06/06/2026
NON SONO PRESIDENTE
Non sono presidente e non saprei nemmeno farlo.
Io amo Zorro e, soprattutto, il suo cavallo.
Amo il galoppo libero nella polvere del tramonto, il mantello che sfiora il vento e quella giustizia semplice che non ha bisogno di palazzi, decreti o applausi. Forse per questo non sarei mai adatto a governare nessuno: preferisco ascoltare il passo degli animali, il respiro degli alberi e il silenzio che cresce tra le pietre.
La goccia scava la roccia.
Non ha fretta.
Cade da secoli e, senza clamore, costruisce cattedrali con colonne di pietra. Nessuna inaugurazione, nessuna fotografia, nessun pubblico. Solo pazienza.
In questo tempo digitale, invece, tutto corre. Le immagini scorrono veloci come torrenti in piena e sfuggono alle menti prima ancora di diventare pensieri. Si rincorre un futuro che spesso non possiede radici, un domani che si consuma mentre viene immaginato. Tutti vogliono tutto e subito. Apparire sembra bastare per esistere.
Eppure ciò che nasce senza profondità diventa friabile come argilla secca.
L'arte non è più il frutto di un lavoro quotidiano, di mani sporche di tentativi e di errori. Oggi molti cantano, molti recitano, molti parlano. Basta una porta socchiusa, una conoscenza giusta, una corrente favorevole e tutto accade. Ma quando il cavallo della velocità impazzisce, nessuno trova più la briglia per rallentare la corsa verso l'oblio.
Tempo fa scrivevo:
"Ad'at bennere su tempu de sa mela..."
oppure:
"No dias mai sas palas a Deus... ca ses tue su tesoro."
Parole lasciate al vento come semi.
Non sapevo se sarebbero germogliate, ma le affidavo al tempo, che è l'unico vero giardiniere.
Poi arriva l'estate.
L'estate blocca tutto.
Il fare si fa lento, le ore si sciolgono nel caldo e il sole rovente trascina i pensieri verso un sonno antico. Le giornate sembrano naufragare nella luce e persino il tempo si siede all'ombra.
È allora che servono lucidità mentale e serenità interiore.
Perché la grande valanga silenziosa continua ad avanzare nella rete. Scorre ovunque, riempie il vuoto e spesso lo amplifica.
Meno male che c'è il mio amico gelso.
Mi mostra le ombre che abitano dentro di me senza giudicarle. Mi insegna che ogni luce genera una forma oscura e che entrambe meritano ascolto.
Attorno, i rovi custodiscono il perimetro.
Sembrano ostili, ma proteggono. Tengono lontana quella stupidità che nasce dall'avidità e che confonde il possesso con la ricchezza.
Quando arriva la notte, accade qualcosa di misterioso.
Il sole penetra nelle lampade e continua a indicare la via.
Tutto tace.
Il mio unico metronomo diventa il canto dell'assiolo, guardiano discreto dell'oscurità. Veglia e controlla l'area della Ominemundo, mentre ogni cosa si prepara al decollo definitivo.
Non è un viaggio verso le stelle.
O forse sì.
È il viaggio dentro il Cosmo interiore che attende immobile dall'inizio dei tempi.
Lì ritrovo ciò che conta davvero.
La giustizia.
Il coraggio.
L'uguaglianza dell'animo.
La pace.
Virtù che non ho dimenticato e che continuo ad aspettare senza agitare acque già troppo inquinate.
E mentre il mondo cade a pezzi, io continuo a comporre nuovi spazi e desideri.
Non soltanto per me.
Anche per te che stai leggendo.
Per te che forse, nel rumore incessante dei giorni, riesci ancora a sentire quella vocina sottile che parla senza gridare.
Se la senti, ascoltala.
È antica come la prima goccia d'acqua e luminosa come l'ultima stella della notte.
Buon vento, allora, a chi conserva ancora questo dono.
A chi sa fermarsi.
A chi sa ascoltare.
E a chi continua a cavalcare il proprio sogno con la stessa libertà del cavallo di Zorro.
Sòleandro🙏🏼🎩🎻