Contest VIVA E SE - La Voce delle Fiabe

Contest VIVA  E SE - La Voce delle Fiabe VIVA ha come scopo la promozione culturale e la tutela e valorizzazione dell'ambiente E se Cappuccetto rosso avesse ipnotizzato il lupo?

L’Associazione di Promozione sociale VIVA indice la terza edizione del concorso dedicato alla scrittura creativa. Il titolo di questa edizione è:

E SE… – La voce delle fiabe

Tante volte, da piccoli, abbiamo desiderato che una favola si svolgesse in modo differente. Il desiderio di rivalsa, di vendetta o il senso di ingiustizia

ci portavano a immaginare anche un finale diverso. E se Biancaneve avesse morso il braccio della matrigna, invece della mela? E se Cenerentola avesse messo del sonnifero nella cena delle sorellastre la sera del ballo? E se Pinocchio avesse ricevuto uno smartphone da Geppetto, invece dell’abbecedario? E SE… ti permette di dare la voce alla fiaba del bambino che hai dentro: la tua fiaba.


>REGOLAMENTO<
1) Al concorso possono partecipare ADULTI E BAMBINI – senza limite di età – di qualsiasi nazionalità purché l’elaborato sia scritto in lingua italiana.

2) I partecipanti dovranno produrre un racconto rielaborando un fiaba (o parte di essa) a loro scelta IN FORMA PARODISTICA, MODIFICANDO UNO O PIÙ ELEMENTI della storia originaria. A titolo indicativo, i partecipanti possono scegliere fiabe come Cenerentola, Biancaneve, Cappuccetto Rosso, Pinocchio e comunque qualsiasi fiaba di loro gradimento.

3) Ciascun concorrente può inviare un solo racconto di lunghezza non superiore alle 10.000 battute spazi inclusi, pena l’esclusione dal concorso. Non ci sono limiti minimi di lunghezza. Il racconto dovrà essere inviato in formato DOC (Word), carattere Times New Roman, dimensione 12, interlinea doppia. Non saranno presi in considerazione elaborati inviati in altri formati.

4) I testi devono essere inviati a mezzo posta elettronica all'indirizzo [email protected] entro il 15 marzo 2024. Nell'oggetto della mail occorre specificare "CONTEST: E SE …". Nel corpo della mail dovranno essere indicati i dati dell’autore: cognome, nome e un recapito telefonico. Il racconto va allegato alla mail e il file non deve contenere il nome dell’autore. Ogni partecipante riceverà via mail una conferma della corretta ricezione della sua opera a cura del Segretario o del Coordinatore del premio: Giuditta CALVANESE e Angela SORRENTINO dell’associazione VIVA.

5) La partecipazione richiede una quota di iscrizione pari a euro 10, per spese di segreteria, da versare sul conto corrente dell’Associazione di Promozione Sociale VIVA. IBAN: IT42R0760103400001049589755. La quota è richiesta soltanto per i partecipanti con età maggiore di 13 anni. La causale da apporre è: “Quota di partecipazione al Contest E SE… – La voce delle fiabe”.

6) Premio VIVA. Tra tutti i racconti pervenuti nella sezione ADULTI sarà individuata una terna di finalisti dalla giuria interna. Tra i tre racconti ci sarà il vincitore ASSOLUTO del premio in denaro di 200 euro. Tra tutti i racconti pervenuti nella sezione BAMBINI sarà individuato il racconto vincitore che verrà premiato con una gift card di 50 euro.

7) Premio VIVA TEATRO. A suo insindacabile giudizio, la giuria individuerà un racconto dal quale verrà tratta una piece teatrale la cui drammaturgia e rappresentazione sarà affidata al direttore artistico del Laboratorio Teatrale GULLIVER Gabriela MAIELLO, presidente di giuria e Head Editor.

