Il culo del piccione

Il culo del piccione ﺐﺐIL C**O DEL PICCIONEﺐﺐ▄▄MOSTRA FOTOGRAFICA▄▄ ﺐﺐ
autore: Enrico Unterholzner

ﺐﺐIL C**O DEL PICCIONEﺐﺐ
▄▄MOSTRA FOTOGRAFICA▄▄

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autore: Enrico Unterholzner Romanzi pubblicati: "Il Paleocalcio", "U e i confini dell'immaginabile", Lo stagno delle gambusie"ﺐﺐ

Si fa presto a dire: "Vera montagna!Bazzico le montagne da sempre, qualcuno direbbe che sono un appassionato. In questi ...
16/07/2024

Si fa presto a dire: "Vera montagna!
Bazzico le montagne da sempre, qualcuno direbbe che sono un appassionato.
In questi incontri veri o mentali con questi luoghi in altitudine ho spesso incocciato iconiche visioni sulla montagna espresse da altri, qualche volta provando stupore.
Recentemente in una descrizione di un percorso di trekking nel feltrino, l'esperto concludeva con qualche cosa del tipo: "non aspettatevi masi fioriti e ristrutturati per turisti o cime arrossate, questa è vera montagna. Ho fatto quel percorso fra minuscoli borghi mezzi abbandonati, qualche pezzo di sentiero dove ho dovuto aprirmi la strada fra ortiche, poi sottobosco lungo una mulattiera e viste di cime rocciose e verdi di bassa quota.
Si, si può dire, forse, che qualche cosa che ha a che vedere con una certa autenticità si poteva raccogliere, lungo il cammino, ma occorreva sforzare l'immaginazione. Sicuramente questo richiamo alla "vera montagna" ha riportato a galla pezzi di esperienze raccolte qua e là, casualmente e che hanno a che vedere con questa dissertazione. Vale la pena raccontarle.
Non so bene da dove cominciare, diverse occasioni possono trovar posto, a mio avviso tutte interessanti.
Comincio con le mucche. E perchè no! Le mucche non sono un simbolo indissolubile della montagna?
C'è un sentiero che parte da Castelrotto in trentino e porta a un bucolico e minuscolo borgo che si chiama Tagusa. A occhio non si contano dieci case. Lungo una stradina che porta alla chiesa si incontra una casetta tutta fiorita che osservando bene è, dico bene, un museo. Un museo li? Si, e interessante pure. Si scopre che quella casetta era la scuola. Le foto d'epoca rivelano che in quel buco di posto, a metà del ventesimo secolo, vivevano almeno una cinquantina di scolari, bambini. Chissà se ora c'è ne è uno? E su questo fattore demografico ci torneremo.
Poi racconta delle mucche. Un secoletto fa, forse qualche anno in più, si viveva lassù di agricoltura e gli animali erano maiali, capre, non ricordo menzioni a galline. Ma le mucche no. Si spiega espressamente che le autorità, in un certo periodo, fine '800, inizio '900, hanno sollecitato la transizione da un'economia agricola in difficoltà a un'economia basata sull'allevamento, di mucche in particolare. Poco alla volta sono arrivate. I campi sono stati abbandonati.
Un caso? No, perchè in un Hotel a Champorcher in Valle d'Aosta mi capita in mano un librone fantastico di una storica che racconta quella località dal medioevo in poi e, sorpresa, la storia è identica, le mucche sono arrivate, se va bene, da poco più di un secolo. Si tenevano i maiali in mezzo alle querce, capre ovunque, si coltivava segale, avena, orzo. Frumento? Nemmeno l'ombra.
