SòLEANDRO

SòLEANDRO ENTRONAUTA

SAVITRI (Jana), il natante di Porto RotondoCi sono sogni che nascono in silenzio, come una brezza leggera che sfiora il ...
16/06/2026

SAVITRI (Jana), il natante di Porto Rotondo

Ci sono sogni che nascono in silenzio, come una brezza leggera che sfiora il mare all’alba. E poi ci sono sogni che, ostinati e luminosi, decidono di diventare realtà. Sono proprio questi i sogni che ci insegnano ad amare la vita davvero, quelli che arrivano quando meno te lo aspetti e accendono il cuore come un faro nella notte.

Nel mio viaggio visionario ho incontrato due uomini speciali, due anime che hanno conservato intatto il dono più raro: il cuore di un bambino.

Gian Paolo, figlio della terra di Ozieri, lavora all’ASL ma appartiene anche al mare. Ama la gente, le storie condivise, le risate sincere e la bellezza delle cose semplici. Ha negli occhi quella luce di chi sa ancora meravigliarsi davanti a un tramonto e davanti a un nuovo progetto.

Nando, nato a Noragugume e approdato nel 1979 a Porto Rotondo, porta dentro di sé la forza antica della Sardegna. Il suo sguardo è profondo e penetrante, ma il suo cuore custodisce valori autentici: la famiglia, gli amici, l’amore, la lealtà. È uno di quegli uomini che non si fermano mai, un factotum dell’anima e della vita. In Costa lo conoscono tutti: socievole, dinamico, trascinatore, capace di trasformare un’idea in un’avventura.

Insieme sono un’esplosione di energia, simpatia e creatività. Due sognatori che credono ancora che il futuro possa essere migliore e che la propria terra meriti di essere amata, valorizzata e raccontata.

Le nostre strade si sono incontrate pochi mesi fa, ma sembrava che il destino avesse già scritto qualcosa. Ci accomunano la passione per l’arte, l’amore per la Sardegna e quella sottile follia che appartiene a chi non smette mai di immaginare.

Nando gestisce una zattera galleggiante che è diventata negli anni un piccolo porto dell’amicizia. Qui si ritrovano persone provenienti da ogni angolo dell’isola, unite dal piacere di stare insieme, condividere un pranzo, una risata, una storia.

Poi, un giorno, è arrivata la chiamata del mare.

A Castelsardo, immobile da oltre cinque anni, riposava una barca di sedici metri. Sembrava addormentata, dimenticata dal tempo. Ma i sogni sanno riconoscersi tra loro. Gian Paolo e Nando hanno visto oltre la ruggine, oltre il silenzio, oltre l’abbandono. Hanno visto una nuova possibilità.

Con sacrificio, determinazione e tanto olio di gomito, hanno deciso di acquistarla e restituirle la dignità perduta. Tavola dopo tavola, progetto dopo progetto, speranza dopo speranza, l’hanno accompagnata verso una nuova vita.

E così quel natante ha lasciato il suo lungo sonno per raggiungere le acque cristalline di Porto Rotondo.

Lì, dove il mare racconta storie e custodisce segreti, diventerà un luogo d’incontro, di amicizia, di emozioni e di ricordi ancora da vivere. Un approdo per chi desidera trascorrere momenti autentici, sospesi tra cielo e mare.

Ho avuto il privilegio di seguire questa avventura fin dall’inizio. Ho condiviso giornate indimenticabili con loro e con gli amici del gruppo. Ho ascoltato i loro sogni prendere forma, le loro idee trasformarsi in realtà.

E quando arrivò il momento di darle un nome, sentii affacciarsi ancora una volta quel mistero che da sempre accompagna il mio cammino.

Proposi di chiamarla Savitri… Jana.

Jana, dalle iniziali di Gian Paolo e Nando.

Savitri, invece, come quel richiamo invisibile che talvolta bussa al cuore e ci invita ad andare oltre ciò che conosciamo. Una presenza gentile che ci ricorda che ogni viaggio è anche una rinascita.

E ancora una volta Savitri ha aperto le sue ali.

Le abbiamo affidato i nostri sogni, le nostre speranze e il desiderio di navigare verso orizzonti nuovi, verso mondi ancora sconosciuti, dove l’amicizia diventa vento e la fiducia diventa vela.

