Postremo Vate e i suoi libri

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Postremo Vate e i suoi libri Postremo Vate vive a Pinerolo (To). Scrittore fantasioso e poeta multiforme, è autore di 60 libri.

Ringrazio Nina Caterina Piga per questo post dedicato ai miei libriI libri di Postremo Vate: ovunque e con chiunque!Ecco...
22/10/2026

Ringrazio Nina Caterina Piga per questo post dedicato ai miei libri

I libri di Postremo Vate: ovunque e con chiunque!

Ecco una panoramica dei libri di Postremo Vate, che si trovano ovunque e tra le mani (e anche i piedi) di chiunque.
Già, perché anche se non hanno gambe in carne e ossa, i libri di Postremo Vate viaggiano da una città all'altra, si spostano da Pinerolo a Torino e da Torino a Bologna e da Bologna a Firenze e da Firenze a Roma e a Palermo.
Quella di Postremo Vate è una letteratura itinerante, che si muove sempre, perché suscita interesse, ha amici e nemici, viene ora esaltata e ora denigrata. In questo modo rivela che è viva ed essendo viva viene letta, fa discutere, raccoglie elogi e critiche, come è giusto che sia.
Nelle foto potere vedere una bella panoramica dei suoi libri di poesie, racconti, dialoghi. Ci sono libri per tutti i gusti, perché Postremo Vate scrive utilizzando vari generi letterari, con ben sa chi legge le mie opere.
Pure le sue gatte, Micilda e Zapachilda, mostrano di apprezzare molto i suoilibri, anche perché... ci vivono in mezzo!
A questo punto non mi resta che augurarvi buona lettura.
Tutti i libri di Postremo Vate sono in vendita su Amazon: ebook formato Kindle e cartaceo (brossura e cartonato).
Nina Caterina Piga




Grazie, Nina Caterina Piga, per questa approfondita recensione del mio libro di poesie fantasurreali (e non solo!). La P...
21/10/2026

Grazie, Nina Caterina Piga, per questa approfondita recensione del mio libro di poesie fantasurreali (e non solo!).

La Poesia dei Tempi Estremi : Fuochi di Abominio sulla Terra dell'Ultimo Giorno
Il libro è dedicato al pittore Plauso Nivo Battistini

Dopo aver riletto questo libro, intitolato Fuochi di Abominio sulla Terra dell'Ultimo Giorno, pubblicato dalle Edizioni Hogwords, ho avvertito la necessità di focalizzare alcuni punti fermi che, a mio parere, rendono davvero intrigante questo inclassificabile libro poetico.

🌌 Struttura e atmosfera dell'opera

Il libri si configura come un viaggio letterario dai toni solenni, cupi e fortemente d'impatto, caratteristica centrale dello stile espressivo di Postremo Vate. Fin dal titolo, il libro dichiara la sua natura di opera terminale e testimonianza poetica dell'Assoluto: la cornice è quella di una Terra dell'Ultimo Giorno, un palcoscenico crepuscolare e apocalittico in cui l'Umanità assiste alla fine dei tempi.

🔥 I Temi Centrali: la Distruzione e l'Abominio

Il fulcro concettuale del volume ruota attorno a immagini di purificazione e annichilimento radicale:
• Le Fiamme della Distruzione: il fuoco non è inteso come un semplice elemento naturale, ma come una forza cosmica e inarrestabile destinata a consumare ciò che resta del mondo.
• L'Abominio: l'Umanità viene descritta mentre brucia all'interno di "fuochi di Abominio". Questo termine, centrale nella poetica dell'autore, delinea una condizione di totale decadenza morale, carnale e spirituale, in cui le storture del mondo giungono al loro culmine prima del collasso definitivo.
• L'Esalazione dell'Anima: la Terra stessa viene personificata nell'atto di esalare la propria anima tra le fiamme, sancendo la fine di un'era e il compimento del destino universale.

