08/09/2026
Nei giorni scorsi, il Presidente della Fondazione Luigi Einaudi, l’avv. Giuseppe Benedetto, ha inviato una lettera al sindaco di Montorio. Vi si dice disponibile ad accogliere la grande falce e martello in ferro battuto che era stata rimossa ad agosto dalle mura di contenimento del paese, nel caso il Comune intendesse donargliela.
Prima della Fondazione Einaudi già il PD di Montorio si era detto disposto a custodire la grande falce e martello.
La Fondazione Abruzzo Riforme non può che apprezzare questi gesti.
Gli oggetti infatti – come ci insegna la storiografia novecentesca a partire dalla grande lezione delle Annales – sono fonti materiali, fondamentali per ricostruire la complessità della storia, soprattutto di quella delle mentalità e delle culture politiche. Che un soggetto con un ruolo pubblico riconosciuto si sia offerto di conservare questa memoria materiale è un segnale importante di attenzione alla nostra storia.
In quanto ente culturale che studia la storia e conserva la memoria e la cultura delle forze democratiche, delle sinistre politiche e del movimento operaio in Abruzzo, anche la Fondazione Abruzzo Riforme esprime la piena disponibilità a collaborare per il lavoro di restauro, la conservazione e la valorizzazione culturale del manufatto, che rappresenta un bene di valore collettivo per l’intera comunità. E' il nostro compito istituzionale e la nostra missione culturale.
Quella falce e martello, infatti, ha una sua storia, che la colloca in una stagione precisa della nostra storia e di quella di Montorio al Vomano. Per poterne comprendere la portata simbolica e il ruolo nella storia di quella comunità, e soprattutto per farla comprendere alle nuove generazioni, essa deve essere ricollocata nel suo tempo. Ciò significa che accanto alla falce e martello dovrebbero essere esposte, con un apparato di accompagnamento, tutte le informazioni di valore culturale che ricordino gli eventi nazionali e locali, le speranze collettive, che venivano riversate in quel simbolo, il contesto di lotte per il lavoro, le vittorie dei partiti di sinistra nelle elezioni amministrative e così via.
Quella falce e martello, cioè, non sono il simbolo del comunismo internazionale, né, per riprendere le parole del Presidente Benedetto, una «testimonianza degli errori, delle illusioni e dei conflitti attraverso i quali una comunità ha costruito la propria identità», ma il segno materiale di un desiderio di cambiamento, che faceva i conti con la storia precedente, la lotta di liberazione e la costruzione della nostra Repubblica democratica, e che si nutriva anche di ideali che, pur nelle illusioni e nelle delusioni di quegli anni, allora costituivano in Italia e in Abruzzo l’innesco di una volontà di lotta per trasformare le condizioni materiali e morali di un popolo appena uscito dalla guerra.
Il Presidente del CdA, Giovanni D'Amico