La segale è tipica del nord europa? Il pane nero è tirolese? Macchè, in tutt'italia in quota si coltivava segale ovunque e anche grano saraceno, il pane nero era la regola, poi nel dopoguerra tutto è scomparso, cambiato. Si è persa la memoria.
Chi cammina percorrendo sentieri montani anche a quote più basse vedrà terrazzamenti ovunque, dove ora crescono abeti rossi che hanno una cinquantina di anni circa, cresciuti perchè in generale piantati, proprio dal momento dell'abbandono.
Sopra a ponte Stel, zona Caoria, Lagorai, in un luogo ameno dove devi camminare due ore per arrivarci, ho incontrato un signore che è uscito da una piccola malga, mi ha indicato intere abetaie spiegandomi che lì c'erano campi dove suo nonno lavorava e ha fatto in tempo a faticare un pò anche suo padre.
La montagna un secola fa era tutta un'altra cosa, molto abitata, piena di bambini, si sentivano canti e urla, si faticava, coltivata fin dove si poteva, solcata da rogge, ricca di mulini funzionanti, animata da maiali e capre.
L'iconica mucca montana? Un simbolo moderno come il rosso Babbo Natale della Coca Cola.
Se il concetto di "vera montagna" ha un connotato storico e frutto di tradizioni, allora quei borghi mezzi abbandonati nel Feltrino non possono certo assumere quel ruolo ricercato. Però possono meglio aiutare la mente ad immaginare gli echi di luoghi pieni di vita semplice, di lavoro, di carretti e fienili, rispetto al contesto ristrutturato per il turismo che domina il territorio alpino.
Un giorno ascoltavo un canale radio e il conduttore, romano de Roma, dialogava con una guida forestale o naturalistica operante in trentino. Confessava che lui andava al mare piuttosto che in quota, ma si contorceva languidamente in lodi sperticate rivolte a quelle zone dove la guida si muoveva. Non poteva trattenersi dal ripetere ossessivamente la parola "incontaminato".
Devo raccontare che un giorno mi trovavo in mezzo alle foreste casentinesi, che sono mille volte più selvagge del trentino. Ero in una stanza all'interno di qualcosa che assomigliava a un B&B. Prima di addormentarmi ho visto un libricino sul comodino, chiaramente vecchio e consunto. Si intitolava: "Storia delle foreste casentinesi". Ho dormito poco quella notte. Non volevo credere a quello che leggevo. Quei boschi che avevo attraversato in giornata erano stati determinati, rimaneggiati, gestiti, cambiati decine di volte nel corso dei secoli. C'era pure un personaggio a cui le autorità avevano affidato le foreste, tedesco, che poi aveva assunto un nome italiano, Francesco mi pare, che aveva piantato castani dappertutto, prima assenti. Si capiva che in alcuni periodi aumentavano determinate specie, perchè così era stato deciso, in altri altre. Quello che è presente oggi è il risultato di questa evoluzione del tutto poco spontanea. E il trentino incontaminato? Si cominci pure a ridere.
