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Grigliaggio metrico (brutale) di 𝐶’𝑒𝑠𝑡 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒 𝑙𝑒 𝑏𝑜𝑛ℎ𝑒𝑢𝑟 di Jofroi (https://www.jofroi.com).𝑉𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑙𝑎𝑟 𝑓𝑒𝑙𝑖𝑐𝑖𝑡𝑎𝑡Un encene...
09/05/2026

Grigliaggio metrico (brutale) di 𝐶’𝑒𝑠𝑡 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒 𝑙𝑒 𝑏𝑜𝑛ℎ𝑒𝑢𝑟 di Jofroi (https://www.jofroi.com).

𝑉𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑙𝑎𝑟 𝑓𝑒𝑙𝑖𝑐𝑖𝑡𝑎𝑡

Un encenedor, la flama t’il·lumina,
t’endevino en la flama cristal·lina.

Entre els dits tremolosos, joia pura:
ho manifestaré ara, o bé s’atura?

Però prou de tot això, amor: ballem,
demà, passi el que passi, acabarem.

Hem dit tot en tres mots, ara què en fem?
Només paraules, si no les emprem.
____________________________________

𝑆𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎𝑣𝑎 𝑓𝑒𝑙𝑖𝑐𝑖𝑡𝑎̀

Breve fiamma di un flebile accendino,
nella fiamma la tua anima indovino.

Tra le dita tremanti, gioia pura:
la svelo o aspetto finché dura?

Basta così, amore: ora balliamo,
doman, comunque sia, noi la smettiamo.

Tre parole. Le nostre. Che facciamo?
Restan parole quando non le usiamo.

https://lyricstranslate.com/en/jofroi-cest-comme-le-bonheur-lyrics

01/05/2026

[𝐑𝐞𝐩𝐨𝐬𝐭] Marina Rossell a L'Alguer, 19/02/22.

Nadau – 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑎Sorelh deu purmèr dia,E deu darrèr moment,Maria de tot dia,Maria de tostemps,Deu som de la montanha,Maria d...
17/04/2026

Nadau – 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑎

Sorelh deu purmèr dia,
E deu darrèr moment,
Maria de tot dia,
Maria de tostemps,
Deu som de la montanha,
Maria deu camin,
Tau cap de la mar grana,
Maria deu marin.

Que vos saludi, Maria,
Tant per g*i com per dolor,
Dessus nosauts, cada dia,
Pausatz los uelhs de l’amor.

Dens lo miralh que danças,
Taus qui se son perguts,
Dens la desesperança,
Aquera prauba lutz,
Aquera cinta blua,
Com un troçòt de cèu,
Aqueth arrai de lua,
Au capulet de nèu

Que vos saludi, Maria,
Tant per g*i com per dolor,
Dessus nosauts, cada dia,
Pausatz los uelhs de l’amor

Maria qui bailina,
Tots los desconsolats,
Maria medecina,
Maria sonque patz,
La nosta dama blanca,
Maria de qui cau,
Maria qui enfanta,
Maria de Nadau

Que vos saludi, Maria,
Tant per g*i com per dolor,
Dessus nosauts, cada dia,
Pausatz los uelhs de l’amor

_______________________

𝐴𝑣𝑒 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑎

Sole del primo giorno,
E dell’ultimo istante,
Maria di ciascun giorno,
Maria tu eternamente,
Lassù dalla montagna,
Maria mostri il cammino,
Fino all’estremo oceano,
Maria del pellegrino.

Ave, o Maria,
Nella gioia e così nel dolor,
Sopra di noi, tutti i giorni,
Posa il tuo sguardo d’amor.

Sopra lo specchio danzi,
Per chi ora si è perduto,
Nella disperazione,
Sei il faro intravveduto,
Quella cintura azzurra,
Ch’è uno spicchio del cielo,
Un raggio della luna,
Che brilla sopra il gelo.

Ave, o Maria,
Nella gioia e così nel dolor,
Sopra di noi, tutti i giorni,
Posa il tuo sguardo d’amor.

Maria tu che consoli,
Chi ha perso la speranza,
Maria tu che guarisci,
Pace è la tua sostanza,
Nostra Signora bianca,
Conforto ai bisognosi,
Maria che dà alla luce
Chi salva nei marosi.

Ave, o Maria,
Nella gioia e così nel dolor,
Sopra di noi, tutti i giorni,
Posa il tuo sguardo d’amor.

https://www.youtube.com/watch?v=QWc1bIxwoFA
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/17/michel-maffrand-nadau-occitano-resistenza-culturale-news/8356818
https://lyricstranslate.com/en/maria-maria.html-155

Maria-Mercè Marçal – 𝑉𝑒𝑙𝑠 𝑑𝑒 𝑐𝑒𝑏𝑎 𝑜 𝑙𝑎 𝑑𝑎𝑛𝑠𝑎 𝑠𝑒𝑐𝑟𝑒𝑡𝑎Ran de l’aigüeramans de dona despullendanses de velsde ceba, arrelsd...
05/04/2026

Maria-Mercè Marçal – 𝑉𝑒𝑙𝑠 𝑑𝑒 𝑐𝑒𝑏𝑎 𝑜 𝑙𝑎 𝑑𝑎𝑛𝑠𝑎 𝑠𝑒𝑐𝑟𝑒𝑡𝑎

Ran de l’aigüera
mans de dona despullen
danses de vels
de ceba, arrels
de llum i d’ombra
presa i desapresa,
tels de teranyina
encesa,
esquinçalls
de flor d’aram
secreta.