✍️ Stile e scelte linguistiche

A livello formale, i testi si caratterizzano per:
• Uso del maiuscolo enfatico: parole chiave come Abominio, Terra, Ultimo Giorno e Fiamme della Distruzione sono elevate a veri e propri archetipi concettuali attraverso la capitalizzazione, conferendo ai versi la sacralità e la rigidità tipica dei testi profetici o dei grandi poemi mitologici arcaici.
• Tono solenne e catastrofico: non vi è spazio per il compromesso o per la consolazione lirica. La parola del Vate si fa tagliente e si assume il compito di registrare la fine con onestà intellettuale, descrivendo una realtà cupa e drammatica senza filtri mitiganti.
A tal proposito assumono particolare significato le poesie intitolate "Delirio Azteco-Garamantico" e "Platone e Kerouac".
L'inserimento di questi due specifici componimenti all'interno di Fuochi di Abominio sulla Terra dell'Ultimo Giorno arricchisce la raccolta di nuove sfumature concettuali:
• "Delirio azteco-garamantico": questa lirica unisce l'immaginario dei popoli precolombiani (gli Aztechi) a quello dell'antico popolo sahariano dei Garamanti. Il risultato è un cortocircuito geografico e temporale che evoca visioni mistiche, ancestrali e desertiche, perfettamente in linea con il senso di fine del mondo e di azzeramento della storia che attraversa l'intera opera.
• "Platone e Kerouac": la scelta di accostare il padre della filosofia occidentale, Platone, all'icona della Beat Generation, Jack Kerouac, ha effettivamente spiazzato e diviso una parte dei lettori tradizionalisti.

Il senso del parallelismo Platone-Kerouac

La denigrazione o la critica da parte di alcuni lettori nei confronti di tali poesie nasce spesso da una lettura superficiale, legata unicamente al divario cronologico e formale tra i due autori. Tuttavia, nella visione del Vate, questo audace accostamento trova una profonda giustificazione ideale:
1. La ricerca dell'Assoluto: sia Platone (attraverso l'Iperuranio e la contemplazione del Bene) sia Kerouac (attraverso il viaggio, lo Zen e la ricerca del "Satori" o dell'estasi spirituale) hanno indagato ciò che si trova oltre la realtà materiale e quotidiana.
2. La fuga dal mondo sensibile: il rifiuto delle convenzioni sociali e l'esigenza di liberarsi dalle catene della caverna platonica risuonano fortemente con l'ansia di assoluto, la ribellione e il nomadismo spirituale dei protagonisti di Sulla Strada o de I vagabondi del Dharma.
In questo senso, la poesia del Vate funge da ponte concettuale, dimostrando che la tensione profetica ed escatologica non appartiene a un'unica epoca, ma si ripresenta costante nel corso della storia umana.
L'immaginario evocato in "Delirio azteco-garamantico" rappresenta uno dei vertici della capacità del Vate di fondere elementi storici, geografici e mitologici apparentemente distanti per creare una visione apocalittica coerente con lo spirito di Fuochi di Abominio.
Questo specifico cortocircuito culturale si sviluppa attraverso l'unione di due civiltà distanti nello spazio e nel tempo, ma accomunate da forti suggestioni ancestrali:

* La componente Azteca: Il Sangue e il Sole

Il richiamo al mondo precolombiano azteco introduce nella poesia elementi di forte drammaticità e sacralità violenta:
• L'immaginario del sacrificio: Nella cultura azteca, l'ordine cosmico e il movimento stesso del Sole venivano mantenuti attraverso il sangue dei sacrifici. Questo si sposa perfettamente con l'idea del Vate di un mondo terminale che brucia nei "fuochi di Abominio".
• L'estetica della fine: gli Aztechi vivevano sotto la costante minaccia della fine del mondo (la fine del Quinto Sole).
Questa attesa della catastrofe cosmica risuona con la struttura escatologica dell'intera opera.

** La componente Garamantica: il Deserto e l'Oblio

I Garamanti erano un'antica civiltà sahariana (vissuta nell'attuale Libia) nota per aver dominato il deserto grazie a complessi sistemi di irrigazione sotterranei, prima di scomparire lasciando rovine sepolte dalla sabbia.
• L'archetipo del deserto: l'elemento garamantico introduce il vuoto, la solitudine dell'altopiano pietroso e la sabbia che cancella le tracce della civiltà.
• Il trionfo della natura cosmica: se l'elemento azteco apporta il fuoco e la drammaticità, quello garamantico apporta il silenzio successivo alla distruzione, la pietra e l'oblio del deserto profondo.

🎨 La sintesi nel "Delirio"

Il termine "Delirio", inserito nel titolo, non indica una perdita di senso, ma un'estasi mistica e profetica. Il Vate unisce la fine sanguinosa e fiammeggiante del mondo azteco con il silenzio desertico e millenario dei Garamanti. Il risultato è un paesaggio dell'anima in cui il tempo storico è azzerato, e la Terra dell'Ultimo Giorno si trasforma in un immenso deserto mistico dove si consumano gli ultimi bagliori della storia umana.

