ISOLE EOLIE

ISOLE EOLIE E' un areale di circa 90 chilometri posto a nord-est della Sicilia a racchiudere l'arcipelago delle isole Eolie, un gruppo di suggestive isole vulcaniche a. C. d.

SITO UNESCO EOLIE (2000)
Le Isole Eolie sono uno straordinario esempio del fenomeno vulcanico ancora in corso. Studiate sin dal XVIII sec. le Isole hanno fornito alla vulcanologia due tipi di eruzione (vulcaniana e stromboliana) e hanno occupato, di conseguenza, un posto eminente nell'educazione di tutti i geologi per oltre 200 anni. Il sito continua fino ad oggi ad arricchire il campo degli

studi vulcanologici. La morfologia delle isole vulcaniche rappresenta un modello storico nell'evoluzione degli studi della vulcanologia mondiale
E' un areale di circa 90 chilometri posto a nord-est della Sicilia a racchiudere l'arcipelago delle isole Eolie, un gruppo di suggestive isole vulcaniche che - pur riconducibili alla medesima storia geologica - sono emerse dall'acqua e si sono presto diversificate nei loro caratteri più significativi: selvagge e brulle alcune, rigogliose e accoglienti altre, ma tutte interessate ai flussi migratori dei popoli navigatori del Mediterraneo fin dal 4000 avanti Cristo. LIPARI
L’isola di Lipari - la più grande dell’arcipelago - si presenta montuosa e frastagliata. Alle due cime principali si susseguono piccole zone pianeggianti e un area leggermente in discesa in cui si sorge il paese di Lipari. L’isola – come del resto tutte le altre dell’arcipelago– ha natura vulcanica e la sua evoluzione geomorfologica si colloca a cavallo di un lungo intervallo di tempo di oltre un milione e cinquecento anni circa, durante il quale ben dodici vulcani sono intervenuti a modellare la sua particolarissima morfologia; ancora oggi, sull’isola sono presenti fenomeni termali tipici delle aree vulcaniche. Ricca di ossidiana – una lava vetrificata di particolare bellezza – e di leggera pietra pomice – una roccia vulcanica porosa – , l’isola offre al visitatore una serie di splendide calette, lunghe distese di sabbia e anche alcune spiagge praticamente inaccessibili da terra. Come le altre isole dell’arcipelago, anche il patrimonio naturalistico di Lipari è messo oggi a serio rischio a causa dell’imperversare di un crescente numero di turisti poco attenti ai delicati equilibri ecologici di cui vive la natura dell’isola. Importantissimo centro di traffici per il commercio della preziosa ossidiana fin da tempi remotissimi, l’isola rappresenta oggi uno dei maggiori punti di riferimento per lo studio della successione di civiltà nel bacino mediterraneo; in particolare, l’area su cui sorge l’imponente mole del Castello – edificato sul contrafforte naturale che si innalza sulla piana costiera di Diana – è sempre stata un rifugio naturale per gli isolani fin dall’età Neolitica. La zona si presenta, oggi, caratterizzata dalle fortificazioni erette dagli Spagnoli nella seconda metà del XVI secolo contro i pirati Turchi; in realtà, però, in essa sono inglobate importanti testimonianze del passato, che vanno dai resti di villaggi dell’Età del bronzo fino a mura e torri di epoca medioevale e successiva. Di particolare rilievo, le collezioni custodite presso il Museo Eoliano. La peculiare posizione geografica e il fatto che - nei secoli - abbiano conosciuto la visita di numerosi popoli (dai Siculi ai Greci, dai Romani ai Normanni e agli Aragonesi) hanno consentito di creare un vero e proprio Parco Archeologico che oggi ricomprende i siti eoliani più significativi, tutti caratterizzati dal fatto di ricostruire ciascuno con un suo contributo, tassello per tassello, la storia omogenea del passaggio in quell'area di civiltà e conquistatori. Il Parco Archeologico di Lipari si trova in contrada Diana. Nel parco sono visibili i resti di mura per una lunghezza di circa 50 m, una torre del IV sec. e parte delle fortificazioni romane fatte costruire