8) Premio LIKE. Tutti i racconti pervenuti saranno pubblicati sulla pagina Facebook del Contest il giorno 1° aprile 2024, dopo la valutazione della giuria. Ogni racconto potrà essere votato entro il 30 aprile 2024 con un like. Il racconto che avrà ricevuto più preferenze risulterà il vincitore.

9) La giuria sarà presieduta dalla regista e attrice Gabriela MAIELLO e sarà composta da personalità del territorio. La giuria valuterà i racconti entro il 31 marzo 2024 e deciderà una terna di finalisti e il racconto che sarà messo in scena. La somma dei voti espressi dai giurati determinerà il racconto vincitore che potrà o meno coincidere con il racconto che verrà adattato per la versione teatrale. In caso di parità, il voto del presidente di giuria vale doppio. La giuria potrà assegnare anche eventuali menzioni di merito, a suo insindacabile giudizio. Gli autori finalisti e coloro che riceveranno menzioni speciali saranno avvertiti via mail e/o contattati telefonicamente.

10) Una selezione dei racconti pervenuti sarà pubblicata in una COLLETTANEA a cura dell’Associazione VIVA, previa autorizzazione dell’autore alla pubblicazione e al quale resterà la piena proprietà autorale. Alla plaquette verrà aggiunta anche la drammaturgia del racconto selezionato per la versione teatrale.

11) Il concorso si concluderà con la serata di PREMIAZIONE e la rappresentazione della MESSINSCENA entro il mese di maggio 2024.

12) Il ricavato del progetto E SE… – LA VOCE DELLE FIABE sarà interamente devoluto in beneficenza a un'associazione del territorio che verrà indicata alla serata conclusiva.

🎉*Serata di Premiazione*🎉                                                                                               ...
22/05/2024

🎉*Serata di Premiazione*🎉 L'Associazione Viva è lieta di invitarVi alla serata di premiazione del contest "E se... La voce delle fiabe" che si terrà il 31 maggio 2024 alle ore 18.00 presso il Teatro Comunale di Palma Campania.

12/05/2024

La giuria del contest E SE… LA VOCE DELLE FIABE, promosso dall’Associazione VIVA e presieduto da Gabriela Maiello – direttore artistico del Laboratorio Teatrale GULLIVER –, composta da Giuditta Calvanese, Luigi R. Carrino, Antonella Ferrante, Teresa Lenzuolo, Antinesca Nunziata, Felicetta Simonetti, Angela Sorrentino, ha così deliberato:

Premio LIKE
In base alle preferenze espresse sulla pagina Facebook del concorso, il premio like ADULTI viene assegnato al racconto:
• E SE CENERENTOLA FOSSE PALMESE, di ANGELO SORRENTINO, con 434 like.
In base alle preferenze espresse sulla pagina Facebook del concorso, la giura ha deciso di assegnare il premio like RAGAZZI ai tre racconti pù votati:
• I TRE PORCELLINI CATTIVI, di GAETANO DE RISI, con 922 like
• POLLICIONE, di EMANUEL MONTANINO, con 403 like
• CAPPUCCETTO L’ARCHETTO, di VINCENZA IOVINO, con 379 like.

Premio VIVA TEATRO
La giura ha deciso che il racconto vincitore, da cui verrà tratta la mise en espace a cura del Laboratorio Teatrale GULLIVER, è:
• L'ELFO VITO, di PAOLA LESANI

Premio VIVA
Tra tutti i racconti pervenuti nella sezione ADULTI, la giuria – a suo insindacabile giudizio ed essendo nelle sue facoltà – ha deciso di non individuare una terna di finalisti e di non assegnare il premio in denaro di 200 euro.
Tra tutti i racconti pervenuti nella sezione RAGAZZI, la giuria – a suo insindacabile giudizio – comunicherà il racconto vincitore – premiato con una gift card di 50 euro – che sarà scelto tra i seguenti finalisti:
• CENERENTOLA, di FELICE SORRENTINO
• BIANCALUNA, di SERENA CASTALDO
• PINOLATTA, di CAMILLA MAURO
• BIANCANEVE, di SOPHIA NAPPI

La giuria si riserva di assegnare Menzioni Speciali che comunicherà nel corso della serata di premiazione e di messa in scena del racconto vincitore della sezione Premio VIVA Teatro, che si terrà il giorno 31 maggio presso il Teatro Comunale di Palma Campania.

