08/12/2025
Sabato abbiamo partecipato all’incontro organizzato dalla Casa delle donne Parma con alcune delle rappresentanti di Amleta, Differenza Donna, oltre a Federica Ombrato e Veronica Stecchetti. Eravamo in tantissime e tantissimi, in silenzio, ad ascoltare le parole, le testimonianze, i racconti, le verità. Parole alle quali non è proprio possibile porre alcun tipo di resistenza, alcun tipo di censura. Verità non più opinabili, ora che la giustizia ha fatto il suo corso. Racconti e narrazioni d’una durezza inimmaginabile.
Non basta quindi il freddo comunicato di Teatro Due. Non basta perché non fa che acuire una distanza che si sta allargando sempre di più e che fatica a connettere tutti gli attori e le attrici coinvolte su una questione che la giustizia stessa ha indicato essere la verità.
“Ci dispiace, scusate”. Questo avrebbe dovuto essere l’incipit per stabilire, una volta per tutte, come tentare di ricostruire per l’una e l’altra parte un dialogo. Non reciproco forse, ma con una comunità che ora sa, chiede, vuole capire. Una comunità che ora parla una lingua distante da quella del teatro e delle sue dichiarazioni.
Assumersi questa responsabilità significherebbe anche provare ad adottare punti di vista inesplorati, ammettere che sì, è possibile sbagliare, e chiedere che oltre i protocolli obbligatori da seguire, si innestino forme inusuali per stare nella vulnerabilità. Dopo 27 anni di silenzio, com’è possibile che basti applicare un regolamento e misure di tutela per dimostrare di aver preso davvero consapevolezza di quello che è successo, e far sì che non si ripeta?
Non può, e il comunicato di Teatro Due ne è la prova.
Crediamo che non sia sufficiente aver allontanato, almeno formalmente, la “causa” del “problema”, perché i fatti emersi dimostrano che la responsabilità non è stata solo individuale, ma ha coinvolto un sistema, che - lo sappiamo tutti - è un sistema di potere.
Il problema, nella sua gravità, si estende oltre il singolo, e questo non significa che il singolo non abbia le sue precise, pesantissime responsabilità. Significa però che l’accaduto riguarda tanto le azioni di un individuo quanto il sistema silenzioso che l’ha protetto e che non dovrebbe ricadere indiscriminatamente su lavoratori e lavoratrici, come se avessero avuto tutti le medesime responsabilità. Un sistema che a sua volta si estende oltre il teatro, coinvolgendo le istituzioni e, a catena, tutta la città.
Il Teatro Due è un pezzo troppo importante di questa comunità, un pezzo troppo grande per far sì che la comunità decida, tutta, di fare finta di niente. Non possiamo credere che la strategia difensiva del suo CdA consista nello schermarsi dietro a comunicati in avvocatese e a provvedimenti formali, in attesa che il polverone si abbassi, le urla di indignazione si smorzino e tutto torni allo status quo. Anche se purtroppo abbiamo imparato, a nostre spese, che questo è esattamente quello che accadrà in questa città, nel giro di pochi mesi, se la comunità non farà nulla per impedirlo.
Perché questa città, a furia di rimuovere traumi e ferite mentre sono ancora aperte, è diventata troppo brava a non guardare quello che non vuole vedere.
Per questo, crediamo che la nostra responsabilità sia innanzitutto quella di non lasciare cadere il silenzio su questo caso, e su tutto ciò che significa per Parma e non solo.
Iniziando dal riconoscere che tra tanti racconti, ce ne sono alcuni più veri di altri e a questi qualcuno dovrebbe rispondere.