25/02/2022
24 febbraio 2022 è scoppiata la guerra tra Russia e Ucraina e in questo particolare momento rivolgo il mio pensiero a chi è innocente e indifeso: i bambini e le loro famiglie. La notizia dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia ha lasciato tutti sgomenti, si apre di fronte ai nostri occhi uno scenario mai visto.
Tutti sappiamo che la guerra è ovunque ed è parte della storia. Ma cosa è la guerra? Esiste una analisi filosofica della guerra? Può esistere una guerra giusta? Queste sono alcune domande fondamentali che solo la filosofia può tentare di rispondere.
Molti sono stati i filosofi che hanno trattato il tema della guerra, correlandolo spesso a quello della pace.
Eraclito (535 a.C. – 475 a.C), considera la guerra elemento necessario per la pace poiché egli è convinto che l'armonia, l'ordine e la stabilità del mondo si basino sull'equilibrio degli opposti senza i quali neppure esisterebbero gli esseri. È pura illusione pensare ad una condizione umana vissuta in un'eterna pace, questa c'è perché vi è anche la guerra che crea anche un ordine sociale dove gli schiavi sono gli sconfitti dagli uomini forti. Dalla guerra quindi si genera una società gerarchicamente ordinata e giusta poiché «bisogna sapere che, essendo la guerra comune, anche la giustizia è contesa, e tutto nasce secondo contesa e necessità».
Anassimandro(610a.C.ca–546a.C.ca)affermò che l’ingiustizia nasce proprio dall’opposizione degli esseri finiti, dal loro volersi distaccare dall'apeiron, dall'infinito, "innocente" e "pacifico", con il risultato di essere condannati dal tempo a una lotta, un'incessante guerra che oppone un contrario all'altro per vincere e dominare sull’ altro.
Affermò Platone (428 a.C./427 a.C. – 348 a.C./347 a.C) che i sostenitori del bellicismo sono convinti che «Quella che la maggior parte degli uomini chiamano pace non è nient'altro che un nome, ma nella realtà delle cose, per forza di natura, c'è sempre una guerra, se pur non dichiarata di tutti gli stati contro tutti... È giusto perciò che lo stato di buona costituzione sia amministrato e organizzato in modo da vincere in guerra tutti gli altri, e tutto il costume, la vita pubblica e privata devono essere in funzione della guerra.» A questa concezione, sostiene Platone, si oppone quella di coloro che affermano che la città democratica debba vivere pacificamente tenendosi lontana da ogni sorta di conflitto che si riduce a un fatto privato e che, in quanto tale, non deve coinvolgere la politica.
Nel Rinascimento, per mezzo dell'uso delle armi da fuoco e dell'istituzione degli eserciti permanenti, la guerra assume grande importanza a livello politico e sociale .
Di fronte alla devastante ferocia della guerra si leva alta la condanna di Erasmo da Rotterdam (1466/1469 – 1536), che considera l'uomo in guerra peggiore delle bestie: «Sono solito domandarmi, spesso meravigliato, cosa mai spinga, non dico i cristiani, ma gli uomini tutti, a tale punto di follia da adoperarsi, con tanto zelo, con tante spese, con tanti sforzi, alla reciproca rovina generale della guerra. Che altro infatti facciamo nella vita se non la guerra o prepararci alla guerra? Neppure tutte le bestie combattono tanto, ma solo le belve, le bestie cattive. E neppure queste combattono fra loro, ma solo se sono di specie diverse. Combattono con mezzi naturali. Non come noi con macchine escogitate da un'arte diabolica.»
Ricordiamo che “La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire”. (Albert Einstein)
MEDITATE gente, MEDITATE !!