Il trentino è incontaminato come il centro di Milano, ne più e ne meno. Tutto in trentino è programmato, gestito rigorosamente, deciso. La differenza con Milano è che là si gestisce cemento, impianti, opere tecniche, in Trentino boschi, prati, campi d'erba, laghetti. Tutto gestito meravigliosamente e minuziosamente. Nulla è lasciato all'autodeterminazione della natura. Per trovare qualche cosa di incontaminato bisogna raggiungere le pareti rocciose, dove comincia il pino mugo, sopra non c'è stato mai grande interesse a intervenire. Anche perchè non c'è quasi nulla, se non rocce. Forse, per il piacere del conduttore radio romano de Roma sono più incontaminati quei giardini nella capitale che si trovano ovunque, pieni di pini domestici, erba alta, sentieri terrosi, non proprio curati alla trentina, anzi piuttosto trascurati.
Ma quale è l'altra icona della montagna? La pineta giusto? Dappertutto pinete, che poi sono abetine e, per la precisione, principalmente abeti rossi. Quando ho spiegato a un amico amante delle valli zona Fiera di Primiero che quella specie arborea è alloctona ha dato segni di depressione. In un libro autorevole il peccio, altro suo nome, si asserisce che sia stato portato nel medio evo, ma sicuramente qualcuno dirà diversamente, certamente è un ospite che è arrivato qua come l'alianto, la falsa acacia e altri ospiti.
Qualcuno dirà: "il peccio è stato portato e si è adattato, soppiantando le altre specie.. ". E bravo il nostro albero!
No, la storia è un'altra. Il peccio cresce veloce, dritto e il suo legno è estremamente versatile per utilizzi industriali. Quindi? Ovvio l'uomo l'ha piantato e seminato ovunque, come il prezzemolo e si continua a farlo. Quando è arrivata la tempesta Vaia gli abeti rossi sono caduti come mandala tibetani, perchè il peccio ha radici superficiali poco adatte ai nostri terreni. I nostri abeti bianchi autoctoni hanno in generale tenuto e così i faggi, i pini silvestri, i cirmoli, i larici, ma i pecci hanno ceduto come birilli.
La natura e la logica avrebbe selezionato le piante più resistenti. Ma l'uomo no. Almeno in alcune zone. Nell'altipiano di Asiago mi è stato riferito che si procederà alla piantumazione "economica", così viene chiamata, ovvero quella dell'abete rosso. In altre zone hanno accettato la lezione della natura e pianteranno specie miste.
Come sarebbero i boschi montani se non ci fosse l'intervento della onnipresente mano umana? Sicuramente si potrebbe incontrare una biodiversità maggiore, ci sarebbero più latifoglie, per esempio una volta erano presenti degli splendidi tassi, praticamente scomparsi, ma anche ontani grigi, più frassini, ciliegi selvatici e altro. Naturalmente anche le conifere nostrane. Un bosco più luminoso, arioso.
Insomma, tutto è stato alterato per secoli e in maniera radicale di recente e non credo proprio sia diffusa una consapevolezza a proposito.
Sembra proprio che i turisti che raggiungono a piedi il rifugio in quota, dove ci si rilassa con polenta e salcicce, guardino il panorama dei verdi pascoli convinti che sia davvero un luogo incontaminato e, perchè no, mozzafiato.
Piace anche a me, confesso, salire in quei posti, perchè è salutare comodo, rilassante, sicuro, soprattutto se hai famiglia.
Ma è come se fossi immerso in un certo tipo di Gardaland, un grandissimo e bellissimo parco, prolungamento delle logiche della città. Di rado percepisco di sfiorare qualche valore che risale da una montagna che non c'è più e mai in quei posti, piuttosto quando cammino per borghi poco frequentati e a bassa quota. Qualche cosa la mente riesce a raccoglierla,

