La Compagnia degli Aironi

La Compagnia degli Aironi Allestimento e messa in scena di opere teatrali

"Non voglio fuggire" - Irène Némirovsky ... Gli ultimi attimi di vita della scrittrice che nel suo delirio onirico vede ...
15/04/2022

"Non voglio fuggire" - Irène Némirovsky ...
Gli ultimi attimi di vita della scrittrice che nel suo delirio onirico vede volti e sente le voci che hanno scandito la sua vita...
Giovedì 21 aprile ore 21 presso l'Auditorium di Porcari...

08/07/2021

Lieta di aver partecipato a questa interessante iniziativa indetta dal Comune di Montecatini Terme e ringrazio Rubina Baldecchiper avermi coinvolto in questo bel viaggio prestando la voce ad un insieme di donne che hanno dato lustro al nostro Paese e al mondo intero lasciando un segno indelebile.

Il ritmo della vita nella civiltà moderna è caratterizzato dalla velocità, dalla tensione, da una sensazione di catastro...
17/01/2021

Il ritmo della vita nella civiltà moderna è caratterizzato dalla velocità, dalla tensione, da una sensazione di catastrofe; dal desiderio di nascondere le nostre motivazioni personali, assumendo una quantità di ruoli e di maschere esistenziali (differenti a seconda che ci si trovi in famiglia, al lavoro, fra amici o nella vita sociale ecc.). Amiamo essere "scientifici', e propriamente razionali e cerebrali, poiché tale è l'atteggiamento imposto dall'andamento della civiltà. Comunque, desideriamo pure pagare un giusto tributo alla nostra esistenza biologica, a quelli che possiamo definire piaceri fisiologici. Non accettiamo restrizioni in questo campo. perciò che facciamo un doppio gioco di intelletto ed istinto, pensiero ed emotività; tentiamo di dividerci artificialmente in corpo e anima. Quando tentiamo di liberarci da tutto questo ci mettiamo ad urlare e a scalpitare scuotendoci convulsamente al ritmo della musica. Nella nostra ricerca di liberazione raggiungiamo il caos biologico. Soffriamo soprattutto di una mancanza di totalità, che ci porta alla dispersione e alla dissipazione di noi stessi.
Il teatro - grazie alla tecnica dell'attore, quest'arte in cui un organismo vivo lotta per motivi superiori - presenta una occasione di quel che potremmo definire l'integrazione, il rifiuto delle maschere, il palesamento della vera essenza: una totalità di reazioni fisico mentali. Questa possibilità deve essere utilizzata in maniera disciplinata, con una piena consapevolezza delle responsabilità che essa implica. È in questo che possiamo scorgere la funzione terapeutica del teatro per l'umanità nella civiltà attuale. È vero che è l'attore a compiere questo atto, ma può farlo solo mediante un incontro con lo spettatore - in modo intimo, visibile, non nascondendosi dietro un 'cameraman', una costumista, uno scenografo o una truccatrice - stabilendo un confronto diretto con lui, e in qualche modo "sostituendosi" a lui. L'atto dell'attore - questo rifiuto delle mezze misure, la penetrazione, l'apertura, l'uscir fuori da se stesso invece di chiudercisi - costituisce un invito rivolto allo spettatore. Tale atto potrebbe essere paragonato all'atto di un amore profondamente radicato e autentico fra due esseri umani - questo è giusto un paragone, poiché possiamo parlare soltanto mediante analogia di questo "uscire da se stessi". Questo atto paradossale ed estremo, noi lo definiamo un atto totale. Secondo noi esso riassume la vocazione più profonda dell'attore.
Perché spendiamo così tante energie per la nostra arte? Non certo allo scopo di farci maestri degli altri, ma per imparare con loro che cosa debbano darci la nostra esistenza, il nostro organismo, la nostra esperienza personale e irripetibile; imparare ad infrangere le barriere che ci circoscrivono e a liberarci dalle fratture che ci ostacolano, dalle bugie su noi stessi che costruiamo ogni giorno per noi stessi e per gli altri; a rimuovere i limiti generati dalla nostra ignoranza e dalla nostra mancanza di coraggio; in breve, a riempire il nostro vuoto, a realizzare noi stessi. L'arte non è né una condizione dell'anima (nel senso di un momento straordinario e imprevedibile di ispirazione) né una condizione dell'uomo (nel senso di una professione o di una funzione sociale). L'arte è una maturazione, una evoluzione, un elevamento che ci permette di emergere dall'oscurità in un bagliore di luce.

da GROTOWSKI: "Per un Teatro Povero"

C'è una città in Grecia, sul mare, fondata sui misteri. Entriamo a Eleusis 2021 European Capital of Culture, la città ch...
12/01/2021

C'è una città in Grecia, sul mare, fondata sui misteri. Entriamo a Eleusis 2021 European Capital of Culture, la città che diede i natali ad Eschilo.

Un'edizione speciale, la 115 di , da non perdere.

Teatrosofia #115. In occasione di Eleusi Capitale europea della cultura 2021 dedichiamo questo intervento alla storia misterica della città e al suo legame con il teatro.

"Il teatro è una zona franca della vita, lì si è immortali". (Vittorio Gassman)
28/12/2020

"Il teatro è una zona franca della vita, lì si è immortali".
(Vittorio Gassman)

"Voleva solo avere la libertà di scegliere..."Un racconto di vita "teatrale" di Lee Strasberg (fondatore dell'Actor's st...
27/10/2020

"Voleva solo avere la libertà di scegliere..."