01/05/2024

L'associazione di promozione sociale VIVA, nel ringraziare tutti gli autori che hanno partecipato al contest "La Voce Delle Fiabe", comunica quanto segue:
- tra tutti i racconti pervenuti la giuria - presieduta da Gabriela Maiello -, a suo insandacabile giudizio, ha preventivamente escluso dal concorso i racconti che non rispettavano i requisiti richiesti dal bando;
- soltanto i racconti caricati su questa pagina concorrono al Premio LIKE, al Premio VIVA e al premio VIVA TEATRO;
- il 6 maggio verranno comunicati i risultati della votazione dei giurati.

Ecco i Like ottenuti dai racconti entro le ore 23.59 del 30 aprile 2024. Eventuali Like aggiunti dopo non verranno presi...
30/04/2024

Ecco i Like ottenuti dai racconti entro le ore 23.59 del 30 aprile 2024. Eventuali Like aggiunti dopo non verranno presi in considerazione ai fini del concorso.
- 01 Le disavventure di Pino: voti 8.
- 02 E se, Cenerentola fosse palmese: voti 434.
- 03 La vera storia; voti 172.
- 04 I brutti anatroccoli; voti 7.
- 05 Cenerentola; voti 9.
- 06 Serena e i tre porcellini; voti 86.
- 07 I tre porcellini cattivi; voti 922.
- 08 Pollicione: voti 403.
- 09 Cappuccetto azzurro: voti 16.
- 10 Cappuccetto rosso: voti 41.
- 11 Biancaluna: voti 54.
- 12 Biancaneve: voti 40.
- 13 Cappuccetto rosa: voti 32.
- 14 Riccioli rossi la dispettosa: voti 95.
- 15 Aladdin l'imbroglione: voti 254.
- 16 Cappuccetto l'archetto: voti 379.
- 17 Peter Pan: voti 22.
- 18 Alissa nel regno dei sogni svegli: voti 213.
- 19 Pinolatta: voti 199.
- 20 Pinottino e la lezione del coraggio: voti 49.
- 21 L'elfo: 269 voti .

19/04/2024

Ultimi giorni per votare il racconto preferito.
Votate, votate, votate!
I nostri autori, piccoli e grandi, meritano il sostegno sincero di tutti coloro che apprezzano il loro impegno!

07/04/2024

Carissimi amici di VIVA, la pagina del contest riceve molte notifiche: siete in tanti a votare i vostri racconti preferiti. Vi ringraziamo per la continua interazione, vi esprimiamo la nostra gratitudine anche a nome degli autori dei racconti e vi ricordiamo che potete ancora invitare i vostri amici a leggere e votare per i testi preferiti.
Desideriamo però ricordarvi che i voti che saranno conteggiati e quindi ritenuti validi per la proclamazione del vincitore saranno i "like" presenti sulla pagina e non quelli a parte, inseriti sui profili di chi condivide e pubblicizza il suo racconto preferito su una bacheca personale.
Se condividete i racconti, dunque, è molto importante che chiediate di votare il post della pagina (cliccando sulla pagina) e di non usare l'icona like che si trova sotto il vostro post nel vostro profilo. Conta la pagina del contest, sarà considerata quella.
Se vi accorgete di aver disperso qualche voto potete ancora porre rimedio invitando i vostri amici a votare di nuovo e questa volta sulla pagina.
Buon divertimento! La sfida delle fiabe rivisitate continua!

05/04/2024

21 L'ELFO VITO
Un grazioso elfo
di nome Vito
si sentiva solo ed impaurito.
Tra i suoi coetanei
era il più piccino
e gli mancava un piedino.

