16/04/2025
Mario Mattei vive con la moglie e i suoi 6 figli in un appartamento delle case popolari a Primavalle. Classe 1926, si è arruolato volontario a 16 anni nel battaglione San Marco della RSI. Alla fine della guerra viene tenuto prigioniero in America per 3 anni. Tornato a casa, inizia a fare l'imbianchino e a dirigere la sezione locale del MSI.
Tre appartenenti a Potere Operaio hanno deciso che Mattei deve essere punito e la notte del 16 Aprile si recano al civico 33 di via Bernardo da Bibbiena, fanno le scale che li portano al terzo piano, versano 5 litri di benzina sotto la porta, sistemano un innesco rudimentale e vanno via.
Nel giro di qualche minuto l'innesco si aziona e le fiamme divampano nell'appartamento, trasformandolo in un inferno.
La moglie e i due figli più piccoli escono dalla porta principale grazie ad un varco aperto con l'estintoree da Mario, prima che si rigettasse tra le fiamme per cercare di raggiungere gli altri figli da portare in salvo.
Una figlia si cala nel balcone sottostante.
Una seconda figlia esce dalla finestra della cucina, si lancia sul marciapiede e viene trattenuta dalle corde di uno stendino, che ne attenua la caduta.
Mario prova a raggiungere il balcone della stanza nella quale si trovano Stefano e Virgilio imprigionati dalle fiamme, urlando ai vicini di chiamare i pompieri. Gravemente ustionato, si accorge della figlia nel balcone sotto già raggiunto dalle fiamme e si butta dalla finestra per parare la caduta della figlia col suo corpo.
Nel frattempo Virgilio, 22 anni, e Stefano, che di anni ne aveva soltanto 8, sono circondati dalle fiamme. Pur avendo il corpo dilaniato dalle ustioni, Virgilio trascina Stefano in balcone, nel disperato tentativo di strapparlo alla morte.
Ma il balcone è in fiamme.
"Buttati, Virgilio, buttati!" Urla Mario al figlio affacciato al davanzale, irriconoscibile.
Ma Virgilio non ce la fa, accanto a lui s'intravede la testa del piccolo Stefano, che gli si è avvinghiato. Virgilio lo abbraccia e, con dei gesti ripetuti, gli toglie dai capelli i detriti infuocati che si staccano dalle pareti.
Finché si arrende. Le fiamme continuano a consumarlo, non ha più forze, e resta affacciato, abbracciato al fratellino.
A casa Mattei da quel maledetto giorno non entra una mela.
Il perché ce lo ha spiegato mamma Annamaria: "Lei sa che vuol dire un bimbo di sette anni che muore? Stefano oggi è una voce della strada che torna a casa da scuola e grida:"Mamma, sono qui!". Tutti i giorni era così. Allora io aprivo la finestra, gli tiravo una mela e lui stava a giocare in cortile. Questa è l'immagine più netta che ho di lui. I ricordi, più passa il tempo e più diventano preziosi: uno se li tiene stretti ma deve imparare a conviverci."