Correva l’anno 1997 quando accanto al «gruppo giovani parrocchiale« si affiancò un gruppetto di «adulti-pensionati» per realizzare l’annuale presepe; fu allora che insieme al parroco, p. Albino Marinolli, si incominciò a trasformare il presepe tradizionale in presepe artistico. Il bambin Gesù, si sa, è annunciato dai profeti e dai testi sacri come l’Emmanuele, il Dio-con-noi, come colui che pone l
a sua tenda in mezzo a noi; da lì l’idea di porre la natività fra le tipiche case delle valli venete e trentine. Per ispirarsi alla realizzazione del presepe si consultarono libri sulle tradizioni venete, si ascoltarono i racconti dei “veci” e si visitarono case e musei della civiltà contadina. E così, anno dopo anno, si incominciò a realizzare una casa nuova tutti gli anni; case che riproducono, in modo fedele, i lavori “de na volta”. Dopo anni di lavoro, passione e tanto impegno, si può ammirare oggi un’opera che si estende su una superficie superiore ai 60 metri quadri. Si possono ammirare i mestieri legati alla tradizione del legno; si ammirano le case di contadini con stalle e pollai; il caseificio; il mulino e il forno; l’osteria; il fabbro; il calzolaio; il maniscalco; il pescatore; la donna che tesse la tela; la donna al paiolo che prepara la polenta; donne al lavatoio; i pastori; il tosatore di pecore. Ogni scena è ben contestualizzata dalla cura per il paesaggio: orti, vigne, fontane, abbeveratoi, torrenti, il lago con i pesci vivi, i camini fumanti nelle case. Attorno alle scene della vita comune vi è la natività che ispira un senso di festa e di gioia sottolineati dai bambini che giocano e dai motivi cantati dal coro. Per chi realizza il presepe, è sempre bello e commovente vedere tra i visitatori lo stupore dei bambini, la meraviglia degli adulti, le lacrime degli anziani nel ricordare antichi mestieri e anni passati. Come si sarà compreso, la realizzazione di questo presepe ha richiesto e richiede cura, passione, fantasia, pazienza, tempo – almeno da settembre a Natale-febbraio. Ciò che si può contemplare oggi è il frutto di un lavoro prezioso che negli anni ha coinvolto diverse persone della comunità (ormai più di 60) e continua a coinvolgere ogni anno giovani e adulti-pensionati; ed è bello vedere come questa “passione” si stia trasmettendo di padre in figlio, di generazione in generazione. È anche questo un modo semplice di trasmettere la fede, di essere «comunità grembo che genera alla fede».