Un racconto di vita "teatrale" di Lee Strasberg (fondatore dell'Actor's studio) quale spettatore. La Donna del mare di Ibsen - interpretazione della Duse negli anni '20 al Metropolitan Opera House di New York. "Ero seduto in fondo all'orchestra ma la voce della Duse galleggiava facilmente attraverso il teatro. Era piuttosto acuta, dato che aveva avuto problemi con la voce durante la giovinezza, si era allenata ad usarla in modo particolare. La cosa straordinaria era che la voce non sembrava proiettarsi verso di te, ma sembrava galleggiare verso il pubblico. Attesi tutta la sera questi momenti: le grandi eruzioni del temperamento, quell'intenso battito emotivo che avevo imparato a riconoscere come parte della grande recitazione. Non c'era niente di tutto questo in "La donna del mare". Ciò che vidi era qualcosa di inconsueto: una presenza, la sensazione di qualcosa che avveniva davanti ai miei occhi che subito fuggiva nella sua presentazione ma che era cristallizzata nella mia consapevolezza. Come un sapore che ti rimane in bocca. Dopo la rappresentazione ebbi una reazione un po' confusa, conflittuale. Avevo sicuramente visto qualcosa di insolito, ma dov'era la recitazione che mi aspettavo? Dov'erano i momenti caratteristici di scoppio emotivo? A quell'epoca non conoscevo bene l'opera che era recitata in italiano, ma ricordo di aver pensato che quando la Duse aveva pregato il marito di lasciarla andar via con l'estraneo e lui aveva finalmente acconsentito, un sorriso meraviglioso aveva illuminato il suo viso. La Duse aveva un modo strano di sorridere. Sembrava provenire dalle dita dei piedi. Sembrava percorrere il suo corpo fino a raggiungere il volto e la bocca, ricordava il sole che si affaccia tra le nubi. Quando sorrideva tra me pensavo: "Questa è la cosa di cui parla la commedia. Questo è ciò che lei desiderava tutto il tempo. Non voleva andarsene in realtà, voleva solo avere la libertà di scegliere". E mentre continuavo a ripensare a quella scena, ad un tratto mi venne in mente: "Che cosa sto dicendo? Ho visto una commedia che non capisco veramente, in una lingua che non capisco veramente e l'attrice mi ha detto di che cosa parla la commedia". La Duse mi aveva dimostrato che la recitazione non è soltanto scoppi emotivi o la presentazione della profondità dell'emozione. In lei ho colto una consapevolezza attimo per attimo della vita del personaggio. La Duse aveva la straordinaria capacità di stare semplicemente seduta sul palcoscenico e di creare una persona che "pensa" e che "sente", senza quella particolare intensità che normalmente caratterizza il temperamento emotivo. La Duse era capace di trovare gesti che non solo erano semplicemente naturali, ma riuscivano ad esprimere cose difficili da suggerire in qualsiasi altro modo. Coi suoi gesti la Duse non era soltanto autentica, ma rivelava anche il tema della commedia, o di ogni scena. Tra tutti gli attori che ho visto, la Duse era quella piu' percettiva nel cercare di incorporare il tema della commedia. I suoi gesti divenivano spesso una espressività illuminata. Gesti che l'attore Michael Cechov definì "gesti psicologici". Per me trovare un modo per raggiungere una espressività illuminata è rimasto uno dei sentieri nella ricerca per il futuro del teatro." ---- Questo lungo e interessante capitolo tratto dagli scritti di Lee Strasberg per assaggiare quanto è fondamentale per un attore allenare il proprio corpo a dare espression e significato alle parole di un'opera teatrale. Vi aspetto il 6 novembre p.v. per parlare del "Cammino dell'attore"...

“Quello che conta è di non essere mai soddisfatti, di non fermarsi; risponde a un termine faustiano intraducibile: streb...
14/08/2020

“Quello che conta è di non essere mai soddisfatti, di non fermarsi; risponde a un termine faustiano intraducibile: streben. Significa tendere verso quello che non c’è… e quando tocchi questa cosa, hai la sensazione che vi sia qualcosa di più lontano che si profila e ti spinge a continuare”. (Giorgio Strehler).

La Compagnia degli Aironi ringrazia il Comune di Ponte Buggianese per la serata dedicata al reading teatrale che abbiamo...
01/08/2020

La Compagnia degli Aironi ringrazia il Comune di Ponte Buggianese per la serata dedicata al reading teatrale che abbiamo presentato in collaborazione con il coro D'Altrocanto. Un ringraziamento speciale al Vice Sindaco Maria Grazia Baldi e il Sindaco Nicola Tesi ...

Save the date... Venerdì 31 luglio ore 21,00 presso la Piazza Banditori di Ponte Buggianese inizia l'evento "SUMMER Pont...
29/07/2020

Save the date...
Venerdì 31 luglio ore 21,00 presso la Piazza Banditori di Ponte Buggianese inizia l'evento "SUMMER Pontigiano"...
in collaborazione con il coro D'Altrocanto diretto dal Maestro Marco Del Pasqua andrà in scena con un reading teatrale liberamente tratto dalle novelle del Decamerone di Giovanni Boccaccio.
Vi aspettiamo per trascorrere una piacevole serata fatta di musica e teatro...

Indirizzo

Ponte Buggianese
51019

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