28/01/2026
(Stefania Santoni) Ci sono luoghi in cui le parole non sono solo suoni o segni sulla carta, ma diventano gesti, presenze, responsabilità. Domenica 25 gennaio alle 17.30, nella Chiesa di Sant’Osvaldo a Rovereto, Officina Comune – in collaborazione con Pace per Gerusalemme, Distretto Santa Maria e la Libreria Piccoloblu – apre uno di questi spazi di ascolto con la presentazione di «Lessico Palestinese. Anatomia del genocidio di Gaza in dieci parole» di Alba Nabulsi, attivista, giornalista e ricercatrice italo-palestinese. Il libro di Nabulsi è una mappa linguistica e politica che attraversa dieci parole facendole ruotare attorno al corpo, inteso come campo di battaglia ma anche come spazio di resistenza, luogo in cui la storia si imprime e da cui può nascere una contro-narrazione. In questa intervista, Alba Nabulsi ci accompagna dentro il suo lessico, per esplorare come le parole possano diventare non solo strumenti di comprensione, ma anche spazi di possibilità.
Alba Nabulsi, in «Lessico palestinese» sceglie di raccontare Gaza e la questione palestinese attraverso dieci parole chiave, costruendo una sorta di mappa linguistica, politica e simbolica. Come nasce questo libro e perché ha sentito l’urgenza di partire proprio dal linguaggio per affrontare un tema così complesso?
«Il libro nasce da un’urgenza linguistica prima ancora che politica. Dopo il 6 ottobre il modo in cui la Palestina veniva raccontata nello spazio pubblico, soprattutto nei media, mi è sembrato diventare sempre più violento e semplificato. Nel mio lavoro mi occupo di diaspore e rappresentazioni culturali, faccio giornalismo di approfondimento più che cronaca, e mi ha colpito quanto le parole potessero trasformarsi in strumenti di disumanizzazione».