28/04/2024
Inizierò ad usare, in fotografia, la cosiddetta Intelligenza artificiale solo quando vedrò realizzati attraverso di essa volti di ragazza credibili, non anonimi e più o meno scontati nel rispetto degli assunti standardizzati della bellezza femminile come ho visto finora. Vorrò vedere facce credibili, che non somiglino tra loro come identikit e si differenzino solo per la pettinatura, il colore dei capelli, la vista dall'alto o dal basso o la testa più volta a destra o più volta a sinistra. Vorrò vedere volti imperfetti, quelli che risultano attraenti nella realtà e nella loro varietà e che esprimono caratteri. Perchè ho scritto "volti di ragazza" e non di donna o ragazzo o uomo? Perchè a ciò che vedo pare che l'AI sia usata solo per ragazze giovani, come che sia destinato o idoneo per loro, forse un segno stesso dei limiti di questa tecnica in fotografia come se esistesse la coscienza che, in fondo, si tratta solo di maquillage che, per quanto aggressivo e sofisticato, sia da relegare ai mondi finti ed estetizzanti, alla moda, al gloamour, al sessualmente provocante femminile. Sfatiamo l'illusione (o il timore) che si tratti di intelligenza, si tratta pur sempre di istruzioni complesse (ma sempre di istruzioni si tratta) fornite ad una macchina che attraverso quelle elabora attingendo da un enorme archivio di informazioni anch'esse fornite dall'uomo, secondo sua volontà, sua scelta e suo volere. Il pericolo c'è solo quando considerassimo l'AI "intelligenza"; in fondo essa non può fare nulla che l'uomo non le abbia concesso di fare, anche quando queste fossero decisioni apparentemente assunte dalla macchine arbitrariamente o randomizzate occorrerà pur sempre che queste facoltà loro concesse derivino dalla programmazione e quindi dalla volontà dell'uomo. E' evidente quanto debba essere complessa un'applicazione che sostituisce l'uomo nel dipinto o nel ritocco fotografico quando questo non stia solo nel togliere segni, grana o sbiadimento dei colori ma anche l'intervenire su paramentri che possono variare totalmente la nostra percezione del prodotto finito. Anche intuitivamente occorre fornire alla macchina di tenere conto di migliaia di parametri ad esempio: La storia dell'estetica, cosa evochino i coloro e i loro abbinamenti nel sentire umano, gli equilibti tra le masse, il funzionamento della nostra percezione relativamente al mosso, allo sfocato, ai colori caldi o freddi. Poi la nostra storia: la macchina dovrebbe capire (e lavorare di conseguenza) se con l'immagine che le forniamo avessimo inteso riferirci a modelli mediatici assimilati, a gusti e percezioni di un tipo o di un altro. Poi ci sono fantasia, estro e pazzia: molte tra le opere e gli autori che consideriamo migliori o geni, sono state realizzate da artisti ritenuti psicotici o comunque non comuni.