david roccaro

david roccaro illustrazioni, disegni e pensieri scarabocchiati

Quand'ero piccolo,di un'infanziache non richiede pensiero,costruivo ponti di carta.Con un ciuffetto biondoe l'occhio blu...
04/04/2026

Quand'ero piccolo,
di un'infanzia
che non richiede pensiero,
costruivo ponti di carta.

Con un ciuffetto biondo
e l'occhio blu, le mie
piccole mani univano così
le piante che la mamma,
ricordo, teneva in casa.

Era l'estate e il caldo
riempiva le mie narici
che, indispettite dal sudore,
annusavano senza volerlo
un gelsomino
che abitava il balcone.

Il mio gioco era per le formiche
e quei ponti lì mi rendevano felice
a ogni loro attraversare zampettando.

Forse così, mi dico, ho imparato
a temere gli abissi,
quei vuoti che tutto attirano giù.
Così forse ho sentito
che un sottile foglio di carta
e le mie formiche mentali
potessero colmarli
e tenermi per mano.

È, però, proprio così che
quelle pruriginose zampette
hanno contaminato
ogni spazio.

Oggi, invece, che il muscolo è forte
e non è ancora estate,
il mio viso, folto di pelo, diventa
finalmente meno serio.
E quell'occhio blu, bagnato d'azzurro,
che con compassione guarda e rimane,
prepara per i succhi gastrici
polpette di insetti.

Allora, da piccolo,
quei ponti lì mi rendevano felice
e scattavo di gioia nelle mie
stagioni, mentre minuscoli aeroplani
tagliavano delicati cieli senza nuvole.

Adesso, invece, sento che serenità arriva
dal lasciarle andar via
le formiche mentali,
ché senza ponti di carta
fa più paura il vuoto sì,
ma loro muovono libere e leggere.

Così, soprattutto,
senza più loro nella testa,
nel corpo sento
che gli abissi non uccidono,
sono spazi nuovi da abitare.
E collage di fogli colorati.

30x40 acrilici su tela
L'opera è disponibile. Per info contattare in privato.

Ho aperto gli occhi ed era buio.Li ho chiusi e la pauraera ancora lì.A forza di strizzarli,quegli occhi agitati,sono eme...
02/03/2026

Ho aperto gli occhi ed era buio.
Li ho chiusi e la paura
era ancora lì.
A forza di strizzarli,
quegli occhi agitati,
sono emerse immagini da un
abisso che porta un nome
scuro come la notte;
immagini impresse nella mia retina.

Lì c'è la legge barbuta e arrogante,
l'imperativo che non trova obbedienza;
la mia animalità,
mostro quadrupede e informe
che squittisce e ferisce.
Ci sono i tribunali che mi abitano
che continuano a produrre sanzioni,
i loro gendarmi e la città verticale
che non so attraversare.
C'è il vuoto nero
e quello sguardo che è desiderio.

C'è anche la mia femminilità, però,
che mi dona una percezione dolce del mondo.

Così, aperti gli occhi,
la retina impressa può accogliere luce.
Qui c'è la meditazione che
silenziosamente
conduco
e gli incontri che
finalmente riescono a trovar voce.
C'è il sorriso di Marta Argerich
che mi ha fatto piangere;
la sua Polacca eroica e
quei cinque secondi di
profumata autenticità.
C'è un cantiere aperto e rumoroso,
uovo caldo di covata,
ventre morbido e
utero fecondo.

La tristezza diventa
carezza di ciò che è stato,
il buco nella rete
lascia entrare
gigli
e
gioia.

24x30 tempera su tela

Indirizzo

Palermo

Sito Web

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