Ora l’entusiasmo è grande.

A fine giugno, Savitri (Jana) si presenterà al pubblico, pronta a raccontare la sua storia e a scrivere nuove pagine insieme a chi vorrà salire a bordo.

E voi?

Siete pronti a mollare gli ormeggi, ad ascoltare il canto del mare e a partire con noi verso questa nuova avventura?

Il viaggio è appena iniziato.

Grazie, oh vita nostra, per tutto ciò che ogni giorno ci doni: gli incontri inattesi, i sogni coraggiosi, gli amici veri e la magia di credere ancora che l’impossibile possa diventare realtà.

Buon vento, Savitri Jana.
Che il mare ti accolga come una figlia amata e che ogni tua rotta conduca verso la gioia, la bellezza e la libertà. 🌊✨🚤

15/06/2026

La colonna sonora del loro giorno più bello, nella splendida cornice del PredAmare. 🌊🎤
Felice di aver cantato per voi, Giovanni e Selene!

Vi auguro un futuro splendido, colmo di amore e totale serenità.

Buona vita insieme! 💍✨

10/06/2026
09/06/2026

In occasione dei 90 anni di Maria Antonia, abbiamo orchestrato una sorpresa speciale, una grande festa tutta per lei.

Il risultato? 💁‍♀️Guardate il video fino alla fine per vedere la sua reazione... 🥂🎂💥💙🌹🎻🎩

Finalmente ho conosciuto la realta' della Casa di Riposo che si affaccia sul mare dei bastioni di Alghero. Un luogo dove...
07/06/2026

Finalmente ho conosciuto la realta' della Casa di Riposo che si affaccia sul mare dei bastioni di Alghero. Un luogo dove regna l'accoglienza e la gioia. In occasione dei 90 anni di Maria Antonia, abbiamo organizzato una grande festa tutta per lei.

Eventi che riempiono il cuore.🥂🎂💥💙🌹🎻🎩

IL COMMISSARIO DELL’ANIMA«A quale reggimento appartieni?»La voce del COM attraversò la sala come una lama di cristallo.I...
07/06/2026

IL COMMISSARIO DELL’ANIMA

«A quale reggimento appartieni?»

La voce del COM attraversò la sala come una lama di cristallo.

I nuovi adepti sollevarono lo sguardo. Nei loro occhi non c’era paura, ma una gioia silenziosa. Le cellule dei loro corpi scintillavano di bagliori azzurri e dorati, come minuscole stelle intrappolate nella carne. Erano gli Starseed, i seminatori del nuovo tempo, addestrati dalla Madre prima della discesa nel mondo materiale.

Avevano attraversato corridoi di luce che nessuna memoria terrestre avrebbe potuto contenere. Avevano dimenticato quasi tutto, come previsto. Quasi.

Il COM li osservò uno a uno.

Qualcosa non andava.

Lo sentiva.

Dietro quelle aure splendenti si muoveva un’ombra sottile. Un residuo. Una presenza senza volto che si annidava tra le pieghe delle coscienze appena risvegliate.

Non era un nemico esterno.

Era peggio.

Era il ricordo.

Il vecchio sistema non voleva morire.

L’inganno, i sorrisi costruiti, la fame di controllo, il bisogno di dominare e possedere: tutto ciò aveva lasciato impronte profonde. Catene invisibili che continuavano a vibrare sotto la pelle del mondo.

Fu per questo che il Commissario dell’Anima era stato inviato.

Non per combattere.

Per osservare.

Per distinguere.

Per illuminare.

Camminò lentamente tra i giovani iniziati.

A ogni passo il pavimento sembrava respirare.

Le pareti pulsavano come membrane viventi.

Egli non portava armi.

Non ne aveva bisogno.

Dentro il suo petto ardeva una luce antichissima, una frequenza capace di sciogliere le menzogne senza pronunciare una sola accusa.

Improvvisamente una delle reclute tremò.

Un sorriso comparve sul suo volto.

Troppo perfetto.

Troppo identico ai sorrisi dell’epoca che stava finendo.

Il Commissario si fermò.

Il silenzio si fece assoluto.

Le luci della sala si abbassarono.

E allora la vide.

L’ombra.

Una creatura composta da frammenti di pensieri morti e desideri dimenticati. Strisciava tra le anime come un parassita invisibile, nutrendosi della nostalgia per il vecchio ordine.