Da solo nel bosco
girovagava
non c'era nessuno
che l'ascoltava.
Gli altri elfi
correvano senza sosta
lui era in attesa di una risposta.

I suoi fratelli
andavano sempre di fretta
gli adulti non gli davano retta...
Solo la mamma di sera
lo abbracciava
e una ninna nanna
gli sussurrava.

Un giorno
stanco
di essere solo
si fermò ad ascoltare
gli uccelli in volo
Beati loro...
pensava sospirando
mentre il cielo
si stava oscurando.

Dopo un po'
cominciò a piovere a dirotto
e l'elfo Vito
si strinse nel cappotto.
Trovò riparo
sotto un melo malandato
e per la gioia
rimase senza fiato.

Sono contento
disse l'albero entusiasmato
nessuno si accosta a me
perchè sono malato.
Preferiscono le mele
del mio vicino:
rosse, lucide
e senza neanche un puntino.

A quelle parole
l'elfo si rattristò
e una lacrima sul viso
gli scivolò.
Un gruppo di elfi arrivò
in quel momento
e sotto il melo, adesso,
c'entravano a stento.

Tutti gli elfi
cominciarono
a mangiare le mele
buonissime,
più dolci...del miele.
L'elfo Vito per la grande gioia
per un momento
dimenticò la noia.

Cominciò a ridere
e a scherzare
non si riusciva più a frenare.
Angelino l'elfo ballerino
lo guardava ammirato
e pensava...
"Che strano
non lo avevo mai notato!"

Arriva poi un'elfa biondina
di nome Carmelina
che dopo un momento
gli chiede un appuntamento
Vito era evidentemente contento.
Presto avrebbe avuto
una fidanzata

Mamma mia che "figata".

In quel momento
spunta l'arcobaleno
e nel cielo torna il sereno
gli elfi si salutarono
con una bella promessa
che per tutti fu la stessa:
preparare per Natale
una bella festa.

Si trovarono tutti d'accordo
anche Domenico l'elfo sordo
Incominciarono subito
l'organizzazione
e l'elfo Domenico
faceva il panettone.

Il gran giorno
presto arrivò
e l'elfo prestissimo si svegliò
dalla finestra della cantina
dà una bella sbirciatina.

Luci, festoni, addobbi eleganti
e vede felici tutti quanti.
Domenico il sordo
cantava a gran
e Paola sulla carrozzella
sfrecciava veloce.

Su un bel palco
prende la parola l'elfo saggio
e toglie tutti dal disagio
"Non bisogna fermarsi
all'apparenza
anche se non lo dice
la scienza".

Ad un segnale
si presero tutti per mano
cantando che insieme
si va lontano.

Il mondo perfetto...
quello ideale
è quello dove nessuno
all'altro è uguale...

Il mondo è bello perchè è vario
concluse l'elfo più temerario.
Seguì un applauso straordinario
e con un lieto fine si chiuse il sipario.

02/04/2024

📣 VOTA IL TUO RACCONTO PREFERITO E AIUTACI A SCEGLIERE IL VINCITORE DEL PREMIO LIKE! 🏆

Care lettrici e cari lettori
siete pronti a dare il vostro contributo per eleggere il vincitore del Premio Like del Contest Viva "E SE...la voce delle fiabe"?

Ecco come funziona:

Leggete attentamente le fiabe che abbiamo pubblicato sulla pagina.
Votate la vostra preferita lasciando un like sotto il post corrispondente.
I voti saranno raccolti entro il 30 aprile 2024. Intanto VIVA ringrazia ogni autore per aver condiviso il proprio talento con noi e tutti coloro che lasceranno una preferenza.
Non tutti i racconti inviati sono risultati rispondenti ai requisiti richiesti dal bando, pertanto in questa pagina saranno presenti solo quelli che la giuria ha ritenuto idonei. Un ringraziamento va comuunque a tutti i partecipanti.
Adesso il vostro supporto è fondamentale per determinare il vincitore del Premio Like. Buona lettura e buon voto! 🌟
E ora, senza ulteriori indugi, votate le fiabe in gara.

