02/03/2026
Ho aperto gli occhi ed era buio.
Li ho chiusi e la paura
era ancora lì.
A forza di strizzarli,
quegli occhi agitati,
sono emerse immagini da un
abisso che porta un nome
scuro come la notte;
immagini impresse nella mia retina.
Lì c'è la legge barbuta e arrogante,
l'imperativo che non trova obbedienza;
la mia animalità,
mostro quadrupede e informe
che squittisce e ferisce.
Ci sono i tribunali che mi abitano
che continuano a produrre sanzioni,
i loro gendarmi e la città verticale
che non so attraversare.
C'è il vuoto nero
e quello sguardo che è desiderio.
C'è anche la mia femminilità, però,
che mi dona una percezione dolce del mondo.
Così, aperti gli occhi,
la retina impressa può accogliere luce.
Qui c'è la meditazione che
silenziosamente
conduco
e gli incontri che
finalmente riescono a trovar voce.
C'è il sorriso di Marta Argerich
che mi ha fatto piangere;
la sua Polacca eroica e
quei cinque secondi di
profumata autenticità.
C'è un cantiere aperto e rumoroso,
uovo caldo di covata,
ventre morbido e
utero fecondo.
La tristezza diventa
carezza di ciò che è stato,
il buco nella rete
lascia entrare
gigli
e
gioia.
24x30 tempera su tela