25/07/2026
“Gabbie trasportabili, un’infinità di stoffe bianche a occupare i ripiani, con altre macchiate di sangue, uno spettacolo/installazione d’immagini intense. I secondi scorrono più volte sullo schermo da 08 e 46 allo zero, quando il respiro è reso impossibile, con presenze d’attori sensibili, in grande i nomi di Priamo, Ettore, Troilo, Paride. Tra l’uno e l’altro pallide ginocchia che si piegano a fatica, forse una resa, o una preghiera. Ecuba dai grandi seni, quasi figura originaria di maternità, ha i piedi e i polsi avvolti dal pelo della lupa, della c***a, che i figli invocano più volte, pronti a maledire Elena, causa di tanti lutti. Infelice anche lei, che finirà sul lettino ginecologico, portando poi i sacchi dove racchiudere i morti, le stoffe insanguinate, infine, come scivolando lungo i gradini, facendo sue le parole di Floyd (George, ndr), con la richiesta d’aiuto, uno strazio che aveva fatto commuovere il mondo, una comune sensibilità per altro affine alle parentesi individuate dalla Weil nel poema omerico di sanguinose battaglie (...). Per Cassandra, chiassosa civetta, la scena finale è nel silenzio assoluto, davvero struggente perché non riesce lei a salutare definitivamente il fratello Eleno, a chiuderlo in quel contenitore nero, sentendo piuttosto il bisogno di avvolgerlo di pietoso affetto, baciandolo più e più volte dolcemente. Applausi” ha scritto la critica teatrale Valeria Ottolenghi, nella sua recensione di Iliade #2 Ginocchia, uscita sulla Gazzetta di Parma
Evocata, implorata e negata, la supplica, distribuita nelle diverse voci dei personaggi in scena, è stata il meccanismo che ha mosso gli ingranaggi dell’ultima azione performativa di Lenz, andata in scena dal 4 al 12 giugno, nell’Aula Canuto, all’ex Istituto di Medicina Legale di Università di Parma