04/11/2020
Chiunque abbia attraversato il TMO, e l’abbia fatto con attenzione, sa che non è un luogo convenzionale. È uno spazio politico, nato da un’occupazione, con un atto di resistenza che è diventato il nostro agire in senso artistico. Resistere in tal senso non si traduce semplicemente nell’amministrare calendari o sale prove, bensì investendo sui concetti di autogestione delle compagnie, produzioni dal basso, sostenibilità della ricerca teatrale, sperimentazione culturale, creazione artistica, orizzontalità decisionale, partecipazione antifascista e antirazzista. In questi giorni, a poco meno di un mese dai sette anni di occupazione dello spazio, quasi fosse una sorta di paradosso, c’è il rischio che uno degli attori più coerenti che abbiamo conosciuto e visto maturare professionalmente perda in tribunale la possibilità di continuare a esprimere, attraverso il proprio attivismo politico, quei principi che oggi ci descrivono così bene. Sì, perché Chadli Aloui interpreta la scena come specchio riflesso di un’idea, la stessa che senza riscatto sociale non trova spazio oltre un palcoscenico. Chadli vive quella scena come la politica, lo sport, il teatro. E, chi l’ha visto all’opera saprà riconoscerlo, tiene simbolicamente insieme le sponde che limano i principi del TMO: un teatro che vada oltre la sua stessa coscienza di esistere e interpreti l’esistente.
Il 17 novembre il tribunale di Palermo deciderà se sottoporlo a sorveglianza speciale, un regime di dubbia validità costituzionale più volte contestato in seno alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sulla cui base subirebbe pesanti limitazioni di libertà.
Leggete, condividete e firmate l’appello contro l’applicazione della misura di sorveglianza speciale per il giovane studente e lavoratore dello spettacolo palermitano da anni impegnato nelle battaglie sociali della sua città. Noi sosteniamo Chadli e la sua libertà.
L'IMPEGNO SOCIALE NON E’ PERICOLO SOCIALE.
NO ALLA SORVEGLIANZA SPECIALE PER CHADLI ALOUI
>> SOTTOSCRIVI L'APPELLO