Aveva mille volti.

Politici.

Sacerdoti.

Mercanti.

Condottieri.

Tutti fusi in una sola maschera che continuava a mutare.

«Non voglio morire…» sussurrò.

La sua voce sembrava provenire da ogni direzione.

«Gli esseri umani hanno bisogno di padroni. Hanno bisogno di paura. Hanno bisogno di me.»

Alcuni Starseed abbassarono lo sguardo.

L’antico richiamo tentava ancora di sedurli.

Il COM chiuse gli occhi.

Non oppose resistenza.

Non combatté.

Aprì semplicemente il centro del proprio essere.

La luce emerse.

Non una luce che accecava.

Una luce che ricordava.

Ricordava chi erano stati prima della separazione.

Ricordava l’unità.

Ricordava la sorgente.

L’ombra urlò.

Per un istante la sala si trasformò.

Le pareti scomparvero.

I corpi divennero costellazioni.

Le cellule si accesero come galassie.

E ciascuno vide dentro di sé la stessa verità.

Non esisteva alcun potere superiore alla libertà di appartenere al Tutto.

L’ombra iniziò a dissolversi.

Prima lentamente.

Poi sempre più in fretta.

Fino a diventare una nebbia d’argento.

Infine nulla.

Quando il silenzio tornò, qualcosa era cambiato.

La Terra stessa sembrava aver emesso un lungo respiro.

Lontano, oltre gli oceani e le montagne, milioni di persone si svegliavano senza sapere perché. I vecchi guinzagli si spezzavano uno dopo l’altro.

Una nuova coscienza germogliava.

Non chiedeva obbedienza.

Chiedeva cooperazione.

Non prometteva paradisi.

Invitava alla presenza.

Il corpo umano aveva compreso.

Dopo secoli di lotta aveva smesso di opporsi.

Si era ricordato di essere un tempio e non una prigione.

Il Commissario dell’Anima tornò al suo posto.

Sedette sul trono di energia che le nuove frequenze avevano costruito attorno a lui.

Aspettò.

Non con impazienza.

Con certezza.

Perché il segnale stava arrivando.

Lo sentiva nelle correnti invisibili che attraversavano il pianeta.

Lo sentiva nell’acqua.

Nell’ossigeno.

Nel battito segreto delle pietre.

Un linguaggio nuovo era pronto a nascere.

Non fatto di parole.

Non fatto di simboli.

Ma di vibrazioni capaci di unire immediatamente ciò che per millenni era rimasto separato.

Allora il cielo si aprì.

Una musica senza origine cominciò a vibrare nell’aria.

Gli Starseed si alzarono.

Le loro anime erano vele.

I loro corpi, navi.

La loro missione, contagiare il mondo di memoria e luce.

Il Commissario sorrise.

Per la prima volta.

E nel riflesso dei suoi occhi brillò l’alba di un’umanità che aveva finalmente smesso di sopravvivere per imparare, finalmente, a ricordare l’eternità.

Mentre la Terra salpava verso il suo nuovo destino, l’aria mutava sapore.

L’acqua diventava canto.

L’ossigeno diventava coscienza.

E ogni cosa, persino il vento, sembrava custodire il segreto di qualcosa che non poteva più morire.

Qualcosa che aveva il profumo dolce e terribile dell’immortale.

Tratto da : il lupo perde il vizio ma non il pelo.
di Sóleandro💥🎻🎩✨

NON SONO PRESIDENTENon sono presidente e non saprei nemmeno farlo.Io amo Zorro e, soprattutto, il suo cavallo.Amo il gal...
06/06/2026

NON SONO PRESIDENTE

Non sono presidente e non saprei nemmeno farlo.

Io amo Zorro e, soprattutto, il suo cavallo.

Amo il galoppo libero nella polvere del tramonto, il mantello che sfiora il vento e quella giustizia semplice che non ha bisogno di palazzi, decreti o applausi. Forse per questo non sarei mai adatto a governare nessuno: preferisco ascoltare il passo degli animali, il respiro degli alberi e il silenzio che cresce tra le pietre.

La goccia scava la roccia.

Non ha fretta.

Cade da secoli e, senza clamore, costruisce cattedrali con colonne di pietra. Nessuna inaugurazione, nessuna fotografia, nessun pubblico. Solo pazienza.