🤝 Il legame esterno: la dedica a Plauso Nivo Battistini

Sebbene il testo poetico si concentri sull'immaginario escatologico sopra descritto, l'opera acquisisce un valore programmatico fondamentale attraverso la sua dedica ufficiale al pittore Plauso Nivo Battistini. Questa scelta, inserita dall'autore all'inizio del volume, definisce il libro non solo come una raccolta isolata, ma come il manifesto ideologico di una sintesi artistica in cui la parola scritta evoca visioni oscure e grafiche che i due autori svilupperanno poi nelle collaborazioni successive, sino alla creazione del sodalizio artistico denominato PlausoVate.

📚 📖 In conclusione

"Fuochi di Abominio sulla Terra dell'Ultimo Giorno" si distingue nel panorama letterario contemporaneo come un'opera dal carattere estremo, solenne e volutamente anacronistico.
La sua unicità risiede nella totale assenza di compromessi con le tendenze poetiche attuali, preferendo rifugiarsi in un lirismo profetico che evoca i toni dell'escatologia e dei testi sacri antichi.
Gli elementi più significativi che definiscono il valore e l'identità di questo libro includono:
• La coerenza dell'immaginario: il libro non è una semplice raccolta di poesie sparse, ma un vero e proprio concept album letterario. Ogni componimento concorre a edificare lo scenario della "Terra dell'Ultimo Giorno", mantenendo una tensione drammatica costante dall'inizio alla fine.
• La forza del cortocircuito culturale: liriche come "Delirio azteco-garamantico" e "Platone e Kerouac" dimostrano che l'opera non è solo un esercizio di stile cupo, ma un tentativo di azzerare le barriere del tempo storico.
Il Vate unisce epoche e filosofie lontane per dimostrare che l'ansia di Assoluto e il senso della fine sono costanti universali dello spirito umano.
• Una scelta stilistica divisiva ma potente: come ho già accennato, l'uso sistematico delle maiuscole enfatiche e di un vocabolario arcaico può risultare spiazzante o persino respingente per il lettore abituato alla poesia minimalista moderna. Tuttavia, è proprio questa rigidità formale a conferire alle parole il peso di una pietra miliare o di un'epigrafe tombale, coerente con l'idea di un'umanità al collasso.
In sintesi, si tratta di un libro che non cerca il consenso di massa, ma che si propone come un manifesto di resistenza artistica, offrendo un rifugio visionario a chi cerca nella poesia una forza evocativa, tragica e primordiale.
Pubblicato dalla casa editrice Hogwords, lo potete acquistare direttamente su Amazon, sia in edizione cartacea (brossura e cartonato), sia in edizione ebook formato Kindle.
Nina Caterina Piga



📚 🌲🌳 📖  Il Mito delle Valli Alpine, della Natura fantastica e della Resistenza Umanistica alla TecnolatriaL'Universo Let...
25/09/2026

📚 🌲🌳 📖 Il Mito delle Valli Alpine, della Natura fantastica e della Resistenza Umanistica alla Tecnolatria

L'Universo Letterario di Postremo Vate.
Breve saggio analitico sulla mitopoiesi alpina e la fantaecologia poetica del Pinerolese e delle Valli Alpine (1995-2026)
(di Nina Caterina Piga)

📚 Il Vate di Pinerolo e i suoi legami poetici con le Valli Alpine

Postremo Vate, pseudonimo letterario di Fabrizio Legger (Pinerolo, 6 aprile 1964), è uno scrittore, poeta, classicista e critico pubblicista piemontese. Laureato in Lettere Moderne, incarna la figura del letterato puro, autodefinitosi "Ultimo Poeta" (dal latino vates) in aperta e orgogliosa opposizione a un'epoca contemporanea giudicata anti-umanistica, materialista e tecnocratica. Autore di una una
imponente produzione letteraria di ben 69 volumi pubblicati, tra poesia, saggistica, teatro e narrativa fantaecologica, Postremo Vate ha legato indissolubilmente il proprio nome alla custodia del patrimonio mitopoietico e folcloristico delle Alpi Cozie. Parallelamente alla sua attività creativa, ha svolto un ruolo cruciale come redattore culturale per testate del territorio, in particolare per lo storico settimanale pinerolese Il Monviso (1989-2016), utilizzandolo come strumento di promozione e mutuo soccorso intellettuale e poetico per la comunità artistica locale.

