21/12/2025
📍 PIAZZA ARMERINA – Non il consueto silenzio dei chiostri, ma il cuore pulsante della parrocchia di San Pietro: il Salone "Don Enzo Cipriano" ha ospitato ieri sera un evento che ha saputo scuotere le coscienze, il "Concerto - Presepe Vivente 2.0". Una collaborazione inedita e potente quella tra il Coro Polifonico e il Gruppo Scout Piazza Armerina 1, che hanno trasformato il palcoscenico in un ponte tra la storia millenaria della Natività e le sfide frenetiche della modernità.
L'intera narrazione scenica è stata curata dalla sapiente regia di Salvatore Urzì, che ha saputo orchestrare il passaggio dal caos tecnologico alla semplicità della grotta. A fare da contrappunto a questa visione sono state le eccellenze musicali presenti: sotto la guida attenta della formatrice corale Maurilia Brighina e accompagnati dalla maestria del maestro Filippo Novello, il Coro Polifonico ha guidato l'assemblea nel cuore del Natale.
Il programma ha spaziato dalle note solenni dell’Adeste Fideles a quelle familiari di Tu scendi dalle stelle, passando per la toccante invocazione del Dona Nobis Pacem. Uno dei momenti più alti della serata è stato raggiunto con l’esecuzione dell'Ave Maria di Gomez. I più piccoli, i Lupetti, hanno poi aggiunto freschezza ed energia intonando Astro del Ciel e il brano scout Il coraggio nei piedi, un inno al cammino che invita alla testimonianza attiva.
L’innovazione è stata la chiave visiva della serata. Il pubblico ha assistito a un presepe dei giorni nostri, dove la tecnologia sembrava inizialmente farla da padrona. Se i pastorelli sono stati rappresentati nella loro disarmante semplicità dai bambini, lo shock visivo è arrivato con i Re Magi: non più sapienti su cammelli, ma manager in carriera dotati di tablet, auricolari e GPS, alla costante ricerca di una rotta definita da algoritmi.
Tuttavia, il racconto ha dimostrato che la tecnica non basta a colmare il vuoto dell'anima. Nonostante gli schermi, i Magi hanno infine scelto di abbandonare i dispositivi per seguire l'unica guida eterna: una cometa, per giungere all'adorazione e assistere alla nascita della Luce.
Il "Presepe 2.0" non è stato però solo uno spettacolo, ma una denuncia necessaria. Durante la serata, forti e dolorosi sono stati i riferimenti alle guerre che stanno dilaniando il mondo. In un’epoca segnata da conflitti, la rappresentazione ha posto una domanda scomoda: torneremo nelle nostre case a mani vuote, o porteremo questa luce dentro di noi come un impegno silenzioso, come una scelta quotidiana di pace?
In una società abituata al consenso facile dei "like", la chiusura è stata un monito: questo presepe non cerca applausi. Cerca testimoni. In questo "tempo ferito", la sfida lanciata alla comunità di San Pietro è stata diretta: "Voi, oggi, chi volete essere?".
La serata si è conclusa con la consapevolezza che la vera "versione 2.0" del Natale risiede nella capacità di farsi portatori di speranza in un mondo che sembra averne smarrito la via.