Quanto è il valore dei complottisti? [Serie: "Luogo del mio pensiero"]Un pensiero che trovo convincente parte da alcune ...
12/12/2021

Quanto è il valore dei complottisti? [Serie: "Luogo del mio pensiero"]
Un pensiero che trovo convincente parte da alcune letture relative a studi sull'evoluzione e sulla cosiddetta complessità della società.
Potrei partire dalla constatazione che la complessità della società consente, abbastanza agevolmente, di costruire disparate teorie sulla quasi totalità degli argomenti, arrivando a conclusione assolutamente diverse e che in qualche modo si reggono in piedi. In altre parole la mente individua mattoni, sostegni, travi e qualsiasi materiale necessario per costruire i più pittoreschi castelli teorici e poi difenderli. Fra le migliaia di miliardi di informazioni basta selezionare quelle che consentono buoni incastri e i risultati possono essere sorprendenti. Vista l'ampia possibilità di materiale a disposizione non c'è nessuna ragione per cui le persone non siano attratte da quei costrutti che meglio si adattano al proprio carattere e al proprio rapporto con il mondo, oltre che con se stessi. E dall'essere attratti da qualcosa e acquistarla il passo è breve. Poco c'entra il livello intellettivo e culturale. Se poi aggiungiamo che si tende ad indentificarsi con le idee indossate si capisce anche perché risulti ostico cambiarle, perchè sarebbe come mettersi in discussione.
Quindi è centrale l'approccio alla vita per sposare opinioni, molto meno decisive sono le capacità personali e ancora meno dati e informazioni.
Semmai una mente fervida può riuscire a scovare ancora più materiale da elaborare e quindi ad arrivare a risultati ancora più sorprendenti.
Nel vasto gruppo dei complottisti e dintorni, quindi dai no-vax, alle sette religiose, ai terrapiattisti, si può quindi trovare di tutto, comprese persone brillanti e preparate. Un aspetto da tener presente è che la complessità potrebbe ingannare anche la persona più sobria, più informata, più intelligente, più legata a fonti tradizionali e collaudate. O meglio, la sua visione potrebbe rivelarsi perdente nei confronti del più screditato fra i pensatori. Naturalmente succede di rado.
Se è difficile pensare che la Terra risulti alla fine piatta, non è detto che fra le migliaia di teorie ridicole, pazzesche, improbabili, qualcuna sia destinata a stupire e mettere sotto scacco il pensiero più comune e accettato.
D'altra parte la maggior parte delle scoperte avviene per caso e molti "matti" nella storia si sono poi rivelati dei geni. Ho detto geni? Credo che alcuni fra questi, così diventati col senno di poi, siano persone normali che hanno abbracciato teorie percepite dai più come strampalate e che per una certa casualità e fortuna si siano poi rilevate esatte.
Mi è giunta voce che qualche no-vax abbia sostenuto che i vaccinati moriranno tutti a breve. E' un'evento che si ritiene essere estremamente improbabile, ma non possiamo assegnare uno zero assoluto. Se si verificasse, quanto meno in parte, avremmo a che fare con altri nuovi geni che passeranno alla storia.
E qui veniamo a un punto. Una certa effervescenza mentale che sviluppi moltitudini di idee di tutti i generi, improbabili, trasversali alle classe sociali, al livello culturale, può essere un fenomeno sano allo sviluppo della società, anche se poi la stragrande maggioranza di queste si rivelerà del tutto priva di consistenza: qualcuna, prima o poi, per merito o per caso farà fare un passo avanti all'umanità.
Mi viene in mente un esempio storico fra i tanti: Cristoforo Colombo e la sua corsa verso l'India. Se ci fosse stato mare al posto del continente americano, come si pensava, sarebbe stato uno fra i morti, ricordati per qualche anno solo da chi perso denaro nell'impresa, basata su presupposti sbagliati. Ma quanti sono stati i pazzi furiosi partiti su vascelli alla ricerca di nuove terre e dimenticati in fondo al mare? Centinaia? Migliaia? Sarebbe corretto dire che il merito della scoperta dell'America è di tutti questi e Colombo è solo un loro rappresentante fortunato.
La questione centrale è che un'idea fortunata o buona vale da un punto di vista dell'evoluzione culturale migliaia di idee sbagliate, migliaia di morti per nulla, vale f***e di visionari che si lanciano pensando di volare e si schiantano al suolo.
La follia è un'arma vincente ben presente dell'homo sapiens. Ma se è un'arma vincente allora la follia è anche saggezza. Mi permetto allora di utilizzare il termine follia impropriamente e intenderla con un'accezione positiva, come il cugino buono del caos.
E allora cosa dovrebbe fare una società affinché sia presente una sana effervescenza mentale? favorirla? Non è affatto detto. Una società ha bisogno di integrazione, coesione sociale, adesione alle regole, organizzazione. In sintesi ha bisogno di equilibrio ma anche di una certa dose di squilibrio. Perché lo squilibrio mescola le carte generando nuovi equilibri, normalmente migliori. Probabilmente da qualche parte esiste una ricetta con le dosi ottimali di adesione sociale e antagonismo, ma al momento nessuno è mai andata a cercarla.
Qualcuno potrebbe sostenere che gli squilibri si generano da soli perché la follia non ha bisogno di grandi aiuti per crescere rigogliosa, quindi uno stato ha il dovere e la necessità di imbavagliarla il più possibile. Perché no, il ragionamento può calzare. Anche il suo opposto naturalmente. Forse il gioco sano sta nel tentare di reprimere per quanto sia possibile quella sana effervescenza. Se il complottismo ha un valore, usando questo termine nella più ampia accezione possibile, e ne ha eccome, allora è bene reprimerlo. Ma non troppo. Bello no?
In ogni caso, ragazzi, è uno spettacolo!

