27/03/2025
DIO, PATRIA E CURATELA.
La mia bandiera è grande, centrale e ingombrante, come lo sono i curatori oggi, ombre imponenti che, tra opening e nomi in locandina, dominano la scena con la grazia di sovrani assoluti.
Il dado è tratto: solo con il sigillo del curatore la mostra può esistere.
Il culto della personalità è imposto con la stessa solennità di un leader autoritario che ricorre all’estetica di potere, di rigidità e di controllo. L’artista è ormai ridotto a mero ingranaggio della macchina curatoriale, utile ma non indispensabile.
Il mio manifesto altro non è che puro atto di liberazione reso necessario dal peso di dinamiche che, per troppo tempo, mi hanno fatta sentire inadatta, fino ad allontanarmi dal mondo dell’arte. Ho sentito l’urgenza di riappropriarmi dei miei spazi e di ricostruire dimensioni libere da meccanismi che non mi appartengono. Sono tornata, ma non smetto di sperare che un giorno la produzione artistica torni al centro e i curatori, con suprema saggezza, arretrino di qualche passo, magari dieci, per un miglior effetto scenico.
Dopotutto, se qualcuno non ci avesse ancora riflettuto, è l’artista a rendere possibile l’esistenza del curatore, e non il contrario. Senza Alongi, questo ritratto non sarebbe esistito.
Progetto di Ilaria Cascino e Gabriele Alongi