Mans de dona
teixeixen
i desteixeixen
un desig
translúcid
- ran de l’aigüera -
mantellina de núvia
nua i defesa,
de criatura nada
en l’embolcall
d’una intacta
promesa.

Mans de dona saben,
però desisteixen:
cada dia clouen
i ceguen i obliden
- ran de l’aigüera -
la dansa secreta.

---

𝑉𝑒𝑙𝑖 𝑑𝑖 𝑐𝑖𝑝𝑜𝑙𝑙𝑎 𝑜 𝑙𝑎 𝑑𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎

Accanto all’acquaio
mani di donna spogliano
danze di veli
di cipolla, radici
di luce e d'ombra
appresa e disappresa,
fili di ragnatela
ardente,
brandelli
di fiori di rame
segreti.

Mani di donna
tessono
e disfano
un desiderio
traslucido
– accanto all’acquaio –
una mantellina da sposa
nuda e difesa,
di creatura nata
nell'involucro
di una promessa
intatta.

Le mani delle donne sanno
ma desistono:
ogni giorno chiudono
e accecano e dimenticano
– accanto all’acquaio –
la danza segreta.

03/04/2026

❝Questa è la bella vita che ho fatto il sotto scritto Rabito Vincenzo, nato in via Corsica a Chiaramonte Qulfe, d’allora provincia di Siraqusa, figlio di fu Salvatore e di Qurriere Salvatrice, chilassa 31 marzo 1899❞.

Buon compleanno caro Vincenzo.

A tutto coloro che vogliono scoprire da vicino la storia di Vincenzo Rabito, vi aspettiamo a Pieve Santo Stefano, al primo piano di Palazzo Pretorio, in piazza Plinio Pellegrini 1.
In cima ai 16 gradini 👉🏽 www.piccolomuseodeldiario.it

***

foto di Luigi Burroni

Anna Roig – 𝐶𝑎𝑝𝑠𝑒𝑡𝑎 𝑑𝑒 𝑟𝑒𝑐𝑜𝑟𝑑𝑠Tinc una capseta a dins del meu cor,on emmagatzemo els millors records:un petó en un bosc,...
26/03/2026

Anna Roig – 𝐶𝑎𝑝𝑠𝑒𝑡𝑎 𝑑𝑒 𝑟𝑒𝑐𝑜𝑟𝑑𝑠

Tinc una capseta a dins del meu cor,
on emmagatzemo els millors records:
un petó en un bosc, la clau del rebost
aquella joguina, les barques al port.

Tinc una capseta a dins del meu cor,
no hi guardo disgustos, ni tampoc rancors:
Mil i una olors, peixos de colors,
històries de Xina, amics i repòs.

I si un dia em toca viure un dia gris
obro una miqueta la caixa dels souvenirs:
el petó en el bosc, la clau dels rebost
barques i joguines m'escalfen el cor.
_________________________________
𝐿𝑎 𝑐𝑎𝑠𝑠𝑒𝑡𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖

Porto una scatolina nel mio cuore,
e lì conservo i miei ricordi belli:
baci d’amore, le chiavi e i cestelli
barchette al porto, giochi dell’amore.

Porto una scatolina nel mio cuore,
e lì non tengo l’odio né il rancore:
ma mille aromi, pesci multicolori,
storie d’Oriente, gli amici e il calore.

Se dovesse toccarmi un giorno grigio
aprirò la scatolina dei ricordi:
un bacio ardito, la credenza aperta
barche e trastulli scalderanno il cuore.

https://www.youtube.com/watch?v=3QIZkSZ8Fi0&t=2s
https://lyricstranslate.com/en/anna-roig-i-lombre-capseta-de-records-italian

20/03/2026

Gaietà, un cantastorie tecnicamente zotico (non spiritualmente, che anzi è pure troppo sensibile e buono), è una miniera di racconti intessuti con la stoffa delle fiabe. Quella del “Sole di Murons” è seria, divertente e bellissima, merita di essere conosciuta perché fa bene, la racconto a memoria perché mi piace farlo:

