20/01/2022
Vi sono alcuni versi di Efrem il Siro assai interessanti in una prospettiva di pratica interiore:
Se si congiunge a una fonte di luce
L’occhio diviene luce,
sfavilla di quella luce,
si fa glorioso di quello splendore
la cui bellezza lo adorna.
Qui sono da rilevare tre elementi che sono da distinguere: l’occhio, la luce e la fonte della luce.
Guardiamo alla pratica attraverso questo testo. Se la pratica è un percorso dal relativo all’Assoluto, dal piccolo io al Sé, dall’ora all’Adesso allora questo itinerario (quell’itinerarium mentis in Deum di cui parla san Bonaventura) ha come luogo di partenza il mio essere sparpagliato tra gli esseri di questo mondo (tra cui il mio essere sparpagliato nel mio essere). Il luogo degli esseri è il luogo nel quale la luce si dà, luce grazie alla quale gli esseri sono esposti alla manifestazione, così come – metaforicamente – le cose rivelano la loro esistenza grazie alla luce che le rende visibili.
L’itinerarium è la scala da quella luce alla sua Fonte.
Una scala che allora principierà nell’abitare la mia realtà, una realtà inizialmente esperita come realtà cosale, puramente grossolana. Dalla presenza a questa realtà accederò alla realtà intima che la abita e che dà sostanza alla dimensione grossolana (realtà intima che in certi ambiti è chiamata corpo sottile).
Ma l’itinerarium continua. L’abitazione ascoltante del corpo sottile cosa fa emergere? Quella fonte di luce di cui parla Efrem, che è quel silenzio, quella calma, quella centralità della mente a sé stessa che Dante caratterizza come fissità, immobilità e attenzione. Qui l’ascolto non ascolta più niente. Tutto è fermo: l’occhio guarda se stesso, tutto è un solo punto che punta sé medesimo.
Allora: dall’occhio alla luce, dalla luce alla fonte della luce. Cioè: dal corpo grossolano al corpo sottile, dal corpo sottile alla sua fonte. È la fonte la questione, è quella quiete silenziosa, non dualistica e impensabile il fondo di tutta la pratica, la sua origine e il suo destino. Non porre al centro del lavoro questa verità è rimanere a divertirsi con gli angeli dimenticandosi del loro ruolo di pura mediazione.