02/04/2024

01 LE DISAVVENTURE DI PINO

Pino, come ogni mattina, stava seduto su una panchina, all’ombra di una grande Jacaranda, i cui petali lilla mossi dal vento cadevano un po’ sulla sua testa e un po’ intorno, quasi a formare un tappeto, il letto che non aveva. Non aveva più niente Pino. Era finito sul lastrico a elemosinare monete e attenzioni, seduto sopra dei ritagli di giornale, con a fianco una bottiglia di vino rosso che si scolava per colazione, poi parlava da solo a voce così alta da far intimorire non solo i passanti ma anche i colombi che svolazzavano dopo aver arraffato qualche briciola di pane. Mentre beveva il vino e borbottava tra sé, gli passarano davanti due ragazzini, con gli zaini in spalla. «Dove state andando?», urlò l’anziano Pino. «La scuola è dall’altra parte!» Uno dei ragazzi disse all’altro: «Lascialo perdere, è solo un povero pazzo alcolizzato.» Il vecchio farfugliò: «Ragazzi, se non andate a scuola vi accadranno…» Sorseggiò altro vino e sputò per terra. «Cosa ci accadrebbe? Oggi non entriamo a scuola, c’è l’interrogazione, non abbiamo aperto il libro. Andiamo con i nostri amici a pescare.» Pino si alzò barcollando. «Voi non capite… vi prego, ascoltate.» I ragazzi si guardarono perplessi e si avvicinarono alla panchina. L’uomo aveva il viso rugoso, come corteccia di legno, il naso era lungo, le orecchie appuntite, gli occhi incavati, e qualche ciuffo di capelli bianchi spuntava qua e là sul cranio pelato. Sembrava un uomo-burattino. «Non possiamo stare qui ancora per molto, i nostri amici ci aspettano.» Pino si schiarì la voce. «Bene, da dove posso cominciare… Ma non state lì in piedi come due pesci lessi! Sedetevi qui.» Indicò la panchina. I ragazzi si sedettero, ognuno ai lati, Pino al centro, e si portarono una mano a coprirsi il naso per non sentire il tanfo di sudore misto all’odore dell’alito che sapeva di alcol e tabacco. «Allora dicevo… Tanto tempo fa non ne avevo in zucca di andare a scuola e mio babbo si adirava molto per questo, anche la Fata Turchina, e pure il Grillo Parlante, che poveretto non ascoltavo e lo ammazzai schiacciandolo con un martello. Loro mi dicevano che non sarei mai e poi mai diventato un bambino vero. Raccontavo troppe bugie e mi mettevo nei guai.» I ragazzi sgranarono gli occhi. «Signore? Crede di essere Pinocchio?», chiese uno dei ragazzi. «Deve essere il vino», fece l’altro guardando la bottiglia quasi vuota. «Io non volevo fare i compiti, vendetti l’abbecedario che mio babbo comprò spogliandosi della sua casacca e mi feci trascinare dalle cattive compagnie, il Gatto e la Volpe, e da quel dannato del mio amico…» Gli sfuggiva il nome. «Lucignolo!», intervenne il ragazzo alla sua sinistra, esclamando. Aveva ascoltato qualche brano, a scuola, del Pinocchio di Collodi. «Ma certo, quel farabutto!», biasciscò sollevandosi in piedi, ma le gambe gli cedettero e cadde seduto. «Che ha fatto?», domandò il ragazzo alla sua destra. «Che cosa abbiamo fatto.» Pino marcò questa frase. «Noi volevamo solo divertirci e quale posto migliore per non studiare se non il Paese dei balocchi?» Il ragazzo seduto alla sua sinistra non poteva credere alle sue orecchie. «Ma allora esiste veramente?» L’altro ragazzo era sbalordito e pensò: “Il Paese dei balocchi, come la fiaba… E se, come Pinocchio, ci stesse mentendo? Si allungherebbe il naso, ma