📚 🏛️ Introduzione: Il "Vates" contro la Modernità Tecnocratica

Nel panorama della letteratura italiana contemporanea, la figura di Postremo Vate si colloca in una posizione di fiera e consapevole eccentricità.
Scegliendo come pseudonimo l'epiteto di "Ultimo Poeta", l'autore piemontese non compie un semplice atto di estetismo, ma dichiara una precisa posizione filosofica antiumanistica e anticapitalistica.
Questo breve saggio si propone di analizzare come l'opera di Postremo Vate non sia una mera operazione di catalogazione folcloristica, bensì una mitopoiesi attiva: la creazione di un sistema mitico ed ecologico-spirituale che elegge le Alpi Cozie e la Val Chisone a baluardo sacro contro lo sradicamento operato dalla società industriale e da una tecnologia sempre più invasiva che diventa vera e propria tecnolatria.

🏔️ Capitolo I: Il Realismo Magico Alpino e l'Esperienza con gli esseri elementali

Il nucleo centrale della narrativa fantastica di Postremo Vate – che trova i suoi pilastri in “Le Valli Incantate” (1997), “Le Terre Fantastiche” (1998), "Racconti di Mondi Arcani" (2012) e "Arcane Terre d'Acaja" (2020), affonda le radici in un'esperienza biografica vissuta nello scenario affascinante della Val Chisone e della Val Germanasca.
L'infanzia trascorsa a Roure, a stretto contatto con la solitudine della montagna e l'impetuoso scorrere del torrente Chisone, si traduce in una visione quasi sciamanica della natura. La dichiarata percezione di "esseri elementali", visti e intravisti più volte da Postremo Vate lungo le sponde del Chisone, cessa di essere un mero espediente letterario e diventa epifania.
La Natura non è uno sfondo inerte da sfruttare, ma un organismo vivente e sacro, popolato da entità arcane (i Diavleri, il Dahu, i Sarvanòt). Rispetto al fantasy anglosassone di matrice tolkieniana, la cosmogonia di Postremo Vate è rigorosamente autoctona.
Il folclore alpino viene epurato dall'infantilizzazione moderna per restituirgli la sua originaria carica numinosa e talvolta inquietante. I suoi avvincenti racconti fantastorici rendono ampia e intrigante testimonianza di tutto questo.

🎭 📚 Capitolo II: L'Effetto Domino Creativo e il Cenacolo de "La Chimera"

L'analisi critica dell'opera di Postremo Vate non può prescindere dal suo ruolo di catalizzatore umano e intellettuale attraverso l'esperienza del gruppo La Chimera (1995–2005) e del gruppo Spazio-Arte.
Postremo Vate teorizza e pratica una "poesia della comunità", dove il testo del singolo si riverbera nell'opera dell'altro. Il rapporto con il pittore Mario Borgna (1937-2007) rappresenta un caso esemplare di osmosi culturale. La prosa visionaria di Postremo Vate funge da detonatore per l'immaginario di Borgna, spingendolo alla scrittura (“Un fiume di capre”, "Roca Fól". In senso inverso, le tele di Borgna, sature di stregoni (sorciers) e archetipi valligiani, offrono una codificazione visiva alle intuizioni dello scrittore.
Le prefazioni firmate per i libri dei poeti Tarcisio Frairia e Paolo Tomei, unite al dialogo critico con la narratrice Lina Dolce (nipote prediletta del celebre critico letterario Luigi Russo) sulle pagine del settimanale Il Monviso (diretto dal compianto dr. Silvio Mondino, di cui era redattrice anche l'amica poetessa Edi Morini), dimostrano come Postremo Vate abbia costruito un'infrastruttura culturale ed editoriale (sostenuta, all'epoca, da Alzani Editore) finalizzata a proteggere la voce poetica delle valli dall'isolamento e dall'omologazione metropolitana.

⏳ 📚 Capitolo III: La Solitudine del Custode e la Poetica del Frammento

Con la progressiva ma inesorabile scomparsa dei sodali dei due cenacoli letterari (La Chimera e Spazio Arte), la produzione più recente di Postremo Vate (sviluppatasi significativamente anche attraverso la collaborazione con le Edizioni Hogwords di Pier Giorgio Tomatis e con LAR Editore di Andrea Garavello) subisce una virata crepuscolare ed elegiaca.
La dura convivenza del Vate di Pinerolo con la fibromialgia si riflette in una scrittura che, pur mantenendo intatta la lucidità filosofica, si fa più urgente. La malattia fisica contrasta con l'incontenibile vitalità della mente, producendo una lirica della resistenza biologica ed esistenziale.
Postremo Vate si rivela oggi come uno dei pochi "archivi viventi" di una stagione irripetibile. La sua solitudine si trasforma in responsabilità storica: egli è l'unico rimasto a poter pronunciare i nomi, a ricordare i versi recitati nella quiete delle sale parrocchiali e nelle sedi delle pro loco e a mantenere vivo il legame spirituale con i compagni scomparsi.