da Sesto Pompeo. Dietro le mura greche si trovano una serie di ambienti di età romano-imperiale (II sec. C.). All’interno delle mura vi è una strada in cui si possono vedere alcuni prospetti di case dell’età romano imperiale che si estendevano per la maggior parte sotto la città moderna e le tracce dell’abitato distrutto dall’eruzione del VIII secolo a. All’esterno delle mura vi era la necropoli di cui appaiono pochi resti. Nelle vicinanze dell’ingresso settentrionale del Parco e del Palazzo Arcivescovile vi sono resti di monumenti funerari di età romana e tombe del I sec. Nella stessa zona sono presenti muri di costruzione di età tardo imperiale che continuano al di là della via della Conciliazione, in parte staccata dal Parco. Al di fuori delle fortificazioni di Sesto Pompeo, nelle terme di San Calogero, vi è il più antico impianto termale del mondo antico che risale al XII sec. Nell’area limitrofa all’area del Parco vi sono i resti di monumenti funerari di età romano imperiale sovrapposti alla necropoli greca. All’esterno del Parco, a sinistra della Circonvallazione, si trovano i resti di un ipogeo funerario romano cruciforme con volta a botte crollata. In via G. Marconi (ex via Diana), in una zona annessa esterna al parco, sono stati portati alla luce i resti di tre monumenti funerari dell’ultima età imperale (sec. IV-V d. C.), uno dei quali ha forma basilicale e un altro cruciforme. Altri due ipogei funerari romani, del tipo cruciforme con volta a botte (sec. II d. C) si trovano uno su via di Piano Conte e l’altro sulla circonvallazione esterna presso l’incrocio con la stessa via Piano Conte. Nell’area interna al parco e al Museo si trovano i sarcofagi in pietra della necropoli greca, oltre 1500 tombe ed infine sempre nella necropoli e nel giardino vescovile vi sono i resti di due santuari del V secolo a. dedicati a Demetra e Kore. VULCANO
Isola sacra al dio Efesto, ha una superficie di oltre 20 chilometri quadrati e riveste un notevole interesse di tipo geomorfologico e naturalistico per la sua struttura vulcanica, peraltro ancora in continua attività fumarolica. La caratteristica più importante dell’isola di Vulcano è la presenza di un altopiano, il più grande delle Eolie, costituito da lave, banchi di tufi, depositi quaternari e da profondi valloni. Nell’attuale conformazione dell’isola, è possibile distinguere numerosi nuclei vulcanici, di cui uno tra i più interessanti è sicuramente quello che comprende i più antichi crateri di Monte Aria (499 metri s.l.m.) e di Monte Saraceno (481 metri s.l.m.), databili a circa 100 mila anni fa, mentre quello più recente comprende l’edificio della Fossa di Vulcano (386 metri s.l.m), all’interno del quale sono ancora presenti chiari fenomeni di vulcanismo. I due crateri ancora attivi il Gran Cratere e Vulcanello sono uniti da un istmo costituito da sabbia e lava in cui si trovano due baie quella di Porto Levante e quella di Porto Ponente, che nel periodo estivo si riempiono di turisti. Tra il porto e Vulcanello si trova un bacino di fango caldo utilizzato per scopi terapeutici. Nella stagione estiva il territorio della riserva si colora in modo particolare a causa delle sublimazioni fumaroliche e solfato di ferro e alluminio che emanano dal terreno. Una delle spiagge più belle dell’isola è quella delle Sabbie Nere, chiamata così per il colore fine e nero della sabbia di origine Vulcanica che si trova nella rada naturale di ponente. E’ noto che sin dall’antichità fosse presente nell’isola un’intensa attività vulcanica. La mitologia vuole che nel cratere del vulcano fosse ubicata l’officina di Efesto, in cui lavoravano i ciclopi. Della presenza di insediamenti protostorici, restano a testimonianza le numerose grotte artificiali (Grotte dei Rossi) scavate nel tufo, che si ritiene abbiano avuto funzione cimiteriale. I Greci e i Romani consideravano l’isola un luogo