In questo tempo digitale, invece, tutto corre. Le immagini scorrono veloci come torrenti in piena e sfuggono alle menti prima ancora di diventare pensieri. Si rincorre un futuro che spesso non possiede radici, un domani che si consuma mentre viene immaginato. Tutti vogliono tutto e subito. Apparire sembra bastare per esistere.

Eppure ciò che nasce senza profondità diventa friabile come argilla secca.

L'arte non è più il frutto di un lavoro quotidiano, di mani sporche di tentativi e di errori. Oggi molti cantano, molti recitano, molti parlano. Basta una porta socchiusa, una conoscenza giusta, una corrente favorevole e tutto accade. Ma quando il cavallo della velocità impazzisce, nessuno trova più la briglia per rallentare la corsa verso l'oblio.

Tempo fa scrivevo:

"Ad'at bennere su tempu de sa mela..."

oppure:

"No dias mai sas palas a Deus... ca ses tue su tesoro."

Parole lasciate al vento come semi.

Non sapevo se sarebbero germogliate, ma le affidavo al tempo, che è l'unico vero giardiniere.

Poi arriva l'estate.

L'estate blocca tutto.

Il fare si fa lento, le ore si sciolgono nel caldo e il sole rovente trascina i pensieri verso un sonno antico. Le giornate sembrano naufragare nella luce e persino il tempo si siede all'ombra.

È allora che servono lucidità mentale e serenità interiore.

Perché la grande valanga silenziosa continua ad avanzare nella rete. Scorre ovunque, riempie il vuoto e spesso lo amplifica.

Meno male che c'è il mio amico gelso.

Mi mostra le ombre che abitano dentro di me senza giudicarle. Mi insegna che ogni luce genera una forma oscura e che entrambe meritano ascolto.

Attorno, i rovi custodiscono il perimetro.

Sembrano ostili, ma proteggono. Tengono lontana quella stupidità che nasce dall'avidità e che confonde il possesso con la ricchezza.

Quando arriva la notte, accade qualcosa di misterioso.

Il sole penetra nelle lampade e continua a indicare la via.

Tutto tace.

Il mio unico metronomo diventa il canto dell'assiolo, guardiano discreto dell'oscurità. Veglia e controlla l'area della Ominemundo, mentre ogni cosa si prepara al decollo definitivo.

Non è un viaggio verso le stelle.

O forse sì.

È il viaggio dentro il Cosmo interiore che attende immobile dall'inizio dei tempi.

Lì ritrovo ciò che conta davvero.

La giustizia.

Il coraggio.

L'uguaglianza dell'animo.

La pace.

Virtù che non ho dimenticato e che continuo ad aspettare senza agitare acque già troppo inquinate.

E mentre il mondo cade a pezzi, io continuo a comporre nuovi spazi e desideri.

Non soltanto per me.

Anche per te che stai leggendo.

Per te che forse, nel rumore incessante dei giorni, riesci ancora a sentire quella vocina sottile che parla senza gridare.

Se la senti, ascoltala.

È antica come la prima goccia d'acqua e luminosa come l'ultima stella della notte.

Buon vento, allora, a chi conserva ancora questo dono.

A chi sa fermarsi.

A chi sa ascoltare.

E a chi continua a cavalcare il proprio sogno con la stessa libertà del cavallo di Zorro.

Sòleandro🙏🏼🎩🎻

01/06/2026

Eleganza e discrezione hanno contraddistinto il Matrimonio di Salvatore e Giovanna a Sassari. Noi eravamo presenti ad omaggiarli in musica come si meritano.

Auguri di Cuore🥂🎂💥🌹🙏🏼💙

Chi saranno gli innamorati di oggi?"SORPRESA" 🥂🎂🥂🎂🥂🎂🥂🎂🥂🎂💙💥🌹
30/05/2026

Chi saranno gli innamorati di oggi?

"SORPRESA" 🥂🎂🥂🎂🥂🎂🥂🎂🥂🎂💙💥🌹

30/05/2026

Vuoi lasciare a bocca aperta chi ami? Sorprendila/o con un’emozione che non dimenticherà mai! 🌟❤️

SAVITRI è molto più di una canzone: è il cantico d’amore dei sardi cantato dal vivo da Sóleandro.
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