Arte del Fare

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Redazione culturale e Centro di Formazione dell'accademia di Gestált LA BOTTEGA, fondata nel 2006 da Mimmo Ciavarelli, esponente Senior della Gestált Therapy Tradizionale.

Per la Gestalt la nevrosi nasce dal tentativo di evitare il dolore contenuto in ogni scelta reale, comprese quelle ben f...
04/06/2026

Per la Gestalt la nevrosi nasce dal tentativo di evitare il dolore contenuto in ogni scelta reale, comprese quelle ben fatte. Molti modi di evitare il dolore del pentimento: paralizzarsi, tornare sui propri passi, razionalizzarlo per sminuirlo, esaltare la bontà delle proprie scelte negandone i difetti. In tutti si perde qualcosa. Accogliendo senza paura anche la quota di dolore contenuta nello scegliere, paghiamo il prezzo per passare da vittime a protagonisti delle nostre scelte: intera, piena e ricca nella gioia nel dolore.

Tratto dalla puntata 5 di Gestalt Food – Arte del pentimento di Mimmo Ciavarelli disponibile sul suo canale Youtube

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Le parole per dirlo - Racconto n. 9Farsi piacere ciò che non piaceDI Mimmo Ciavarelli Il racconto tocca il tema dei conf...
26/05/2026

Le parole per dirlo - Racconto n. 9

Farsi piacere ciò che non piace

DI Mimmo Ciavarelli

Il racconto tocca il tema dei conflitti caratteriali. La soluzione proposta, solo apparentemente paradossale, mostra come favorire il processo di ristrutturazione, spontaneo e istantaneo, del campo in cui il conflitto si muove, condizione essenziale per la sua dissoluzione.

Qualche tempo fa, durante un viaggio in treno piuttosto noioso, m'imbattei in un curioso personaggio, un uomo di una certa età dall'aria gioviale. Seppur silenzioso, non dava l'idea di voler stare sulle sue, così, per passare il tempo, attaccai bottone. Come accade a volte con gli estranei disponibili, ci trovammo a parlare di argomenti di un certo tipo. "La felicità, caro Signore - gli dissi - sta tutta nel riuscire sempre a fare quel che ci piace". Lui mi guardò sorridendo come si fa con un bimbo che ha appena scoperto com'è il mondo: "Caro Signore - mi rispose con distaccata condiscendenza - Seppure ci riuscisse potrebbe sì essere felice, ma non completamente". "Perchè mai? -gli chiesi" Mi rispose prontamente: "Perché la sua presunta felicità sarebbe solo la dimostrazione che Lei non è libero. - Poi, abbassando la voce, fin quasi ad un sussurro - Chi non è libero non potrà mai essere veramente felice." Lo guardai sorpreso, e gli chiesi una spiegazione, che lui condensò in una frase che mi colpì oltremodo: "Vede, se Lei vuol essere felice, deve imparare a farsi piacere ciò che non Le piace." Sbigottito, mi lanciai in reiterate richieste di chiarimento di quello che mi sembrava lì per lì uno scherzetto, un paradosso. Per essere felice avrei dovuto imparare a non esserlo. Ma il brav'uomo, sempre con gentilezza, evase tutte le successive domande, rifiutandosi di fornire alcuna spiegazione alla sua affermazione. La mia stazione era ormai in vista e lo salutai raccattando il mio piccolo bagaglio. Scesi un po' turbato, ma fui ben presto catturato dalla mia vita quitidiana, scordando quell'incontro così inusuale. Solo tempo dopo mi ritrovai a ripensare a quelle parole che mi sembrarono nascondere qualcosa di meno banale di quel che sembravano. Stavo rincasando, quando sentii lungo le scale qualcuno che canticchiava allegramente. Era l'uomo delle pulizie intento a lavare i gradini, uno dopo l'altro, seguendo un ritmo evidente, con maestria ed efficacia. Un lavoro sicuramente faticoso e noioso, che tuttavia, e per me del tutto immotivatamente, mi sembrava gradire. Era questo che il mio compagno di viaggio voleva intendere? Ma no, mi risposi, a lui questo compito piaceva, non ne capivo il perchè, ma era evidente che stava solo seguendo la sua inclinazione e il suo diletto. Non avrebbe mai sofferto mentre eseguiva quel compito. Io invece non mi immaginavo affatto di poter fare quelle cose allegramente. Entrai a casa e mi diressi lentamente nel mio studio dove mi aspettava il solito disordine di carte e libri che affollavano senza motivo la mia scrivania. Ecco una cosa che assolutamente non mi piaceva: riordinare tutto quel trambusto. Non lo avevo mai voluto fare, né mi piaceva che altri lo facessero per me. Anche io in fondo seguivo la mia natura, sopportandone con malanimo e con lamenti, tutte le conseguenze. Mentre fissavo tutto quel disordine fui colto da uno strano e nuovo desiderio. Mi stava venendo voglia di riordinare tutto, ma non come una ineluttabile necessità, il cui unico esito, lo sapevo, sarebbe stato il procrastinare o il farlo solo superficialmente, o peggio di malavoglia. No, stavolta il desiderio di metter mano al caos che dilagava sullo scrittoio ingoiando con tenacia ogni angolo ancora libero non retrocedeva, anzi diventava ancor più grande. Cosa mi succedeva? Stavo desiderando ciò che non mi piaceva con una forza sconosciuta. Ogni resistenza sembrava svanita e, senza quasi accorgermene, cominciai a metter ordine. Dapprima timidamente, quasi toccando a caso gli oggetti, poi, con sempre più lena. Il desiderio non retrocedeva, anzi aumentava man mano che il lavoro procedeva, fino a trasformarsi in un vero piacere. Cominciai anche a canticchiare, proprio come l'uomo delle pulizie mentre lavava le scale. Passai molte ore, scordandomi del tempo che scorreva, e quando ebbi finito, mi allontanai dalla scrivania per ammirare l'opera compiuta. Mi sentivo un'artista che finalmente ha completato la sua creazione e la contempla soddisfatto. Una strana gioia mi prese e sentivo lacrime di commozione affacciasi ai miei occhi. Avevo compreso. Come era tutto semplice e ovvio: ero libero. Uscii dallo studio che era sera. Andai nel salotto e uscii sul balcone per prendere una boccata d'aria. Respirai a fondo e in silenzio ringraziai il mio sconosciuto compagno di viaggio. Mi aveva fatto dono della chiave della vita.