il suo è già lungo. Uhm”. Gli occhi del vecchio sembrarono ruotare come i cavalli sulle giostre. «Esiste, esiste, io e Lucignolo trovammo il modo per arrivarci. Ci avevano detto di andare vicino a un’antica fontana, lì sarebbe apparso un carro che ci avrebbe condotto nel Paese dei balocchi. Andammo nel luogo indicato e attendemmo. Verso l’imbrunire sentimmo il rumore delle ruote sull’acciottolato e dei ragli. Un carro lugubre giunse trainato da asini con ali di pipistrello, che si muovevano a suon di frustate del cocchiere con due occhi rossi, di serpente. Salimmo sul carro sul quale c’erano altri ragazzi in cerca di divertimento. Durante il tragitto facemmo amicizia con loro e immaginammo un paese di giochi infiniti, di cibo a volontà, senza scuola, genitori, maestri. Un posto senza regole, dove potevamo fare quello che volevamo, in libertà. Dopo ore di viaggio, il carro si fermò davanti a un grande cancello dorato. Intorno non c’era nulla se non alberi alti, dalla corteccia grigia. Scendemmo dal carro e il cocchiere ci disse di fare in fretta altrimenti il cancello si sarebbe chiuso e avremmo dovuto aspettare un altro giorno per accedervi. Mentre oltrepassavamo l’ingresso, ci guardò sinistramente. Gli altri ragazzi erano già sparpagliati dentro quello che a me e a Lucignolo sembrò un enorme parco di divertimenti. C’erano giostre con animali veri, unicorni, si facevano gare a chi ingioiava più budini fino a scoppiare, sfide di rutti, tiri a bersaglio contro bersagli vivi, si poteva pasticciare i muri, lasciare la spazzatura per terra, fumare si*****te a volontà, bere alcolici, rompere qualsiasi cosa, lanciare in aria le bottiglie, le pietre, ballare, cantare, giocare ai videogiochi, a poker. Tutto ciò che desideravamo si avverava, come in un sogno da cui non riuscivamo a svegliarci. Provammo tutte le attrazioni del parco, ma dopo giorni di divertimento, con gli occhi gonfi, rossi e le occhiaie per l’insonnia data dalla frenesia del gioco, iniziammo a sentirci stanchi, svuotati come se l’anima ci avesse abbandonato. Gli altri ragazzi parevano zombi. Sembravamo degli automi, tutti facevamo le stesse cose, uguali, ripetute. Ci sentivamo sfiniti, le palpebre iniziarono a chiudersi e ci addormentammo. Il giorno dopo ci svegliammo dentro una tazza di budino gelatinoso gigante. E quando ci guardammo in faccia, urlammo forte. Avevamo le piume bianche, grigie e nere, il collo lungo, il becco, le zampe. Eravamo degli struzzi. Forse avevamo fatto indigestione di budino e questo ci aveva trasformato. Ci guardammo intorno. Il parco era pieno di struzzi. Anche gli altri ragazzi avevano mutato aspetto. E notammo qualcosa in basso. Indossavano una specie di mutanda. Ci guardammo anche noi, tra le zampe. Oh no! Eravamo struzzi con pannolini giganti.» Il ragazzo alla sinistra di Pino ridacchiò immaginandosi la scena. «Nella fiaba Pinocchio e Lucignolo non erano diventati asini?», chiese l’altro ragazzo che si ricordava diversamente. Il vecchio prese una sigaretta dal giubbotto e l’accese al contrario. Cacciò il fumo con le mani. La buttò e se ne accese un’altra. «No, no e no!», gridò. «Niente asini. Struzzi con il pannolino. È così che è andata», disse buttando fuori il fumo. «Volete delle si*****te?» Ne tirò fuori due dalla lurida tasca del giubbotto in pelle e ne offrì una ciascuno. «Perché