sacro. Remoto nei secoli lo sfruttamento dei giacimenti minerali, che però solo durante il periodo di insediamento dei Borboni assunse l’organizzazione di una vera e propria attività industriale. Dopo i Borboni, l’isola fu entrò nelle proprietà di un ricco imprenditore scozzese che continuò lo sfruttamento minerario e organizzò la piantumazione dei primi vigneti. L'ultima eruzione vulcanica, risalente al 1888, interruppe le attività di coltivazione mineraria e provocò uno spopolamento dell’isola. Il tempo e le nuove attività economiche legate al turismo – purtroppo sempre più massiccio e incontrollato – hanno progressivamente ripopolato l’isola. STROMBOLI
Il cono vulcanico di Stromboli (dal greco “Strombos”, rotondo) svetta sul Tirreno con i suoi 926 metri di altezza, sormontato da un perenne pennacchio di fumi che lo rendono famoso in tutto il mondo. Escursionisti e curiosi, appassionati naturalisti, scienziati e vulcanologi fanno, infatti, a gara per recarsi a visitare una delle poche zone vulcaniche del Mediterraneo in attività da almeno duemila anni. La parte di vulcano che noi vediamo è peraltro solo la parte emersa di un imponente vulcano di 3.000 metri di altezza il cui volume complessivo è 25 volte più grande di quello della parte emersa. Stromboli è caratterizzata dalla sovrapposizione di più vulcani, al centro si erge la cima più alta, la Serra Vancori, a nord essa vi è il cratere Cima e più a nord il cratere attualmente attivo che è delimitato da due creste formate da ammassi di lava (“Filo del Fuoco” e “Filo di Baraona”). Un’intensa e cadenzata attività esplosiva, si alterna periodicamente a eruzioni di ceneri e vapori, con frequenti gorgoglii di lava incandescente; i prodotti delle piccole ma suggestive eruzioni, precipitano senza arrecare danni lungo la “Sciara di Fuoco”, un ripido pendio detritico dal fronte di quasi mille metri, che scende a picco sul mare, dove il materiale incandescente si inabissa tra sbuffi di vapore. Proprio a causa della frequente e abbondante attività esplosiva, non sono pochi gli infortuni – spesso mortali – registrati tra gli escursionisti che, senza l’ausilio di una guida, si avventurano ad ogni stagione sulle sommità del vulcano. Il versante settentrionale dell’isola si presenta aspro e roccioso mentre quello orientale è più dolce con le sue colline con coltivazioni di viti e olivi. Infine è da sottolineare che una delle caratteristiche dell’isola sono le sue stupende, lunghe e incontaminate spiagge dalla sabbia nera, le piccole calette circondate da rocce di pietra lavica e grotte, tra queste quelle più interessante è la grotta di Eolo. Lontano circa un miglio da Stromboli, si erge Strombolicchio, piccolo scoglio di natura vulcanica, con le pareti a picco sul mare, descritto dalla fantasia popolare come un vero e proprio castello di roccia, su cui la mano dell’uomo ha collocato un faro. Risale al XVI secolo a.C. il primo stabile insediamento umano di cui si ha traccia, in contrada San Vincenzo. L’economia dell’isola, legata a Lipari ed alle altre isole eoliane, non poteva che basarsi essenzialmente sui traffici e sui commerci marittimi, essendo – peraltro – Stromboli tappa di passaggio obbligato per i naviganti che attraversavano il Mar Tirreno. Nel XIX secolo, l’isola poteva contare su un traffico organizzato da 65 velieri, che collegavano la Sicilia a Napoli. La successiva introduzione delle navi a vapore e delle comunicazioni ferroviarie, ed il contestuale risveglio degli elementi naturali – ancora si ricorda il disastroso maremoto del 1930 – provocarono una grave e profonda crisi nella fragile economia dell’isola, che indusse i più ad abbandonare la propria terra e a intraprendere la strada dell’emigrazione. I moderni flussi turistici e il risveglio dell’escursionismo naturalistico, offrono oggi all’isola nuove e interessanti prospettive di sviluppo eco-compatibile.

