28/08/2026
Ieri, a Colletorto, durante la presentazione del libro Il fuoco della Regina di Luigi Pizzuto, si sono incontrate persone che, in modi diversi, dedicano una parte importante della propria vita alla cultura, alla storia, alle tradizioni e alla valorizzazione del proprio territorio.
Esperienze differenti, storie diverse, accomunate però da qualcosa di molto simile: un “fuoco”.
Quel fuoco raccontato da Luigi Pizzuto, che diventa metafora della passione capace di spingere le persone a fare, immaginare e costruire, anche quando sarebbe molto più semplice restare ferme.
Tra le esperienze raccontate durante la serata c’è stata anche quella del Central PETacciato, il Salotto Culturale nato a Petacciato da un’idea di Elisabetta Candeloro.
Il suo fuoco, in qualche modo, ha preso la forma di un luogo.
Un salotto culturale nato dalla convinzione che le comunità abbiano bisogno di spazi nei quali le persone possano tornare a incontrarsi. Il Central, infatti, non è soltanto un locale nel quale vengono organizzati eventi. È uno spazio aperto alla comunità, nato per accogliere libri, musica, teatro, incontri, laboratori e conversazioni, ma anche semplicemente persone che abbiano voglia di stare insieme, conoscersi e condividere qualcosa.
La parola “salotto” non è casuale. Racconta l’idea di un luogo nel quale sentirsi accolti, sedersi accanto a qualcuno che magari non si conosce e scoprire, attraverso un libro, una canzone, una storia o una conversazione, di avere qualcosa in comune.
Ma l’esperienza maturata in questi anni ha fatto emergere anche una consapevolezza ulteriore: creare uno spazio non basta. Bisogna creare connessioni.
Ed è proprio questa la direzione verso la quale guarda oggi l’esperienza del Central: mettere in relazione persone, associazioni, esperienze e territori che spesso custodiscono idee, competenze e iniziative straordinarie, ma che non sempre hanno l’occasione di conoscersi e incontrarsi.
La serata di Colletorto ne è stata quasi una rappresentazione spontanea. Intorno allo stesso libro si sono ritrovati rappresentanti di associazioni, istituzioni e realtà culturali differenti, ognuno custode di una storia, di una passione e di un pezzo del proprio territorio.
E osservando tutte quelle esperienze riunite nello stesso luogo è diventata ancora più evidente una convinzione: nei nostri paesi esiste un patrimonio enorme di persone, idee ed energie. La vera sfida è riuscire a metterle in relazione.
Forse il passo successivo è proprio questo: non limitarsi ad accendere tanti piccoli fuochi, ma fare in modo che quei fuochi possano riconoscersi, incontrarsi e cominciare a dialogare tra loro.
Perché arte, cultura, bellezza e condivisione possono ancora ricostruire legami, avvicinare le persone e restituire alle comunità quel senso di appartenenza di cui hanno profondamente bisogno.
Ed è qui che si riconosce il “fuoco” che anima il Central PETacciato e la visione che ne accompagnerà il futuro: creare luoghi che facciano incontrare le persone e costruire reti capaci di trasformare tanti fuochi individuali in un patrimonio condiviso per il territorio.