“Nel paesino di Murons viveva una sedicenne di una bellezza incredibile che, tra le altre cose folgoranti a prima vista, aveva una stupenda chioma color oro, simile a un drappo dorato o alla luce del sole: per questo tutti si riferivano a lei come al Sole di Murons. Ogni uomo, in paese, la desiderava e la corteggiava, e nessuno era risparmiato dal suo fascino: solo che lei, il Sole, non sembrava interessata a nessuno degli spasimanti. E in un paesino, si sa, il pettegolezzo fa in fretta a correr più del vento, e tutti attaccarono a dire che era una presuntuosa, le donne dicevano che si riteneva speciale ma era una come tutte, cosa si credeva per quel – bellissimo, certo – manto di capelli, poi si attaccò a dire che avrebbe accettato solo di essere sposa di un principe o qualcosa del genere…
La verità, però, era che il Sole si era promessa a un cugino, che non aveva il becco di un quattrino e che lei amava perdutamente, e a cui aveva legato per sempre il suo cuore. Quando i suoi genitori lo seppero, di fronte alla possibilità di maritare la preziosa figlia con uno spiantato, prima inorridirono e poi misero il loro divieto, a meno che… lui non diventasse ricco abbastanza per meritare un tal tesoro.
Il cugino, allora, decise di mettercela tutta per far fortuna, e naturalmente andò a cercarla in America: e ce la fece ma, dato che i soldi non crescon sotto i sassi, ci mise un bel po’ e tornò dopo vent’anni. Quando finalmente rivide la sua bella fidanzata, dopo tanto tempo, si accorse che c’era qualcosa che non andava: lei, ormai prossima alla quarantina, era parecchio sfiorita e lui ci restò male. Aveva pur sempre, però, quella sua cresta di sole sulla testa, che le ricascava per tutta la schiena avvolgendola come uno scialle del suo sublime splendore dorato: insomma, ne valeva ancora la pena, e così fu fissata una data per le nozze. Ma siccome, nelle cose belle, al diavolo piace metterci il suo zampino, all’improvviso il cugino fu preso da tremiti e convulsioni, e i medici e i taumaturghi chiamati al suo capezzale conclusero infine che si trattava di peste cattiva, e che non avrebbe avuto scampo neanche grazie ai miracoli che loro di solito fanno… il Sole, sentita la notizia, si disperò ma non si arrese: si rivolse a San Ponzio, il patrono di Murons, con le più ferventi preghiere perché intercedesse per lei col nostro Signore, e facesse guarire il suo amore. I giorni però passavano e la salute del cugino non migliorava: il Sole decise allora di promettere 𝑒𝑥 𝑣𝑜𝑡𝑜 la cosa più preziosa che aveva, la sua meravigliosa chioma d’oro. E il suo Amore guarì in tre balletti! Lei che, fatta la promessa, aveva subito iniziato a ricamare un bel nastro, lo prese insieme a un paio di forbici, e si avviò verso l’eremo. Quando arrivò, e cominciò a mettersi al lavoro con la forbice per mantenere la promessa, al primo zac! si sentì venir meno: ma proseguì, perché i voti sono cose sacre e non ci si può scherzare, e poi ciò che lei aveva ricevuto valeva più di qualsiasi altra cosa. Così il Sole di Murons andò avanti, finché non si tagliò fino all’ultimo raggio dalla testa. Dopodiché, adempiuto il giuramento e rese le grazie, lasciando il cinto d’oro appeso col nastro a una parete, tornò in paese dal suo promesso. Che, quando la vide tutta tosata come una pecora, cominciò a indietreggiare, barcollando e segnandosi con la croce come se avesse visto uno spirito dell’inferno. Ripresosi dal colpo disse infine al suo Sole che purtroppo doveva tornare in America. E restarci per sempre, perché durante la sua malattia le cose per l’impresa erano andate parecchio male, e ora c’era bisogno della sua presenza per risollevar le sorti, e che non sarebbe mai potuto tornare di nuovo, e che tanto ormai erano entrambi anziani e di sposalizi non c’era più bisogno. Lei, come colpita da un fulmine, capì che la sua strada, adesso, era quella per il convento di Santa Chiara”.

La protagonista del libro, la Mila, guardiana del monastero venuta dalla città, quando ha finito di rimettere a lustro la chioma del Sole, tra gli altri ex voto, se ne viene fuori con una battuta che mi fa sganasciare: “Per tots els homes del món no hauria donat jo semblant riquesa!”. Il libro è del 1905, lo ha scritto una donna che aveva studiato quanto si faceva fa’ all’epoca alle femmine, in una zona del mondo che non era né all’avanguardia per le lotte di emancipazione, e tutt’altro che in pace e democrazia: l’autrice, un genio, coraggiosa, ironica, più che modernista direi anni luce avanti, e stilisticamente perfetta nella prosa maestosa pirotecnica e inossidabile.

Se Caterina Albert ( ) e Giulia Ratti superassero i centoventi anni anagrafici che le separano, militerebbero insieme: e tutti avete capito che noi, di fronte a queste bischeratine materialistiche, non perdiamo la certezza che ciò sia largamente e presto possibile.

PS: ma quanto è bella la traduzione italiana di questo capolavoro, realizzata da per Elliot Edizioni?


autrice incredibile, romanzo meraviglioso (lo richiedo per sicurezza: è del 1905?!?!?), traduzione sontuosa: oggetto totemico totale 🧿

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