29/10/2021

"La porta nel fiume" apre il tema della "non centralità della Terra".
Galileo, Copernico e altri uomini di pensiero dimostrano che il nostro mondo gira attorno al Sole e non viceversa. Si scoprirà poi che il Sole stesso è un rovente granellino di polvere in una galassia che a sua volta è una minuscola parte dell'universo. Tuttavia se la centralità della Terra astronomica è seppellita, permane una sua centralità che potremmo definire culturale. Prova ne è che si usa il termine extraterrestre per indicare le forme di vita di altri mondi. Extraterrestre che significa tutto ciò che sta fuori dal nostro globo, ovvero un'immensità che sovrasta la pressochè nullità di ciò che è terrestre. Ma come si fa a chiamare extra il quasi tutto e intra il quasi niente? Si può spiegare solo con una inconsistente, se non patetica, percezione di una centralità culturale della Terra.
Vero, non riusciamo a vedere, non riusciamo a capire, non sappiamo nulla della vita al di fuori del nostro chicco di sabbia. Siamo in generale restii a dare valore a tutto ciò che non controlliamo con i nostri sensi o i nostri calcoli. Ma è un problema nostro, è un limite nostro, non di chi sta fuori. Ora che abbiamo capito la nostra marginalità astronomica dovremmo cominciare a ragionare in maniera diversa. "La porta nel fiume" tocca più volte questa discussione, esplicitamente, implicitamente.

Incontro con l'autore: https://www.facebook.com/events/618259336205963?acontext=%7B"event_action_history"%3A[%7B"surface"%3A"page"%7D]%7D

Prenotazione obbligatoria: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeGSCmg423--0uLTNJjxsPCsGGKbFW3xTE3mPjqapmBq0Dczw/viewform

"Non vi è nessuna prova che...":  il sacro verbo del raggiro perfetto.  Soprattutto in questi mesi covid, ma da sempre, ...
27/08/2020

"Non vi è nessuna prova che...": il sacro verbo del raggiro perfetto.
Soprattutto in questi mesi covid, ma da sempre, raccolgo con un'irritazione profonda articoli, in particolare provenienti da fonti ritenute affidabili: professori universitari, giornalisti, opinionisti etc. che fanno ampio uso della frase "non vi è alcuna prova che...", spesso seguita da allarmi sulla presunta falsa informazione. Intendiamoci, siamo invasi da falsa informazione e da idee prive di senso che si propagano in internet. Ma chi scrive "non vi è alcuna prova che..." compie un'operazione fortemente scorretta e occorre capirlo per difendersi da questi venditori di fumo vestiti in doppio petto. L'operazione mediatica sottostante è evidente: cercare di confondere il lettore inducendolo alla conversione istintiva del "non c'è nessuna prova che" nel "è priva di alcun fondamento". Due concetti completamente diversi.
Intanto se esistesse una prova parleremmo di un fatto accertato, quindi vero al 100%. L'arma del delitto è stata trovata, per intenderci. Se invece una prova non esiste parliamo di un'ipotesi di cui occorre pesarne l'attendibilità.
Esempi. La quasi totalità degli scienziati ritiene che ci sia vita nell'universo al di fuori della Terra, ma non esiste alcuna prova. La maggior parte degli scienziati ritiene valida l'ipotesi del Big Bang, ma non esiste alcuna prova. Molti ritengono che esista Dio, ma non c'è nessuna prova. Quindi?
Stiamo parlando di lana caprina? Non credo proprio. Siamo di fronte a tecniche di lavaggio del cervello organizzate a tavolino, che funzionano bene e che si pongono come obiettivo la cancellazione di idee scomode, vere e strampalate che siano, evitando di affrontare davvero la questione. Un ricercatore autorevole della verità non utilizza mai queste locuzioni ma argomenta, soppesa, arricchisce di informazioni la discussione.
Morale: proviamo ad imparare a difenderci dai veri falsi fattucchieri.

Foto: il piccione è servito

Capita che negli anni ho guardato questa mia pagina domandandomi: cosa ne faccio? come si guarda un bell'oggetto che sta...
27/08/2020

Capita che negli anni ho guardato questa mia pagina domandandomi: cosa ne faccio? come si guarda un bell'oggetto che sta sulla scrivania ma che è d'impiccio. E' stata una mostra che ha avuto la sua storia, replicata in più contesti. Si dice che ogni cosa abbia una fine, ma dopo un decennio abbondante si aggiungono followers e non mancano mai visitatori. Allora che farne? Ho pensato di farne un luogo del mio pensiero: una foto di un c**o di piccione ed ecco un pensiero. Del resto ho sempre pensato che il c**o del piccione sia un ottimo punto d'osservazione della realtà. Potrebbe essere un sistema rapido per far scappare a gambe levate i followers, ma conto sulla mia pigrizia: capiterà così di rado che molti non se ne accorgeranno. Per chi invece ha una sorprendente e imprevedibile, seppur velata, considerazione nei miei confronti sarebbe consigliabile un bel mi piace. Scriverò, forse e se ne avrò voglia, di quei pensieri che ti stanno in testa e ti da fastidio contenerli dentro la tua gabbia cranica. Che sia concesso anche a loro un'uscita nel luogo di nessuno.

