da lontano la fusione fra Luce & Materia, dentro il lavoro dell'artigiano che reca in sè la radice originaria di arte distintasi poi nell'epoca romantica idealistica e ancora ricompostasi a fine Ottocento grazie alle teorie socialiste di William Morris, Johon Ruskin, Dante Gabriel Rossetti. Nasce così Il movimento Arts and Crafts ("arti e mestieri") che è
stato u
n movimento artistico per la riforma delle arti applicate, una sorta di reazione colta di artisti e intellettuali alla industrializzazione galoppante del tardo Ottocento. Tale reazione considera l'artigianato come espressione del lavoro dell'uomo e dei suoi bisogni, ma soprattutto come valore durevole nel tempo e tende a disprezzare i pessimi prodotti, la bassa qualità dei materiali e il miscuglio confuso di stili distribuiti dalla produzione industriale. Il Medioevo viene visto come un periodo positivo, con una società più coesa e quindi modello anti-industriale. Oggi al contrario si è compreso che l'artigianato può coesistere con la produzione industriale che “regolata” dal designer si è fatta più attenta alle funzioni ma contenendo il senso delle emozioni umane. La materia è la parte oscura e manovrabile, diciamo la parte bassa, la pancia del lavoro mentre la luce è da sempre l'intelligenza l'uso della ragione in funzione della creatività e dello spirito del tempo nel suo sviluppo sociale e culturale in cui il contesto del lavoro opera. Se nell'antichità era la sorpresa delle capacità e la identificazione con il soggetto proposto oggi la luce è la luce dell'intelligenza artificiale, la luce del computer, la luce della foto, la luce del riflesso che permea gli oggetti che escono dalle aziende o dalle mani dell'artigiano. Anche la materia ha riscattato il suo lato oscuro rilucendo grazie alle possibilità specialistiche della macchina che le produce. Sotto questo binomio si muove pure l'idea di una Porta. La porta reca in sé la luce e l'oscurità a seconda che si entri o si esca. Se si entra l'accesso reca in sé il buio inerte della Città con il suo riposo, i suoi rallentamenti, i suoi accessi e girovagare con perdita di senso e di tempo. La porta ci inserisce nell'umanità operosa della città e sviluppa in Noi il bisogno di socializzare, di comunicare, di scambiare come fosse una scultura sociale da plasmare (J: Beuys). Mentre l'uscire ci porta alla luce ma pure alla cecità mistica dei sensi dove il nuovo ci aspetta dietro l'angolo con tutte le sue incertezze sull'incontro e sul nostro futuro. La porta in Uscita è l'ultima frontiera, l'ultima barriera, l'ultimo segno di garanzia per il legale sociale. Al di là della porta la vita va reinventata. Ma se si esce con una esperienza questo diventa uno strumento per affrontare il mondo e il o un mestiere ti apre le possibilità d'incontro.