18/11/2025
ARBOSONICA
Max Magaldi con
i contributi originali di Claudia Fabris e Daniela Pes
Arbosonica è una sonorizzazione immersiva che riflette sulla permanenza storico-archeologica del suono, della parola e della voce nel Parco Archeologico di Herakleia, indagati nella loro dimensione performativa. L’installazione, con i contributi originali della poetessa Claudia Fabris, che ha collaborato al concept tematico dell’intervento, e della musicista Daniela Pes, che ha concepito due composizioni dedicate, è fruibile attraverso un’APP e si articola in mappature geolocalizzate che consentono alle colonne sonore ambientali di attivarsi quando gli ascoltatori si spostano all’interno delle zone designate: una cornice eterea e impalpabile, plasmata da Magaldi in contaminazione con le peculiarità del luogo.
L’opera mira ad attualizzare - attraverso l’ascolto in movimento dei visitatori - le possibili esperienze passate, presenti e future del Parco, rendendole percepibili grazie a una tessitura sonora e poetica. Al cuore dell’opera echeggia il mito di Demetra e Persefone, archetipo del ciclo vita-morte-rinascita, metafora naturale e spirituale del ritorno alla luce dopo l’ombra. Questo dualismo - profondità e superficie, presenza e assenza, silenzio e voce - riverbera in ogni elemento naturale del parco, luogo di metamorfosi continua. Se le tracce archeologiche sono quasi dissolte, la natura, fragile e silenziosa, continua a rifiorire stagione dopo stagione: la morte non è assenza, ma un gesto necessario perché tutto possa rinascere. Uno degli elementi chiave di Arbosonica è l’uso della parola: Claudia Fabris intreccia testi poetici che risvegliano la potenza primordiale del linguaggio, rivelando nelle parole formule e mappe in grado di riportare alla luce significati sepolti che illuminano il presente. Le sue parole, come semi, fioriscono lungo il percorso e guidano l’ascoltatore in un viaggio simbolico. La voce di Daniela Pes attraversa il paesaggio come un richiamo remoto: arcaica e futuribile, si innesta nella materia sonora come strumento vivo e ancestrale. È la voce del corpo e dell’origine, che risuona in sintonia con la terra. L’opera dialoga con l’identità sonora del Parco: il vento, gli uccelli, l’acqua. Questi suoni, registrati e ritessuti da Magaldi, costruiscono una trama che restituisce al visitatore la percezione di quella che lui stesso ha definito trasparenza sonora: la sensazione che sia il luogo stesso a parlare, a suonare, a raccontare la propria storia. Il suono non è solo elemento ambientale, ma diventa atto poetico e presenza viva, capace di risvegliare le tracce invisibili del paesaggio.
In un periodo storico in cui la tecnologia separa, Arbosonica attua il contrario: la usa per generare un’esperienza libera e consapevole. L’APP geolocalizzata e le cuffie a conduzione ossea, che fanno sì che i suoni trasmessi non coprano quelli circostanti, ma si sommino ad essi - si fa invisibile e permette all’ascoltatore di immergersi in una realtà in cui i confini tra suono reale e composito si sfaldano. Ne emerge un’esperienza fluida che riconnette presenza umana, spazio e memoria.