BESTIARIO DEI CARATTERI 1. Il mio carattere è un Ca****lodi Mimmo CiavarelliIl mio carattere è un ca****lo ferus. Dal Ka...
19/05/2026

BESTIARIO DEI CARATTERI

1. Il mio carattere è un Ca****lo

di Mimmo Ciavarelli

Il mio carattere è un ca****lo ferus. Dal Kazakistan, alla grande ansa del fiume giallo, non più di un migliaio di piccoli cammelli vivono in piccoli branchi di non più di venti unità sotto la guida di un maschio adulto. Vivono in libertà e senza padroni. Hanno tutte le caratteristiche dei loro cugini domestici. Sono forti, potrebbero trasportare enormi carichi, ma non lo fanno. La loro forza si riversa tutta nella gioia di vivere e nell'eleganza dell'incedere sicuro. Grandi camminatori, e veloci corridori all'occorrenza, coprono distanze sterminate per il gusto di farlo e per procurarsi acqua e cibo variegato a loro piacimento. Curano i piccoli, e gestiscono le relazioni senza delegare a nessuno queste bellezze della vita. Hanno poche esigenze e grande resistenza, così da avere tempo da contemplare e calma di farlo. La loro adattabilità agli ambienti è tutta fisica ed emotiva, senza grande intelletto da sviluppare di soverchio. Vivono di erba, senza ammazzare. Si difendono dai lupi con la forza del gruppo e accettano che la vita porti loro anche talvolta la morte. La loro longevità li fa più esperti e spesso sopravvivono ai loro predatori sempre affamati e ansiosi. Il mio carattere è un ca****lo ferus. Così paghi da essere intrappolati in se stessi, non vedono altra libertà che quella che hanno e la loro volontà di potenza è atrofizzata, rassegnandosi ad una lenta estinzione. Eppure talvolta sognano, perchè vivono dormendo. Se si svegliassero alla loro condizione, si scoprirebbero sgomenti nell'immenso orizzonte delle loro desertiche pianure e del loro destino orientale.

UNO SPAZIO DA RIEMPIRE Si è concluso ieri il Workshop esperienziale "La sedia calda", secondo appuntamento del progetto ...
17/05/2026

UNO SPAZIO DA RIEMPIRE
Si è concluso ieri il Workshop esperienziale "La sedia calda", secondo appuntamento del progetto di Libera Formazione "Gestált Space" curato dalla Sede padovana di "Arte del Fare" la sezione di Cultura e Formazione dell'accademia di Gestalt "La Bottega", condotto da Mimmo e Ambra Ciavarelli.

UNO SPAZIO DA RIEMPIRE
Si è concluso ieri il Workshop esperienziale "La sedia calda", secondo appuntamento del progetto di Libera Formazione "Gestált Space", curato dalla Sede padovana di "Arte del Fare", sezione di Cultura e Formazione dell'accademia di Gestalt "La Bottega". Il Workshop è stato condotto da Mimmo e Ambra Ciavarelli.

Non conosciamo il mondo o noi stessi, li abbiamo solo catalogati; da tempo, li abbiamo classificati, interpretati, carat...
07/05/2026

Non conosciamo il mondo o noi stessi, li abbiamo solo catalogati; da tempo, li abbiamo classificati, interpretati, caratterizzati. Continuiamo a pensarli come se fossero concetti e non più cose vive e mutevoli. Acquistando la capacità di orientarci e di progettare, abbiamo perso il contatto pieno con la realtà concreta. Non ci sorprendiamo più.

