15/02/2026
STORIE, PROPRIO COSI
Capitolo 7: La Storia di Nayla
In un tempo lontano le storie viaggiavano trasportate dal vento da un paese ad un altro, superando i mari, i deserti e le montagne. Ma anche coloro che raccontavano le storie venivano portati di qua e di là da un vento leggero.
Successe anche a Nayla, una giovane e brava maestra che amava molto le storie, le piaceva ascoltarle, le piaceva narrarle, le piaceva regalarle. Ne conosceva tantissime che venivano da paesi molto lontani e per non perderle aveva costruito per loro delle scatole con un legno profumato, era il legno di cedro del Libano.
In ogni scatola erano conservate le storie di qualche paese, nella loro lingua originale insieme ad alcuni dolcetti tipici che usava offrire a chi la ascoltava.
Ed ecco che quando apriva una scatola, in uno sbuffo di zucchero, usciva un profumo delizioso di fiori d’arancio e cannella, si sentivano anche dei suoni, ogni volta diversi, erano i suoni della lingua che si andava ad ascoltare.
Tutto questo, che a noi può sembrare magia, a lei veniva spontaneo, naturale, e con una certa eleganza si muoveva tra una storia e un’altra, tra una lingua e l’altra come se facessero parte della sua essenza.
Ma un giorno, era insieme al suo sposo, quando entrambe vennero sollevati da una folata di vento più forte del solito che li portò lontano, gli fece attraversare il mare, e videro molte terre scorrere sotto di loro prima di atterrare sull’Appennino Tosco Romagnolo.
Si misero a girare in quelle zone che gli piacquero subito, ma Nayla non aveva una scatola con le storie di quel paese e non ne conosceva la lingua, le sembrava un po’ strana con tutte quelle vocali, non ne conosceva la musica. Fu il suo sposo a provare per primo a dire qualcosa e lei lo guardava ammirata.
Arrivarono così nel paese di Portico e lì qualcuno gli offrì dei “bracciatelli”, dolcetti tipici del periodo pasquale.
Nayla ne assaggio uno e lo trovò gustoso, ma più di tutto le era piaciuto quel nome e non faceva che ripeterselo nella mente “Bracciatello, brac-cia-tel-lo” e da allora non lo dimenticò più.
Quando tornò nella sua terra mise quella parola in una scatola vuota, ogni volta che tornava sull’Appennino se ne portava qualcuna, insieme a qualche dolcetto tipico naturalmente.
Fino a quando la scatola fu del tutto piena e quando, lei e il suo sposo, vennero rapiti di nuovo da una forte folata di vento Nayla agguantò la scatola e se la tenne ben stretta fino a quando atterrò di nuovo nel paese di Portico al quale ormai si era affezionata.
Non stava più nella pelle dalla gioia di avere con se la scatola giusta e di poterla mostrare ai suoi nuovi amici che subito le si erano radunati intorno, aprì la scatola e…………ecco lo sbuffo di zucchero, il profumo di fiori d’arancio e cannella, i suoni della nuova lingua e Nayla iniziò a raccontare una storia proprio con quei suoni, con le parole giuste, come se quella lingua la conoscesse da sempre.
Nayla Khoury Daoun raccontata da Aurelia Zannetti