𝗣𝗔𝗖𝗘 𝗘 𝗔𝗠𝗕𝗜𝗘𝗡𝗧𝗘: 𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗘𝗡𝗜𝗕𝗜𝗟𝗜𝗧𝗔̀ 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗚𝗥𝗔𝗟𝗘𝗜𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝘂𝗿𝗮 Settimana per l’Educazione alla Sosten...
06/11/2025

𝗣𝗔𝗖𝗘 𝗘 𝗔𝗠𝗕𝗜𝗘𝗡𝗧𝗘: 𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗘𝗡𝗜𝗕𝗜𝗟𝗜𝗧𝗔̀ 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗚𝗥𝗔𝗟𝗘
𝗜𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝘂𝗿𝗮
Settimana per l’Educazione alla Sostenibilità CNESA-2030 [24 al 30 novembre 2025]
👉 Registrati all’evento https://docs.google.com/.../1FAIpQLSfDxLcfrEOWF6.../viewform
Si apre il 24 novembre a Roma, presso la Sala Marconi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, la Settimana per l’Educazione alla Sostenibilità 2025, promossa dal Comitato Nazionale per l’Educazione alla Sostenibilità – CNESA 2030 con l’alto patrocinio della Commissione Nazionale Italiana Unesco

14/08/2025
07/04/2025

📣Appuntamento al 10 aprile a Trapani 🗓️
𝐄𝐎𝐋𝐈𝐂𝐎 𝐄 𝐅𝐎𝐓𝐎𝐕𝐎𝐋𝐓𝐀𝐈𝐂𝐎: 𝐐𝐔𝐀𝐋𝐄 𝐓𝐔𝐓𝐄𝐋𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐈𝐋 𝐏𝐀𝐄𝐒𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎?

🎯Ne discutiamo con
Giuseppina Vullo
Responsabile della Biblioteca Fardelliana

Gianfranco Naso
Vicepresidente Ordine degli Architetti di Trapani

Giacomo Tranchida
Sindaco di Trapani

RELAZIONI
Michele Campisi
Segretario Generale di Italia Nostra
𝐏𝐚𝐞𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨, 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐠𝐞𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐨

Giovanni Bascianoiano
Responsabile regionale Agci Pesca
𝐄𝐨𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐨𝐟𝐟𝐬𝐡𝐨𝐫𝐞, 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐞 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐬𝐜𝐚 𝐢𝐧 𝐒𝐢𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚

Margherita La Rocca Ruvolo
Sindaca di Montevago e Deputata regionale
𝐋𝐚 𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐒𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐁𝐞𝐥𝐢𝐜𝐞: 𝐧𝐨𝐧 𝐜'𝐞̀ 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨

Aurelio Angelini
Docente di Sociologia dell'Ambiente e direttore della rivista scientifica Culture della Sostenibilità
𝐏𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐄𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐚𝐫𝐞𝐞 𝐢𝐝𝐨𝐧𝐞𝐞

📍INTERVENTI PROGRAMMATI
Sono stati invitati:
il Soprintendente di Trapani Riccardo Guazzelli e i deputati regionali della provincia di Trapani:
Giuseppe Bica, Cristina Ciminnisi,
Pellegrino, Dario Safina, Mimmo Turano

COORDINA
Totò Pellegrino
Presidente Italia Nostra sez. di Trapani

🗓️10 aprile2025 - ore 17
📍Biblioteca Fardelliana
Largo S. Giacomo, 18 - Trapani

Per firmare la Cartahttps://www.sociologiambiente.it/carta-di-ortigia/L’inferno verso cui stiamo marciando “col piede su...
12/11/2023