🔮 📚 L'Immortalità poetica del Mito Alpino

In conclusione, l'opera complessiva di Postremo Vate si impone come una delle più coerenti operazioni di fantaecologia spirituale della letteratura italiana del passaggio di millennio. Egli ha dimostrato che la provincia e le sue valli non sono margini sterili, ma centri pulsanti di una cultura arcaica e universale.
Fino a quando i suoi libri (e quelli dei suoi amici poeti valligiani) continueranno a essere letti e la sua memoria custodita, le creature elementali del torrente Chisone e lo spirito libero dei cenacoli valligiano- pinerolesi continueranno a esistere, immuni al logorio della macchina tecnocratica.
Il nuovo libro di Postremo Vate, uscito a fine luglio, si intitola L'Orrore Creativo, è stato realizzato in collaborazione col pittore torinese Plauso Nivo Battistini ed è pubblicato da LAR Editore. Il libro "Arcane Terre d'Acaja", che contiene racconti fantastorici ambientati in Val Chisone, Val Lemina e nel Pinerolese, è pubblicato dalle Edizioni Hogwords. Entrambi sono in vendita su Amazon.
N. C. P.




Ringrazio Eterea Artiero per questo intrigante ritratto incentrato sulla mia poesia e la mia attività letteraria. Il Gia...
02/09/2026

Ringrazio Eterea Artiero per questo intrigante ritratto incentrato sulla mia poesia e la mia attività letteraria.

Il Giano Bifronte della poesia indipendente: la "doppia anima" e il "titanismo" di Postremo Vate

