09/03/2026
8 marzo 2026
In questa marea sconfinante e irriverente uniamo le nostre voci per ribadire la nostra lotta costante contro le frontiere, ogni forma di oppressione e confinamento. Quando parliamo di libertà di movimento da una prospettiva transfemminista abolizionista, non stiamo chiedendo semplicemente più diritti. Stiamo mettendo in discussione l’intero sistema che decide chi ha libertà di muoversi e chi deve essere fermatə e rinchiusə, chi può vivere e chi può essere sacrificatə.
Il confine è un dispositivo politico attivo che produce violenza, controllo, punizione e morte. In questo quadro, le frontiere, i CPR, le carceri, i centri di detenzione amministrativa, fanno parte di un unico sistema di gestione e contenimento dei corpi razzializzati, persone povere, q***r, trans, attivistə e compagnə, persone non conformi all’ordine dominante.
Il transfemminismo ci insegna a guardare al potere nelle sue intersezioni. Il controllo sistematico delle persone in movimento non è separato da logiche patriarcali, dall’eteronormatività e dal sistema capitalista. L’abolizionismo ci offre una chiave di lettura chiara: carceri, CPR e confini non sono soluzioni, sono strumenti di governo della povertà e della razzializzazione. Non proteggono, non risolvono, non trasformano. Producono isolamento, trauma, precarietà. Producono morte.
Nel Mediterraneo, negli ultimi mesi, più di mille persone hanno perso la vita. Non è una fatalità. È il risultato di politiche deliberate.
Allo stesso tempo, il proliferare di conflitti armati di natura imperialista e la repressione dei movimenti di resistenza in giro per il mondo sono altri strumenti di disciplinamento che rinforzano le logiche di confine: denunciamo l’uso della guerra come strumento coloniale, la solidarietà selettiva che produce ulteriori gerarchie morali, il silenzio complice dei governi.
Dobbiamo sempre di più rafforzare e tessere reti di supporto e alleanze, basate sulla cura collettiva e sulla solidarietà diretta, contro e oltre ogni confine. Non solo abbattere e denunciare la violenza dei sistemi di dominio, ma sviluppare pratiche radicali di trasformazione e liberazione.
Vogliamo un mondo in cui tuttə siamo liberə!