29/09/2026
Ci sono feste che finiscono quando si spengono le luci. E poi ci sono quelle che, proprio quando finiscono, cominciano davvero.
Domenica si è chiusa la quinta edizione del 🌀. Dodici giorni di incontri, musica, libri, parole, conflitti, sorrisi, discussioni e soprattutto di comunità.
Questa edizione era intitolata “Assiem’: contro il potere dei pochi, per la felicità di tutti”. Non uno slogan, una dichiarazione di intenti. E, alla fine, anche una fotografia di quello che è accaduto.
Qualcuno ha provato a dirci che non potevamo incontrarci lì dove avevamo costruito, negli anni, uno spazio di socialità, cultura e partecipazione. Ci è stata negata l’area dell’ex stazione, che per quattro edizioni era stata restituita alla città attraverso il lavoro volontario di centinaia di persone.
L’arroganza del potere è decidere chi può esserci, quali comunità possono incontrarsi, quali esperienze culturali meritano uno spazio e quali no.
È una storia che, a Pomigliano, abbiamo già visto accadere con il .
Proprio per questo abbiamo riconosciuto immediatamente la posta in gioco, cioè la libertà di una comunità di organizzarsi, produrre cultura, stare insieme e conquistarsi dal basso i propri spazi di autonomia.
Non ci siamo fatti intimidire.
Abbiamo cambiato luogo, spostato transenne e palchi, ricominciato da capo. Abbiamo lavorato giorno e notte e, soprattutto, siamo rimasti insieme.
Forse è proprio questa la cosa più preziosa che ci portiamo a casa da questa quinta edizione: la consapevolezza che 🌀 non coincide con un luogo. È una pratica collettiva. È la capacità di trasformare un’area vuota in uno spazio vivo, una difficoltà in un’occasione, un ostacolo in una ragione in più per andare avanti.
Per questo è giusto ringraziare tutte e tutti.
Chi ha montato un palco, cucinato, pulito, attaccato un manifesto, acceso una luce, portato una sedia, preparato un dibattito. Chi ha suonato, presentato un libro, preso parola, ascoltato. Chi è venuto da vicino e chi ha attraversato chilometri per esserci. Chi ha donato tempo, competenze, energie e fatica senza chiedere nulla in cambio.
Grazie alle compagne e ai compagni che hanno reso possibile ogni singolo giorno di questo festival.
Grazie alle realtà sociali, culturali, sindacali e associative che hanno condiviso con noi questo pezzo di strada.
Grazie soprattutto a chi è venuto semplicemente per stare insieme. Perché, in tempi in cui tutto spinge verso l’isolamento, incontrarsi è già un atto politico.
RinascitaFest finisce oggi, ma non finisce ciò che abbiamo costruito.
Restano le relazioni. Restano le idee. Restano le battaglie. Restano le persone.
E resta una certezza, semplice e ostinata: quando il potere prova a separarci, noi scegliamo di stare assiem’.
Ci vediamo nelle strade, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nelle assemblee, nelle piazze. Là dove la cultura torna ad essere pratica collettiva, dove la solidarietà diventa organizzazione, dove la libertà smette di essere una parola e diventa una cosa concreta.
Grazie a tutte e tutti.
Viva la Palestina libera e Giustizia per Mario Paciolla.