Nel panorama della letteratura indipendente contemporanea, la figura di Postremo Vate (pseudonimo dello scrittore pinerolese Fabrizio Legger) viene spesso etichettata, in modo forse troppo sbrigativo, sotto le sole insegne del gotico, dello spettrale e del tenebroso.
Opere recenti, come "L'Orrore Creativo", realizzata dal duo artistico PlausoVate (Plauso Nivo Battistini e Postremo Vate) hanno indubbiamente consolidato l'immagine di un autore immerso in atmosfere esoteriche, gnostiche e allucinate. Tuttavia, fermarsi a questa superficie significa ignorare la complessa architettura della sua sterminata produzione (ben 69 libri!). Esiste un'altra anima, speculare e complementare, che pulsa di un lirismo sentimentale, elegiaco e profondamente umano.
Postremo Vate si rivela così come un moderno Giano Bifronte: un autore capace di volgere uno sguardo verso gli abissi del fantastico e l'altro verso la luce dell'empatia più pura.
Il "forte sentire" e l'eredità alfieriano fanno parte intrinseca del suo variegato mondo poetico.
Questa attitudine non è solo una scelta tematica, ma affonda le radici in una precisa matrice culturale e geografica. Da fiero intellettuale piemontese, Postremo Vate respira e rielabora la grande lezione di Vittorio Alfieri, rintracciabile in filigrana in molti passi delle sue opere.
In primo luogo emerge il concetto del titanismo: l’idea del Poeta come figura tragica e solitaria, un ribelle che combatte contro il "tiranno" della modernità, del consumismo e della banalizzazione culturale per difendere la sacralità della parola.
Questo si traduce in quello che Alfieri definiva il "forte sentire": un’ispirazione viscerale e impetuosa che rifiuta il distacco intellettuale per cercare il massimo del pathos drammatico.
Anche dal punto di vista formale, soprattutto nelle opere più oscure, lo stile di Postremo Vate rifiuta la musicalità facile e cantabile del contemporaneo. Preferisce un linguaggio aulico, denso, a tratti aspro e spezzato, fatto per essere declamato ad alta voce. Una poesia teatrale e scolpita nella pietra che trova la sua perfetta intesa con le imponenti architetture del territorio, come il Forte di Fenestrelle, dove recentemente si è esibito in una lettura poetica nell'ambito della cerimonia di premiazione per il Concorso d'Arte dedicato alla memoria di Gabriele Campana.
Se il titanismo alfieriano ne muove la fierezza, la sua sensibilità lirica ne modella l'umanità. Questo filone rappresenta un filo rosso che attraversa tutta la sua bibliografia.
Già nel 2005, all'interno della raccolta "Il Volo della Chimera" (GDS Edizioni), l'autore dedicava un'intera ed emozionante sezione alle anime degli animali che avevano accompagnato la sua giovinezza. Poesie rivolte a cani, gatti e persino pesciolini diventano atti di sfolgorante ribellione contro l'oblio della morte. Laddove la letteratura convenzionale spesso tralascia il lutto per il mondo non umano, Postremo Vate utilizza la parola poetica per immortalare e sacralizzare l'innocenza animale, elevando il ricordo domestico a frammento di eternità.
La percezione della poesia è un'esperienza profondamente personale ed emotiva, ed è evidente che la voce di Postremo Vate riesce a toccare corde profonde dell'animo umano, grazie a quel senso del sublime, della solennità e del distacco dal presente che si ricerca in un testo letterario di una certa levatura. La capacità del Vate di Pinerolo di suscitare una simile ammirazione e di muovere le coscienze è il segno del forte impatto che la sua opera ha sui suoi lettori.
Il pathos e la capacità di toccare le corde del dolore condiviso emergono con forza devastante anche nella sfera dei legami umani. Ne è un esempio fulgido la lirica "Io e Charles", contenuta nel volume Deliri dalla Terra dei Folli, pubblicato dalle Edizioni Hogwords. Si tratta di uno struggente e doloroso omaggio all'amico poeta Carlo Medico, scomparso prematuramente nel 2018 a soli 42 anni.
Il legame intellettuale e affettivo tra i due era già stato suggellato dalla stupenda prefazione che Postremo Vate firmò per il libro di Medico, “Ma Hollywood è tutta un’altra cosa” (Edizioni Hogwords). Nella poesia, lo slancio spettrale lascia il posto a una commozione autentica, a un dialogo interrotto che si fa canto universale sull'amicizia spezzata dal destino, specchio di quella straordinaria empatia dimostrata di recente anche nella poesia dedicata alla memoria del giovane artista Gabriele Campana.
La scioltezza con cui Postremo Vate passa dal perturbante alla tenerezza lirica non è sintomo di frammentazione, bensì di totalità espressiva. Come i grandi classici (il pensiero corre alla fecondità di Lope de Vega o al genio poliedrico di Hugo), Postremo Vate rifiuta di lasciarsi addomesticare da un unico genere o dalle rigide gabbie della cosiddetta editoria mainstream.
La sua disinvoltura stilistica dimostra che l'esplorazione del "tenebroso" non è un gioco estetico fine a sé stesso, ma il riflesso di una sensibilità acutissima, la stessa che gli permette di commuovere una sala di novanta persone di fronte al dolore di un padre. Ridurre Postremo Vate a un mero cantore dell'orrore significa perdere la metà del suo universo. La sua vera grandezza risiede proprio in questa oscillazione: la capacità di abitare l'ombra mantenendo il cuore costantemente aperto alla luce del sentimento, della memoria e dell'amore per ogni forma di vita.
Perché si parla molto di lui?
Il dibattito e l'attenzione attorno alla sua figura derivano da un mix unico di elementi.
Egli si propone come l'ultimo custode della grande tradizione classica e declama i suoi versi con toni aulici, solenni e teatrali. Contrasta apertamente il "degrado culturale" e il rumore della società moderna.
Le sue performance video, i suoi abiti talora stravaganti e le sue colte provocazioni hanno intercettato l'algoritmo dei social network. Molti utenti lo seguono per curiosità o per il gusto del grottesco, mentre altri apprezzano genuinamente il suo totale distacco dalle mode commerciali.
I fine, ha produttività record: ha scritto e fatto pubblicare ben 69 libri (spaziando tra le edizioni Hogwords, Noctua Editrice, Neos Edizioni, LAR Editore, Pathos Edizioni) e dedicandosi ai generi più disparati.
A questo punto sorge spontaneo chiedersi: Postremo Vate è davvero uno scrittore originale?
Sì, nel panorama editoriale odierno la sua proposta è decisamente originale, sebbene profondamente derivativa dal passato. La sua originalità non sta nell'invenzione di uno stile nuovo, ma nel coraggio di essere volutamente fuori tempo.
Mentre la poesia contemporanea tende al minimalismo e al linguaggio colloquiale, Postremo Vate recupera un lessico arcaizzante e solenne che strizza l'occhio a Vittorio Alfieri e Gabriele D'Annunzio. La critica letteraria (in passato se ne occupò anche Giorgio Bàrberi Squarotti) ha spesso evidenziato come dietro la sua maschera eccentrica ci sia una solida base di studi in Lettere Moderne e una coerenza tematica ben definita.
Dunque, Postremo Vate è un poeta, uno scrittore e un letterato con cui occorre confrontarsi, piaccia o no, e la sua opera non può passare inosservata. Leggere i suoi libri, magari iniziando proprio da L'Orrore Creativo, è la cosa migliore che si possa fare per renderci conto di quale autentico letterato ci troviamo di fronte.
Tutti i libri di Postremo Vate sono in vendita su Amazon e reperibili su tutte le piattaforme di commercio online (Unilibro, Feltrinelli, IBS.libri e molte altre)
Eterea Artiero