Per firmare la Carta
https://www.sociologiambiente.it/carta-di-ortigia/
L’inferno verso cui stiamo marciando “col piede sull’acceleratore”, come ammonisce il segretario generale dell’ONU António Guterres, non è solo quello climatico ma sono le sue drammatiche conseguenze di esacerbazione dei conflitti, di rapida marcia verso la povertà per moltissimi, di disperanza e sgretolamento economico e sociale. Una vita peggiore per tutti!
In quanto scienziati, rileviamo l’assenza di una visione critica e strategica nelle misure adottate dalle istituzioni per affrontare le molteplici sfide del nostro tempo. Vogliamo allora riprenderci quel ruolo di intellettuali attivi che non si accontentano dell’accademia, di descrivere e indagare sui fenomeni, ma che si organizzano per contrastare gli effetti negativi della duplice crisi che abbiamo studiato e, ora, stiamo denunciando con grande chiarezza. Riteniamo sia nostro compito fare insorgere coscienze e azioni affinché i governi dei Paesi più ricchi realizzino concretamente tutte le azioni e gli sforzi necessari per far fronte a quella che è già una catastrofe globale, ricordando quel: “non c’è più tempo!“, che appena due anni fa correva sulle bocche dei premier al G20 di Roma, come alla COP 27 di Glasgow.
Il mondo sta oggi affrontando due enormi crisi, da un lato la crisi economica, fatta di inflazione, bassi salari, povertà, sovrapproduzione, diminuzione dei profitti; dall’altro la crisi ecologica e climatica costituita da disastri ambientali, perdita di biodiversità, aumento dei fenomeni estremi, ondate di calore, alluvioni e accelerata spoliazione delle risorse naturali. L’ultimo scenario elaborato dall’IPCC, sia 2030 che al 2100, disegna un futuro sempre più drammatico per le sorti dell’umanità a causa degli stravolgimenti prodotti dalla crisi ambientale.
I modi in cui le due crisi sono percepite dalle popolazioni e dai governi del pianeta sono però molto diversi. Forse perché quella economica sta continuando ad avere devastanti effetti immediati su milioni di persone, mentre quella ambientale sta producendo conseguenze altrettanto gravi, che però si manifestano principalmente localmente e in modo improvviso, anche se in tutte regioni del mondo. Crisi ambientale e crisi economica: due facce della stessa medaglia.
Non può che sorprendere la permanenza di un negazionismo e scetticismo climatico, che, o alimentato da mera stupidità o esplicitamente funzionale al dominio dei signori del fossile, interpreta impressionanti anomalie climatiche come normalità del comportamento di Gaia, mentre in realtà, la comunità scientifica internazionale converge nella stessa valutazione, siamo davanti al baratro. Noi, dopo le conferme allarmanti emerse anche qui a Ortigia durante i nostri lavori, non ce la sentiamo più di limitarci al ruolo assertivo e legittimante delle politiche ambientali adottate per promuovere una transizione, della quale non si intravedono gli effetti. Basti pensare a come la transizione non si sta realizzando attraverso i PNRR, e non solo in Italia. Noi, studiose e studiosi riuniti qui in nome di una più profonda comprensione della duplice crisi che colpisce l’umanità, per parte nostra ci impegniamo a fare tutto ciò che possa essere utile – all’interno della comunità scientifica, ma anche nel Paese insieme ai cittadini – per sostenere una strategia e un protagonismo efficaci, che riannodino le relazioni “naturali” tra economia, ecologia e società: uno snodo strategico per superare quella dicotomia che nell’ultimo mezzo secolo ha generato la più grave crisi ecologico-economica del Pianeta. Il Futuro per noi e per le future generazioni oggi ci sottopone un dilemma: o cambiare rapidamente rotta nelle politiche economiche globali e locali, o rassegnarci a tentare di porre rimedio alla drammatica accelerazione del cambiamento climatico, all’avanzamento esponenziale dei disastri generati dalle attività antropiche che distruggono, attraverso un loro uso sconsiderato, le sempre minori risorse naturali disponibili.
Mettiamoci in marcia. Per il Futuro di tutti NOI
Approvata per acclamazione al termine del XIV Convegno di Sociologia dell’Ambiente
“Crisi e Complessità – Clima, Beni Comuni, Biodiversità, Cibo, Desertificazione, Migrazioni, Pace, Siccità, Suolo” tenutosi a Ortigia (Siracusa), 14-16 Settembre 2023.

30/09/2023

Aderisci alla Carta di Ortigia 2023 promossa dal XIV Convegno di Sociologia

Indirizzo

Via Vittorio Emanuele 353
Palermo
90134

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00
Sabato 09:00 - 13:00

Telefono

+390916116368

Sito Web

http://www.unescosicilia.it/

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