Tratto dalla puntata 4 di Gestalt Food – Sorprendere se stessi di Mimmo Ciavarelli disponibile sul suo canale Youtube

Le parole per dirlo - Racconto n. 8Il mal di testadi Guido FerraIn molti modi neghiamo la realtà: negando i propri limit...
01/05/2026

Le parole per dirlo - Racconto n. 8

Il mal di testa

di Guido Ferra

In molti modi neghiamo la realtà: negando i propri limiti e preoccupandosi per tutti, oppure stordendosi con l’alcool o dissociandosi. Questo racconto mostra come riprendere il contatto con la nostra vita reale. Un paziente, e una dottoressa che senza saperlo hanno lo stesso sintomo, guariscono simultaneamente.

Era un giovane medico attenta e scrupolosa, forse anche troppo. “E se avessi tralasciato qualcosa?” si ripeteva appena il paziente di turno era uscito. Elencava tutte le diagnosi a cui non aveva subito pensato, dandosi della stupida. Sebbene tutti le confermassero, la sua competenza, restava preoccupata. Nel poco tempo libero studiava, sperando di colmare le sue lacune, ma era peggio. Anzichè diminuire, stranamente, parevano aumentare. La notte dormiva male. Una sera, alla fine del turno, visitò l'ultimo paziente. L'uomo che aveva davanti le sciorinò i suoi sintomi. Lo fece con calma serafica, e un sorriso distaccato, che a stento tratteneva la noia di esser lì. “Dottoressa, mi fa male la testa da tre giorni. Sarà che soffro di pressione alta, o forse perché nell’ultima settimana ho bevuto tanto. Non oggi comunque -poi, con fare confidenziale aggiunse - Se fosse dipeso da me non sarei neanche venuto, ma mia moglie... lo sa come sono le mogli, ha insistito. Pure mia sorella. Ah, ho anche le vertigini. Mi ha detto anche di dirle che vedo tutto scuro, quando il dolore aumenta: sarà la miopia o roba del genere.” Mentre l'uomo le parlava, lei era sempre più stupita del suo comportamento indifferente. Lei sarebbe morta dall’ansia a sottovalutare una cosa così, e non capiva la sua indifferenza. Gli misurò la pressione: era normale. Iniziò così ad agitarsi. Mentre pensava alle peggiori ipotesi diagnostiche, lui ridacchiò e quasi scusandosi aggiunse: “Dottoressa, non per darle fretta, ma stasera c’è la partita”. Lei si stizzì. Pareva che importasse più a lei della sua salute che a lui. Irritata, sbottò: “Mi scusi, a me lei non sembra affatto preoccupato. Non dovrebbe affatto bere, se dice di avere la pressione alta. Sto qui a preoccuparmi, cercare di organizzarle una TAC, e lei ride. Ma lo sa che potrebbe avere qualcosa di serio? Lo sa che c’è gente che muore per un mal di testa così? Ma certo, tanto c’è sempre qualcuno che si preoccupa al posto suo, no? Sua moglie, sua sorella, noi medici. Comodo così. Faccia come vuole, firmi e se ne vada a vedere la partita. Io, stasera, non voglio preoccuparmi per chi non si preoccupa” A questo discorso, l'uomo rimase colpito. Tra l’imbarazzato e il sorpreso, si sentì scoperto. Era la prima volta che qualcuno gli faceva vedere chiaramente ciò che faceva. Provò uno strano e doloroso dispiacere per sua moglie, che doveva sempre preoccuparsi al posto suo. Poi ebbe paura per sé. “Mi scusi tanto, dottoressa… veramente può essere grave? Posso morire? Non ci avevo mai pensato, non voglio morire. Lascerei mia moglie da sola, abbiamo il mutuo da pagare... come farebbe?” Mentre lo diceva, gli si inumidirono gli occhi e si commosse. “Mi ha fatto pensare… Io faccio sempre così. Per non preoccuparmi, faccio preoccupare gli altri. Poi li prendo in giro, dicendo che sono ansiosi.” Dopo avere un po’ pianto, aggiunse “Dottoressa.... - esitò - “Lo sa, mi sta passando il mal di testa... è una cosa stranissima!” Lei lo guardò, stavolta senza ansia e senza rabbia. Gli disse: “A volte il corpo ci grida quando lo trascuriamo, e quando lo ascoltiamo si calma. Il suo mal di testa sta passando perché lei ha smesso di scappare.” Lui annuì, guardandola con uno sguardo morbido, vulnerabile. “Però, che dice? Forse ha senso farla comunque, quella TAC?” Lei gli sorrise e gli rispose: “Sì, ha senso. Gliela prenoto.” Finì il turno. Era rilassata. Quella notte, dopo tanto tempo, dormì.

MEMORIE DAL QUI E ORAEra un giorno come un altro quando andasti via.Da allora, ho imparato a contare le primavere.Prima ...
24/04/2026

MEMORIE DAL QUI E ORA
Era un giorno come un altro quando andasti via.
Da allora, ho imparato a contare le primavere.
Prima che calino i venti, la voglio sentire tutta questa stagione che passa.

21/04/2026

Indirizzo

Via Bosco Pedrocchi 45
Padua
35124

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