avevate il pannolino?», chiese il ragazzo alla sua destra. «Per cacare le uova, ecco perché.» I ragazzi scoppiarono in una fragorosa risata. «Eravamo diventati tutti struzzi per una ragione: fare tante uova d’oro. Oro vero. E i pannolini servivano a raccogliere le uova, per non farle cadere e per nasconderle ai ladri. Ogni struzzo fu affidato a un padrone e, dopo aver deposto migliaia di uova, veniva fatto entrare in una porta rossa. Io e Lucignolo fummo dati a due padroni che volevano diventare sempre più ricchi, facendoci deporre un uovo d’oro dopo l’altro. Ma c’era una scadenza. Lucignolo a un certo punto non fece più uova. Lo vidi, scortato da un tizio con smoking e valigetta, varcare la porta rossa e da lì non tornare. Poi venne il mio turno. Deposi l’ultimo uovo e il padrone mi portò davanti alla porta rossa. Entrammo. C’erano dei dottori, con il camice bianco, la mascherina. Cercarono di immobilizzarmi. Mi infilarono una siringa nel collo, emisi un verso e poi più niente. Buio totale. Ero morto.» I due ragazzi urlarono. «Ma se sei vivo? Che crudeltà. Tutti quei ragazzi trasformati in struzzi solo per arricchire i loro padroni e poi, una volta serviti allo scopo, uccisi.» Pino abbassò la testa per nascondere le lacrime. Poi rialzò il capo e si mise a ridere. «Dovete sapere che Lucignolo fu spacciato per sempre, ma io… Il mio ultimo uovo venne portato fuori dal Paese dei balocchi e buttato tra i rifiuti perché era di misero legno. Un netturbino lo trovò nella discarica e lo portò a casa di mio babbo, pensando che con quel legno potesse realizzare un altro burattino vivo, per alleviare la sua solitudine, perché sapeva che sarebbe uscito a cercarmi, preoccupato per la mia assenza e credendomi oramai morto. Ringraziò il netturbino, appoggiò l’uovo sul tavolo da lavoro con i suoi attrezzi, prese uno scalpello, fece per avvicinarlo al guscio e scoppiò a piangere. Si girò e si asciugò le lacrime con la manica del pigiama. Fu in quel momento che l’uovo si schiuse e io venni fuori rotolando. Si voltò e mi abbracciò per non lasciarmi più andare e nel suo abbraccio diventai un bambino vero. Mi guardai le mani e i piedi, non erano più di legno, ma in carne e ossa. Smisi di essere un burattino, andai a scuola, mi impegnai, non frequentai più cattive compagnie. Diventai un imprenditore ricchissimo, mi sposai con la Fata Turchina, ebbi dei figli, ma anche se ero diventato vero continuai a ricadere negli stessi errori del burattino. Presi il vizio del bere, giocavo d’azzardo e mi indebitai fino al collo, persi tutto, la mia azienda, la mia casa, la mia Fata Turchina che mi lasciò per un altro. I miei figli non mi vollero più vedere. Nemmeno nelle feste. Mi sentivo come se mi avesse ingoiato una grossa balena…» I ragazzi guardarono gli orologi. Si era fatto tardi, avevano appuntamento con i loro amici. «Grazie, signor Pino.» Il vecchio gli lasciò altre si*****te e loro gli diedero delle monete. «State attenti a non finire nella pancia del pescecane!» I ragazzi sorrisero. «Si crede veramente Pinocchio», «Era in delirio, ubriaco fradicio. Che personaggio», commentarono allontanandosi. Pino guardò in alto, i petali lilla caddero sul suo viso e lui cercò di acchiapparli, come se fosse una pioggia di monete.

Indirizzo

Palma Campania
80036

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