24/10/2025
C’era un vicolo, a Palermo, dove le luci restavano accese anche dopo la mezzanotte.
Lì si incontravano sempre gli stessi volti: il barista che sapeva le storie di tutti ma che non aveva mai raccontato la sua, il ragazzo con la Leica appesa al collo, e quella donna, che nessuna ricordava mai di salutare.
Ogni sera, qualcuno apriva la finestra e lasciava uscire la musica da un vecchio giradischi. Il suono correva tra i muri scrostati, si arrampicava sui fili della luce, e spariva nel buio come un pensiero sbiadito che non vale più la pena di ricordare. Ogni volta che ci passavo, avevo la sensazione che stessero tutti aspettando qualcosa. O qualcuno.
Poi, un giorno, le luci si spensero anche lì. Nessuno vide il barista per molto tempo. Lo ritrovarono anni dopo, in una fotografia. Era steso per terra, su un marciapiede, con un lenzuolo addosso: l’ultima storia che aveva raccontato gli era stata fatale. Il ragazzo lasciò Palermo all’alba, senza salutare nessuno. La donna abbandonò il vicolo e andò a sedersi davanti al mare, ogni sera, nello stesso punto. Pregò che il vento facesse il resto. E una notte le sue suppliche vennero ascoltate: le onde se la portarono via.
Nessuno era al loro fianco mentre se ne andavano. Nessuno li accarezzò, nessuno gli fece coraggio. Solo la città, con il suo silenzio, sembrò trattenerli per un istante.
Ma fu solo un istante... poi li lasciò andare.
Palermo è La città degli Addii.