Michelangelo finita la statua del Mosè scaglio contro questa il mazzolo, quasi a distruggerla, imprecando:" Perché non parli?". L'uomo classico, nel fare, ha sempre cercato di ripetere il miracolo della natura.L'arte plastica dell'antichità, pur raggiungendo forme verosimiglianti, non aveva mai pensato alla parola.La parola era dono del dio dell'uomo a lui somigliante. Il nostro secolo con il fut
urismo ha dato movimento alle cose "ritratte in possa per secoli", ha"invaso " l'etere sovrastante" con le "macchine volanti"quasi a voler sfidare il sole .Lo spazio e il tempo sono divenuti termini relativi alla velocità. Il dadaismo ha infranto ogni regola di convenienza, ogni canone formale per riconoscere a DADA' il nuovo dio:
"DAD'è tutto"
Nel 1895, per la prima volta nella storia, una voce proveniente da lontano viene percepita in maniera nitida: non è la mitica Eco, è la voce dell'uomo, La macchina parla. L'inquetudine che l'opera d'arte ha sempre ingenerato nell'artista all'uomo del ostro secolo ha dato il senso dell'euforia della vittoria. Majakovsky estasiato dal ponte di Brooklin pensa e vanta si la temerarietà dell uomo che confrontato alla tecnica, lancia questi archi fondati sul liquido per superare il vuoto,ancor più pensa ai secoli futuri ... quando gli uomini ritroveranno i reperti di questo manufatto dell'uomo: loro leggeranno cose nuove in questi tralicci: scheletri della civiltà industriale. Noi siamo già il futuro di questi oggetti, pensati solo per non disturbare la pigra sensibilità di una borghesia opulenta.La "macchina meraviglio" non poteva sostare nelle case ostentando la sua perentorietà inquietante .Oggi noi riesumiamo questi reperti dalle soffitte e dalle cantine per farli riemergere da un fondo della memoria.Ciò che sembrava solo effimero transeunte oggi si consolida nella coscienza e si stratifica nella storia. il vaso etrusco, la tavola fratina, la credenza rinascimentale , oggi aggrediti dal consumismo hanno sopportato l'usura di secoli prima di accreditarsi come oggetti ambiti.Il mobile radio, come noi lo riscopriamo, in pochi decenni ha condensato in se una storia di secoli.Oggi le lacche, i legni, pregiati recuperati da un oculento negligente, riacquistano la loro lucentezza.e sostano ormai nella loro forme ormai definite per sempre in maniere irripetibile. questi oggetti vecchi di pochi decenni sono già antichi. E domani?Altri vedranno in essi la traccia di un secolo il segno di un epoca sgombra di circostanze. "Quando la radio parlava" non era solo la percezione di un segnale sonoro ma l'insegna di un secolo piantata nella storia. "Quando la radio parlava" l'uomo diventava cittadino del mondo e l'"etere" era il suo dominio ma conservava intatto il senso dell'affabulazione. Questa mostra ha il senso del mito e della scienza, della memoria e dell'invezione.