01/09/2026
Grazie ad Associazione Musicale F. Venezze, a Rovigo Cello City e a Marco Munaro (il Il Ponte del Sale) per l'invito e l'accoglienza, e - a Marco in particolare - anche di essere stato ottimo tramite dei bellissimi versi di Gianfranco Maretti Tregiardini, e un grazie speciale ai "compagni di viaggio" della serata, Marco Ceriani, Pasquale Di Palmo e Riccardo Held, per la sensibilità, la profondità e la dolcezza. L'intreccio delle voci della Poesia con la musica di Bach, nella preziosa esecuzione di Kiara Kilianska, è accaduto all'insegna di una rara armonia del sentire. Un'intesa che credo ci abbia fatto bene ...
Qui il testo del mio contributo, contenuto - insieme a quelli di Tregiardini, Held. Ceriani e Di Palmo - nella raffinata plaquette pubblicata da il Il Ponte del Sale. I sottotitoli generati dall'intelligenza (?) artificiale non sono corretti.
SUITE PICCOLA PER CELLO SOLO
"Avevano gli anni.
Trattenevano
uno per volta
i giorni".
Una cosa. Una semplice
cosa.
Viva. Vibra.
Trionfa, quasi
il passo
del mite appassionato:
il più innamorato.
Ardere senza
cercare la beltà
della vampa supera
la vampa
e la sua beltà.
E infiamma.
Esiste/resiste/insiste:
come l’erba che per vivere
sale. Sfonda
in alto: nell’alto.
Dal fondo del basso:
sale. Tra-sale.
E infiamma.
E conquista dei Muri
più duri
le rovine fatali:
al di sopra, le ricorda
- e le consola
con un impeto
di vittoria. Ch’ascrive
ad Umana
la Gloria.
E scala - e schiude
infinita
la Grazia al bianco
innevato dei fianchi
puri, verso la cima
essenziale
che al Levante ricorda
nel magma - l’acqua
con la freschezza
nell’acqua - la pietra, il colore
e la sua durezza.
"Erano gli anni.
C’erano gli anni.
C’erano i giorni".
Mano-corda
dita-palmo, curva
di carne e bava
d’argento
che palpita
batte - e trepida:
e verbera
- e ri-verbera.
Vertebra.
Sì che, alla foresta
che al ramo
clama la sua mancanza
- e del tronco
che si sfianca -
ricanta
con la gamba
che l’accalda
scabroso
il suo rimpianto
di legno
e di frasca
in polvere
e velluto.
E polvere sul velluto: rosso
consunto.
La vedi …? Una ruggine
che scintilla
rutilando
cala sull’ombra nata
da ogni incàvo
e, mentre si posa, fonda
al Silenzio immane che dentro
riposa e al nero-eros
notturno
che lo tende
e inarca
un tempio
di raggi
d’alba, e onde, e golfi
d’ambra: casa sacra
che si spalanca
alla dimora del Tempo
che scorre
come il rubro
del sangue
dal polso
ai secoli perfetti
e ai piuccheperfetti
e unisce nel mistero
di una cava
viscerale le carte
di Dio e dei re
al seno biondo di una
Jacqueline baccante.
"Ancora anni … e c’erano
ancora
gli anni".
Così, come un’ansia
che brama
freme una vertigine
d’Eterno
lungo quel nerbo
pontiere che dal petto
- come l’erba -
sale alla carezza
del mento.
"E tu, ricorda …
anche noi li avevamo
- gli anni".