04/08/2026
🌐COMUNICATO STAMPA
Ragazze e ragazzi: le città possono scegliere
💥Una riflessione, alla luce delle recenti novità normative che riguardano le nuove generazioni.
Il presente comunicato inaugura una serie di riflessioni con cui il Movimento Educativo della Città di Palermo intende leggere i principali cambiamenti sociali e normativi attraverso il "Patto per una Città che Educa", offrendo alle istituzioni e alla cittadinanza uno sguardo orientato allo sviluppo umano, alla prevenzione e alla corresponsabilità delle comunità.
👉Ogni volta che il Paese cambia le regole che riguardano ragazze e ragazzi, le città sono chiamate a interrogarsi sul proprio ruolo educativo.
Negli ultimi mesi sono intervenute, o sono attualmente in discussione, importanti novità normative. È stato presentato un disegno di legge che propone di modificare il sistema dell'imputabilità degli adolescenti tra i 14 e i 18 anni, introducendo una presunzione di capacità di intendere e di volere, salvo prova contraria. È inoltre in discussione una modifica dell'art. 13 della legge 7 aprile 2017, n. 47 (Legge Zampa), che prevede di ridurre da 21 a 19 anni l'età massima del prosieguo amministrativo per i ragazzi e le ragazze stranieri arrivati soli in Italia. A ciò si aggiunge la riforma dell'art. 25 del Regio Decreto Legge 20 luglio 1934, n. 1404, operata dalla legge 17 maggio 2024, n. 70, che ha modificato il procedimento di intervento educativo del Tribunale per i minorenni.
Come Movimento Educativo della Città di Palermo non intendiamo entrare nella contrapposizione politica sulle singole scelte legislative. Vogliamo invece contribuire a una riflessione pubblica sul ruolo che le città possono e devono assumere nella crescita delle ragazze e dei ragazzi.
Pensiamo a tre situazioni concrete.
🔴Marco ha 15 anni e commette un reato. Oggi il giudice deve verificare caso per caso se Marco fosse realmente capace di comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi. La proposta di riforma prevede invece che si parta dal presupposto che Marco sia capace di intendere e di volere, salvo che venga dimostrato il contrario.
🟢Amina ha 19 anni. È arrivata in Italia da sola quando era ancora minorenne. Oggi il Tribunale per i minorenni può autorizzare, nei casi previsti dalla legge, il prosieguo amministrativo fino ai 21 anni per accompagnarla verso l'autonomia. La proposta di modifica ridurrebbe questo accompagnamento fino ai 19 anni, interrompendo per molti ragazzi e ragazze un percorso proprio nel momento più delicato del passaggio alla vita adulta.
🟤Luca ha 16 anni. I suoi genitori non riescono più a gestire una situazione educativa sempre più difficile. Prima della riforma dell'art. 25, anche i genitori potevano rivolgersi direttamente al Tribunale per i minorenni per chiedere un intervento educativo. Oggi il procedimento può essere attivato dalla Procura minorile: i genitori restano parte del percorso educativo, ma non possono più promuoverlo direttamente.
💥Sono tre vicende diverse. Non esprimiamo qui un giudizio sulle singole norme. Ci chiediamo, però, quale direzione esse indicano alle nostre comunità e quale responsabilità affidino alle città.
Nel loro insieme, le recenti riforme approvate e le proposte normative attualmente in discussione sollecitano una riflessione su un possibile riequilibrio tra intervento educativo e risposta sanzionatoria, riducendo alcuni spazi di accompagnamento preventivo e rafforzando strumenti che intervengono quando il disagio si è già manifestato. È una tendenza che merita di essere osservata e discussa, perché interpella direttamente il ruolo educativo delle comunità locali.
È da questa convinzione che nasce il Patto per una Città che Educa.
Una Città Educativa non rinuncia alla responsabilità, né mette in discussione il valore della legalità. Al contrario, considera responsabilità, legalità e sicurezza il risultato di un investimento continuo nelle persone, nelle relazioni e nelle comunità.
Per questo il Patto propone di spostare lo sguardo: non limitarsi a intervenire quando emerge il disagio, ma costruire ogni giorno le condizioni dell'agio, dello sviluppo umano e della partecipazione. Una città educa quando investe nelle famiglie, nella scuola, nei servizi, nella cultura, nello sport, negli spazi pubblici, nelle relazioni di cura e nelle opportunità offerte alle nuove generazioni.
✅Le città non scrivono le leggi dello Stato. Possono però decidere ogni giorno se limitarsi ad amministrarne gli effetti oppure costruire comunità capaci di educare.
Per questo il Movimento Educativo della Città di Palermo invita istituzioni, scuole, università, Terzo Settore, comunità educanti e cittadini ad aprire una riflessione condivisa: quale città vogliamo costruire per le nostre ragazze e i nostri ragazzi?
‼️Perché il futuro delle ragazze e dei ragazzi non si costruisce quando interviene una norma.
Si costruisce molto prima, nelle città che scelgono di educare.
✅ Firma il patto:👇
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