19/04/2026
Stereotipi che ingabbiano, giudizi che stancano il cuore e la testa, aspettative che generano sconforto ma anche rabbia, per ciò che non si riesce ad essere ma che gli altri si aspettano, per ciò che si vorrebbe essere ma che le convenzioni ostacolano.
"Anagramma di madre" scritto da Betta Cianchini, diretto da Giuseppe Miale di Mauro e interpretato con indiscussa forza emotiva da Luana Pantaleo e Antonio Guerriero, nel ruolo di neo genitori alle prese con nuove esigenze, nuove prospettive, nuovi limiti a seguito dell'arrivo in famiglia della loro piccola bambina, sovverte ogni edulcorata certezza narrata sullo stato di grazia del diventare madre e padre, e con verità, dolore mischiato a ilarità, senza filtri racconta traumi spesso negati, nascosti, di cui addirittura quasi vergognarsi affondando le mani nei reali sentimenti che si provano quando una creatura irrompe nella vita di una coppia.
E trasforma certezze in dubbi, consapevolezze in continue domande, sorrisi in lacrime, abbracci in distanze.
Perché nessuna famiglia è perfetta, nessun percorso è lineare, nessun "per sempre" è scevro da ostacoli, messe in discussione, ripensamenti, e dirselo, dirlo non è mostrarsi vittime di fallimento ma mostrarsi consapevoli nella propria vulnerabilità; pronti a trasformarsi senza annullarsi, essere una nuova versione di sé senza ammazzare la precedente.
Restare persone, individui con le proprie esigenze, i propri bisogni, le proprie necessità che meritano rispetto e soddisfazione, prima ancora di essere una mamma e un papà al servizio assoluto di qualcun altro; dispensori automatici di cura infinita; propagatori di un amore che per crescere sano non deve conoscere costrizioni ma solo accolto con compassione.
Senza paura di non essere brillantemente performanti, di essere giudicati, di non fare abbastanza... Liberi e libere di sentirsi talvolta una "m***a" ma non per questo sbagliatə.
Fotoracconto a cura di Cesare Abbate