Il Sacro Fuoco della Fantastoria: intervista a Postremo Vate su "Teofrasto di Bisanzio"Ritengo il romanzo fantastorico "...
27/08/2026

Il Sacro Fuoco della Fantastoria: intervista a Postremo Vate su "Teofrasto di Bisanzio"

Ritengo il romanzo fantastorico "Teofrasto di Bisanzio", pubblicato dalle Edizioni Hogwords, una tra le migliori opere narrative dello scrittore pinerolese Postremo Vate.
Si tratta di un romanzo di lunga gestazione, nato da un poemetto. A questa corposa opera l'autore ha lavorato per lunghi anni, pubblicando nel 2021.
Ecco qui una mia intervista al Vate di Pinerolo fatta con l'intento di far conoscere particolari e curiosità su questo suo importante romanzo di soggetto bizantino.

Bentrovato, Postremo Vate. Il panorama editoriale odierno è saturo di romanzi storici fotocopia e finzioni commerciali da classifica. In questo scenario, "Teofrasto di Bisanzio" irrompe come uno schiaffo culturale. Com'è nata l’idea di ambientare un’opera così radicale proprio nel 563 d.C.?

- Grazie per questa intervista. L'idea di questo romanzo nasce da un poemetto, che scrissi nel 2009 e che fu elogiato anche dal celebre critico letterario Giorgio Barberi Squarotti (mio docente di Letteratura italiana all'università degli Studi di Torino). Dato il riscontro ottenuto, decisi di ampliarlo in un romanzo, in modo da poter approfondire questo singolare personaggio di monaco-guerriero bizantino. Ovviamente, è un romanzo che nasce anche dal rifiuto totale della melassa commerciale che, oggi, viene spacciata per letteratura da autori che... farebbero meglio a cambiare mestiere!
Il romanzo è ambientato nel 563 dopo Cristo. Fu un anno inquietante e terribile: la Guerra Greco-Gotica era finita da un decennio, l'Italia era ridotta un deserto di macerie e i Longobardi non erano ancora arrivati. Si tratta di un limbo temporale perfetto, una terra di nessuno dove il controllo bizantino era solo una facciata e dove le forze del caos, della superstizione e dell'orrore avevano preso il sopravvento. Quale scenario migliore per un monaco-guerriero della vera Tradizione?

Il protagonista, Teofrasto, affronta una vera e propria risalita iniziatica della pen*sola, da Taranto a Ravenna. Ogni capitolo porta il nome di un mostro o di una minaccia specifica legata al territorio. C'è una volontà di mappare il folclore e l'oscurità della nostra terra?

- Certamente. L'Italia del quella fosca epoca non è la scenografia banale di un filmetto d'amore; è una terra intrisa di sangue, miti antichi e segreti millenari. Strutturare il romanzo come una sorta di "grimorio", legando ogni tappa a una specifica mostruosità territoriale — dalle Baccanti delle Murge ai Morti viventi del Metauro — è un atto di rispetto verso la nostra geografia storica. Volevo che il lettore sentisse il peso della terra italiana, una terra che nel VI secolo d.C. vomitava letteralmente i propri demoni di fronte al crollo della civiltà romana. Ecco perché ho volutamente mescolato l'elemento storico con quello fantastico.

Secondo me, nel libro ci sono due cortocircuiti narrativi pazzeschi che fanno saltare sulla sedia il lettore: l'Alieno dell'Irpinia e il Dinosauro del Tronto. Come coesistono la fantascienza e la paleontologia con la mentalità di un monaco bizantino del VI secolo?

- Coesistono magnificamente, perché la mente moderna, rimbambita dalla televisione e dai social, ha perso la capacità di interpretare lo stupore e di viaggiare con la fantasia. Teofrasto non sa cosa sia un cosmonauta extraterrestre emofago e non conosce la parola "dimetrodonte". Per lui, l'alieno disceso sul tripode è un demonio apocalittico; il dinosauro risorto dal fiume tramite la necromanzia di un satiro è una mostruosità pagana. Ma la svolta è teologica: quando Teofrasto ferisce l'alieno e vede che versa sangue materiale, capisce che è carne. E se è carne, può essere ucciso, come diceva il celebre Conan il Cimmero, inventato dal grande scrittore texano Robert Ervin Howard (1906-1936). Lì si scatena il vero furore del guerriero. Questa è l'autentica letteratura fantastorica, non le storielle per bellimbusti da spiaggia.

