06/08/2026
Per Francesco, di Marco Aime
Eravamo diventati amici. A poco a poco si era sciolta quella scorza di sana diffidenza e ci sentivamo vicini. Era iniziato proprio a Pistoia, durante i Dialoghi del 2013, ricordo che avevo un po’ paura a incontrare un mio mito. Chissà com’è poi davvero? Sono bastati pochi minuti, per iniziare a scherzare, a prenderci giro. Sì, Francesco era proprio Francesco. Ci siamo poi conosciuti meglio durante le lunghe chiacchierate fatte a casa sua, per scrivere Tra i castagni dell’Appennino (che UTET ha pubblicato nella serie Dialoghi di Pistoia). I discorsi si intrecciavano e quell’uomo che avevo davanti non era più un mito, era una gran bella persona. Profonda e schiva. Ho imparato a non fargli complimenti. Pena il silenzio.
L’ho amato dall’adolescenza, sapevo tutte le sue canzoni a memoria, accordi compresi. Rideva quando glielo dicevo. Cercavo persino di emulare la sua “erre”. Mi ha accompagnato per tutta la vita e continuerà a farlo, con quel suo esistenzialismo colto e popolare a un tempo. Profondo e raffinato “senza averne l’aria”.
L’ultima volta che l’ho visto era maggio di quest’anno. Abbiamo pranzato insieme da Mimmo a Ponte della Venturina. Era brontolone come sempre, ma anche pronto alla battuta e con una memoria formidabile. “Però io voglio ricordarti com’eri / pensare che ancora vivi”… hai scritto. Ecco, io, tutti noi che ti abbiamo amato vogliamo ricordarti com’eri. Non un idolo, non un mito, una gran bella persona, ci hai insegnato che si può essere grandissimi rimanendo uomini e sono felice di avere condiviso con te qualche pezzo di vita.
Ti saluto, ma è un arrivederci e con me ti salutano gli amici dei Dialoghi di Pistoia: Giulia, Adriano, Elisa, Andrea.