11/10/2024
Battaglie di carta e lotte d'inchiostro
Questa nostra f***e epoca trascura la Letteratura e lascia cadere nell'oblìo i grandi letterati del passato.
Viviamo in un tempo da delirio, che non intende più riconoscere alcun ruolo sociale a chi si dedica alla Poesia.
Invece, i poeti e i letterati dovrebbero essere amati, venerati e celebrati come meritano.
I "grandi" delle nostre patrie lettere fecero vere e proprie "battaglie di carta e lotte d'inchiostro", ovvero, scrissero capolavori usando solo carta, penna, calamaio. Non avevano il computer, non possedevano la tecnologia digitale, eppure scrissero opere come "Gli animali parlanti", "Cuore", "L'Etruria Vendicata", "Orlando Furioso", "Tancredi", "Amedeide".
Ai loro tempi... scrivere era cosa dura e faticosa!
Vittorio Alfieri (1749-1803), nel primo periodo della sua attività letteraria, si faceva persino legare alla poltrona, affinché non gli venisse il ghiribizzo di abbandonare lo scrittoio. Gabriello Chiabrera (1552-1638) si portava carta, penna e inchiostro anche quando andava al bo****lo, perché voleva immortalare subito le sensazioni provate durante gli "incontri piccanti". Giambattista Casti (1724-1803), invece, soleva sempre provvedersi di molte penne perché, mentre lavorava ai suoi poemi e alle sue opere teatrali, spesso spezzava la penna a causa della pressione esercitata scrivendo, tutto preso come era dalla foga compositiva.
Già, non era affatto facile scrivere, a quei tempi. Inoltre, si guadagnava assai poco, perché gli scrittori non erano tutelati dal diritto d'autore.
Edmondo De Amicis (1846-1908) si lamentava che spesso, dalle vendite dei suoi libri, ricavava a malapena un quattrino a copia. Eguali lamentele venivano esternate da Vittorio Alfieri e da Carlo Gozzi (1720-1806).
Il primo affermava che era meglio fare scarpe che scrivere tragedie, perché in Italia "tutti comprano scarpe ma ben pochi comprano libri di teatro tragico". Il secondo, invece, si vedeva costretto a fare sottoscrizioni, con pagamento anticipato, per poter "piazzare" almeno tra amici e conoscenti qualche decina di volumi delle sue opere.
Purtroppo, queste giuste querele vanno avanti da secoli: a parole, l'opinione pubblica riconosce che la Letteratura è una cosa importante e che deve essere tutelata, poi però, a livello pratico, ben pochi comprano e leggono libri di letteratura e la maggior parte dei letterati si ritrova a far la fame o a occuparsi in altri lavori per sbarcare il lunario.
Ai letterati d'Italia, al loro mondo, alle loro tormentate esistenze, alla dura arte dello scrivere e al sogno quasi impossibile di vivere esclusivamente con la vendita delle opere letterarie, ho dedicato alcuni volumi di saggi, dove si tratta non solo dei loro libri ma anche delle loro disagiate e caotiche vite che, sovente, li videro morire poveri in canna, come accadde a Torquato Tasso (1544-1595), Ulisse Barbieri (1842-1899), Cesare Tronconi (1842-1890), Emilio Praga (1839-1875), Francesco Maria Molza (1489-1544), solo per citarne alcuni.
I miei saggi letterari, dedicati a coloro che fecero "battaglie di carta e lotte d'inchiostro", sono contenuti nei seguenti volumi: "Canti di Muse e sogni di Poeti", "All'ombra del Parnaso", "Figli di Muse minori", "Lauri del Parnaso e acque di Castalia", tutti pubblicati dalla casa editrice Hogwords.
Sono in vendita su Amazon, sia in edizione cartacea (brossura e cartonato), sia in edizione ebook formato Kindle.
Postremo Vate
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