24/03/2026
MESSAGGIO NAZIONALE PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA MARIONETTA 2026
Nell'estate del 1986 mentre intervistavo il sociologo bolognese Pietro Bellasi per conto della rivista trimestrale dell'UNIMA Francia, ecco cosa lui mi disse:
Se pensiamo a ciò che oggi chiamiamo il "grande teatro", constatiamo che è sommerso da tutta una serie di preoccupazioni letterarie ed estetiche che spesso nascondono ciò che chiamerei i sintomi della condizione umana. Il teatro delle marionette e quello degli oggetti funzionano invece come una specie di radar, di sismografo ultrasensibile che capta tutto ciò che ci succede a quel crocevia della condizione umana che è la vita quotidiana. [...] Le marionette costituiscono un'oggettivazione di essere umani. Noi in quegli oggetti soffiamo la vita, li spingiamo a vivere la nostra condizione umana, esorcizzandola. In fondo diciamo alle marionette: «Per favore non lasciateci soli. Non ce la facciamo a sopportare questa solitudine davanti alla nostra condizione e al mondo che ci circonda». Questo chiediamo, perché questo mondo, quello del progresso, non fa altro che spingerci verso l'entropia, la perdita e la morte.
Ecco perché noi che muoviamo e animiamo quelle figure, trasformandole da oggetti a personaggi che vivono vite parallele alle nostre, abbiamo un'immensa responsabilità: quella di dotarle del potere di vincere la solitudine e la paura. Se chiedessimo agli oggetti che trasformiamo in esseri viventi di limitarsi a intrattenere il pubblico, rischieremmo di mettere fine a quell'antica tradizione – molto più antica di quella del teatro degli attori – che affonda le sue radici nei riti esoterici e purificatori che tutti i popoli del mondo celebravano già migliaia di anni fa.
Fin dal lontano 1969, quando iniziai la mia carriera di marionettista con il Bread and Puppet di Peter Schumann, imparai una cosa che poi mi è sempre servita: gli oggetti che manipoliamo – che siano marionette, burattini, pupi, pupazzi, ombre o quant'altro – non dobbiamo mai usarli, dobbiamo sempre metterci al loro servizio. Dobbiamo sforzarci di capire cosa possono e vogliono fare, e dobbiamo poi permettere loro di fare tutto ciò che possono e vogliono fare in ognuno dei nostri spettacoli.
Il rapporto che dobbiamo instaurare con loro non è di dominio, ma di interdipendenza. Agendo in questo modo saremo spesso sorpresi accorgendoci di avanzare lungo cammini che non sapevamo nemmeno che esistessero, ed è da lì che nascerà la nostra complicità con il pubblico. Solo così permetteremo a ogni singolo spettatore – come lo disse Tolkien in una sua conferenza all'università scozzese di St. Andrew nel 1947 – di "sospendere momentaneamente la sua incredulità" e di credere nella verità di ciò che vede. I nostri personaggi hanno bisogno di quella verità perché sonoquella verità, la verità delle nostre vite, che noi stessi abbiamo spesso difficoltà a capire.
Non dimentichiamoci mai che il nostro lavoro è importante come quello dei poeti, non limitiamoci mai a divertire il pubblico e non accordiamo mai troppa importanza ai suoi applausi. Abbiamo fiducia nei nostri personaggi, lasciamoci portare da loro, arrendiamoci alle loro esigenze, perché è solo così che potremo dare un nostro piccolo contributo al miglioramento del mondo ingiusto e spietato in cui viviamo.
Buon lavoro e buona Giornata Mondiale della Marionetta 2026 a tutti voi!
Massimo Schuster