Da oggi è disponibile un catalogo della mostra, così come è apparsa la prima volta nel Parco Regionale dei colli Euganei...
16/03/2016

Da oggi è disponibile un catalogo della mostra, così come è apparsa la prima volta nel Parco Regionale dei colli Euganei, sia su cartaceo che on-line (immagine sotto). Ritengo che sia un modo per dare un'idea più completa, quanto meno dal punto di vista artistico.

Il senso di una mostra sul “lato B del piccione”. La mostra “Il c**o del piccione” è per l’autore Enrico Unterholzner, in arte Heini, una sfida e una sorpresa. La sfida consiste nel creare emozioni a partire della parte meno nobile dell’uccello più disprezzato: “il piccione”, la sorpresa è scoprire…

Il c**o del piccione ha contaminato o meglio deliziato, ancora una volta, il torinese, questa volta a Cascina Roccafranc...
24/11/2015

Il c**o del piccione ha contaminato o meglio deliziato, ancora una volta, il torinese, questa volta a Cascina Roccafranca. Un mostra dove il lato B del pennuto ha pervaso le menti dei visitatori, stimolando le più pervicaci fughe di pensiero. Il c**o del piccione è stato elevato all'uovo di colombo del nuovo millennio. Presto qui, in questo spazio virtuale, arriveranno altre folate di aria satura di notizie. La distilleremo, ve lo assicuro.

Questa mostra sembra eterna. Fatta per la prima volta nel 2009 è stata richiesta a fine 2014 a Torino. Continuano ad arr...
17/03/2015

Questa mostra sembra eterna. Fatta per la prima volta nel 2009 è stata richiesta a fine 2014 a Torino. Continuano ad arrivare visitatori sulla pagina facebook. Mi è sembrato giusto dare qualche cosa di più, aggiungendo foto successive o che non sono state inserite nella prima rappresentazione ufficiale.

Carissimi amici e nemici.La mostra concettuale "Il C**o del Piccione", torna in mostra a Torino all'interno dell'evento ...
04/11/2014

Carissimi amici e nemici.
La mostra concettuale "Il C**o del Piccione", torna in mostra a Torino all'interno dell'evento “Gli indesiderabili”, organizzato dalla LAV nazionale di Roma, dal 17 novembre fino al 17 dicembre.
Può essere un'occasione per chi non l'avesse mai vista dal vivo: tutt'altra cosa, altre emozioni. Alcune foto, come di consueto, saranno accompagnate da testi che stimolano il pensiero.
"Gli indesiderabili" apre un dibattito a proposito di animali ritenuti indesiderati come la nutria, il cinghiale, il gambero rosso della Luisiana, ovviamente il piccione etc. L'evento sarà a Torino presso le sale dell'URP di via Arsenale 14/G.

Ecco come è stata esposta la collezione. Japan agosto 2011 9-14
10/02/2012

Ecco come è stata esposta la collezione. Japan agosto 2011 9-14

Il papà del "C**o del piccione", Enrico Unterholzner è approdato a Tokyo con la mostra cittadina: "Digital art". L'event...
10/02/2012

Il papà del "C**o del piccione", Enrico Unterholzner è approdato a Tokyo con la mostra cittadina: "Digital art". L'evento si è tenuto in agosto dal 9 al 14 2011. Nell'occasione è stata esposta la collezione "Arrivi dalla città". I giapponesi hanno avuto modo di apprezzare un certo tipo di elaborazione digitale più vicina a espressioni concettuali figurative, figlie della nostra cultura europea. Per quanto concerne gli artisti locali l'impegno era orientato e elaborazioni che richiamano lo "stupefacente", il "fantascientifico". Un'esperienza sicuramente stimolante.

Indirizzo

Padua

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