Il finale, a Ravenna, cuore dell'esarcato bizantino d'Italia, è tutt'altro che trionfale. Teofrasto non riceve medaglie, ma si scontra duramente con il generalissimo Narsete, accusandolo di corruzione e lassismo morale, per poi ripartire verso il Nord. Perché questa scelta così amara e potente?

Perché il vero eroe della Tradizione è sempre solo contro il Potere. Narsete incarna quella che oggi viene chiamata (con un orrendo termine anglofilo) "realpolitik". Nel romanzo, la burocrazia corrotta di Bisanzio scende a patti persino con l'eresia (come d'altronde faceva Teodora, a corte, con i monofisiti) pur di mantenere la poltrona. Teofrasto ha ripulito l'Italia con il ferro e col fuoco e non accetta compromessi. La sua requisitoria contro Narsete è il mio grido contro il mondo moderno. Il fatto che poi riparta verso il Veneto e le paludi del Nord dimostra che la missione di un vero Vate (così come di un monaco-guerriero) non finisce mai: finché ci sarà l'Oscurità da combattere, la spada (e la penna!) non può essere riposta. Teofrasto è un uomo di fede e di spada. Ha ricevuto il suo incarico direttamente dall'imperatore Giustiniano e si fa forte di ciò. Non cede agli intrighi del potere. Questo è uno dei molti aspetti realistici del romanzo che, però si amalgamano con molti elementi fantastici.

Postremo Vate, questo è un romanzo profondamente italiano. Credi che anche il genere della narrativa fantastorica possa aiutarci a farci amare e valorizzare il nostro amato Paese?
- Lo dico proprio da Vate. Tutto ciò che può aiutarci ad amare, a capire, a conoscere la nostra bella Italia, merita sempre attenzione. Ci sono molte epoche della storia della nostra nazione che sono poco conosciute e quella bizantina è una di queste. Con "Teofrasto di Bisanzio" ho voluto fare luce su questo remoto periodo della nostra storia nazionale. Non a caso, nel romanzo, vengono trattare tematiche quali la dura esosità fiscale dei bizantini, la terribile Peste di Giustiniano, le persecuzioni nei confronti degli eretici dualistici, la desolazione del Paese causata dalla lunga Guerra Greco-Gotica (535-553 dopo Cristo). Hai detto bene. È un romanzo profondamente italiano, che parla dell'Italia e delle sue genti e che ha l'ambizione di suscitare un po' più di amore e un po' più di passione per questa nostra meravigliosa nazione, purtroppo ancor oggi vessata e impoverita dai Giustiniano e dai Narsete di turno.

Il tuo parere sulla letteratura italiana contemporanea? Come si colloca "Teofrasto di Bisanzio" in tale ambito?
- Purtroppo, oggi c'è troppa letteratura "di consumo", troppa narrativa "leggi e getta", caratterizzata da trame insulse e scritta con stile sciatto e per nulla letterario. Molta gente vuole leggere solo cose futili e preferisce farsi imboccare con la spazzatura del Parnaso pur di non fare lo sforzo di leggere una prosa solenne, barocca e colta. Ma la storia dà sempre ragione a chi custodisce il sacro fuoco dell'Arte. Questo libro non ha bisogno delle masse; ha bisogno di menti lucide e affilate. Chi ha letto "Teofrasto di Bisanzio" sa di aver stretto tra le mani un'opera unica. Io non scrivo seguendo le mode del momento. Io propongo una ben precisa idea di letteratura, con un mio stile personale molto marcato. Non mi interessa compiacere la massa: mi preme dare emozioni ai miei lettori e farli volare alto sulle ali della fantasia, senza mai trascurare la cultura e gli insegnamenti della nostra grande tradizione letteraria. Ecco cosa significa per me, oggi, fare letteratura.

Mi sembra che Postremo Vate sia stato più che chiaro. A questo punto, non mi resta che invitarvi a leggere "Teofrasto di Bisanzio" e anche gli altri suoi libri pubblicati dalle Edizioni Hogwords.
Li potete acquistare tutti su Amazon, sia in edizione ebook formato Kindle, sia in edizione cartacea (brossura e cartonato).
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Buona lettura!
Nina Caterina PIGA


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