31/05/2026
«Speriamo sia un ponte che ci porti verso la verità della strage». Parole chiare, quelle di Luigi Dainelli, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage dei Georgofili e zio di Caterina e Nadia Nencioni, a cui è intitolato il ponte sull’Arno che sarà inaugurato oggi, sabato 30 maggio.
Cosa significa per lei questo ponte?
«Quando intitolano un giardino, una piazza o una strada alle bambine sono sempre d’accordo, perché sono cose che rimangono nel futuro, nella storia. Anche tra cinquant’anni chi passerà su quel ponte sarà costretto a pensarci. È una cosa bellissima, ma il vero senso del ponte sarebbe quello di portare verità».
Quanto ne manca ancora?
«Un dieci per cento. Noi conosciamo quella emersa dai processi, ma quella storica non è ancora venuta fuori. Forse io non la vedrò mai. Finché qualcuno non avrà il coraggio di dire chi volle quelle stragi e perché la mafia dalla Sicilia arrivò a Firenze, Roma e Milano, verità piena non ci sarà. Tutto è legato alla politica».
Quanto è importante per Firenze questo ponte?
«Non è una memoria astratta ma concreta, una memoria che continua. Accanto a quel ponte dovranno esserci iniziative per parlare di loro. Due nomi apparentemente insignificanti porteranno le persone a chiedersi il perché di quei nomi. Non deve passare nel dimenticatoio la strage più terribile che Firenze abbia vissuto dopo la Seconda guerra mondiale».
L’intitolazione è arrivata anche attraverso un sondaggio dei cittadini. Vi ha colpito questa risposta di Firenze?
«Il significato più grande è stato proprio il referendum cittadino, che ha preferito le bambine anche a donne come Tina Anselmi, che hanno fatto la storia d’Italia».
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